La “grande carovana” del mini rugby è in giro per l’Italia

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La carovana va.

E’ in partenza. Anzi, è già partita. Per un tour de force che non si esaurirà che a metà giugno, quando anche la fatica della scuola sarà terminata.
E’ la “carovana del mini rugby”, una immaginaria scia di casacche multicolori che lascerà lungo la Penisola la traccia dell’entusiasmo e della festa. Una carovana di “under”, tra i 6 e i 13 anni, che si sposta per giocare e divertirsi davvero! L’inverno - quest’anno così privo di nerbo – è alle spalle, la primavera scalpita e i rugbisti in erba sono puntuali: anche quest’anno sono pronti ad inaugurare la “stagione dei tornei”.

minirugby.it-gioco-001Che calendario!
L’attività e le prime gare della stagione sportiva sono iniziate a settembre, un ritorno al campo e all’ovale. Dopo la pausa natalizia, nel mese di febbraio sono ripresi i concentramenti, l’officina dove si prova, si mette a punto, si fatica, spesso nel fango o nel gelo che punge, pensando a quel torneo, a quel trofeo che si vorrebbe alzare.
Ora è marzo, il momento è venuto e il ritmo cresce. I tornei hanno un altro sapore, sanno di ufficialità, di grandi disfide. Ora poi, che la Nazionale ci sta facendo conoscere il gusto della vittoria, l’aria è elettrica negli spogliatoi, i mini rugbisti chiedono occasioni per emulare i loro campioni.  I bambini - che con la palla ovale ci giocherebbero tutti i giorni, che di tornei ne farebbero uno alla mattina e uno alla sera, e nella pausa… un altro ancora – li attendono: “Quando andiamo a Parma? Ci saranno il Treviso e il Rovigo? E il Frascati? Torniamo al Torneo di Prato?”.
Il calendario dei tornei è fitto, lungo lo Stivale se ne giocano più d’uno ad ogni week end, un po’ dovunque: Piacenza, Parma, Arezzo, Cernusco, Padova, Noceto, Rovigo, Brescia, Treviso… c’è anche un torneo di beach rugby a Pesaro, uno in notturna a Stanghella, nella bassa padovana, a Roma si tiene Rugby col Cuore che non è che il culmine di una attività di sensibilizzazione e beneficenza che l’omonima associazione porta avanti tutto l’anno in favore di persone che soffrono. Al Sud spicca la consolidata tradizione di Benevento ma altri tornei dovranno nascere.
Alcune competizioni hanno lunga tradizione, altre si affacciano solo ora ma promettono di avere un futuro. Nella pagina riservata al calendario dei tornei pubblicata da Minirugby.it solo nel periodo che va da inizio anno a giugno se ne contano più di 40, e certamente non sono tutti!
minirugby.it-pranzoA programmare la partecipazione di una squadra c’è da spaccarsi la testa, si vorrebbe essere ubiqui ma il calendario è tiranno, ci sono i concentramenti programmati dalla Federazione (che fissa un numero di appuntamenti minimi da rispettare) e incastrare tutto quanto a volte è come giocare con il cubo di Rubik.
Per quanto riguarda i tornei, il problema è avere informazioni attendibili all'inizio della stagione, cosa che non sempre (quasi mai) avviene” – confessa Fabio Rossi, accompagnatore dell’Amatori Milano Rugby Junior.
Nella scelta dei tornei cui aderire inevitabilmente le società adottano criteri diversi, dando pesi diversi a medesimi fattori.
Così Simone Forni, Psicologo dello sport presso la società Rugby Roma Olimpic, spiega le scelte della società capitolina: “I tornei vengono scelti su diversi criteri di sicurezza e serenità, mi spiego: livelli alti di competizione e rappresentabilità non sono certo i bisogni di un bambino e quindi non della nostra società, quindi i criteri sono: la sicurezza dell'impianto (spogliatoi, campi da gioco ecc), la logistica (albergo, campi, organizzazione terzo tempo), il numero di squadre, i costi, la distanza, non ultimo la programmazione educativa all'interno del nostro percorso ossia possiamo rifiutare un torneo o al contrario inserirlo nella nostra programmazione se questo non incide sulle fatiche fatte dai nostri bambini”.
{mosimage} Le scelte sono frutto di una mediazione. “Da un lato il criterio di buon vicinato, cioè si va ai tornei delle squadre concittadine o in provincia. Poi c'è il criterio qualitativo, un paio di tornei impegnativi all'anno, anche distanti. Quindi quelli diciamo 'aggregativi' dove si sta via a dormire e in genere rappresenta la 'gita' di chiusura anno. Se poi più criteri vengono soddisfatti da un torneo, tanto meglio”, spiega Bruno Pelagatti accompagnatore delle giovanili della Rugby Parma.
Nel comporre il calendario della stagione sportiva si sceglie anche di ricambiare le visite delle altre società – ci spiega Paolo Casonato, consigliere e animatore del settore propaganda del Rugby Vicenza - si opta per una destinazione anche perché è prossima al mare o è in montagna, non trascurando quindi anche aspetti ambientali e ricreativi.
Ivano Bianco – che si definisce significativamente "dirigente-porta borsoni-distributore di merendine" del Santorre di Santarosa Rugby, affiliata al CUS Torino – spiega che “la storia e, soprattutto, la filosofia della società impongono scelte abbastanza definite: la priorità innanzi tutto è per quei tornei a cui sono invitate tutte le categorie (Under7, Under 9, Under 11 e Under 13), indi la dislocazione (solitamente nelle regioni limitrofe) e, non ultimo, il livello e la qualità delle squadre partecipanti. A dir il vero alcune volte anche l'ubicazione ridente o interessante del luogo ove si svolge il torneo (Parigi, Gap, sui laghi di Lecco o Verbania) ci ha spinto ad effettuare ‘spedizioni’ sportivo-turistico-gastronomiche, con gradimento soprattutto di noi genitori al seguito, ma questa è un'altra storia...”.
Michele Chiappini, coordinatore del settore propaganda dell’Amatori Piacenza Rugby, tocca un aspetto tecnico-organizzativo non irrilevante, che certamente interessa molte realtà e influisce sulla composizione del calendario di una società: “Mi piacerebbe che nel computo dell'obbligatorietà ogni Società potesse includere anche l'attività fuori regione, i ragazzi infatti possono giocare contro squadre sempre diverse, avendo più possibilità di trovare squadre dello stesso livello, che danno la possibilità di farli crescere. Ciò non accade quando giochi sempre contro le stesse cinque o sei squadre che o molto più forti, o deboli, rendono molto 'piatti' i concentramenti”.
Altri tornei sono scelti per il livello competitivo atteso – è il caso dei Tornei di Rovigo, Padova, Parma per citarne alcuni, per la presenza di team stranieri – o per il prestigio assoluto, come accade per il Topolino a Treviso, kermesse che richiama il maggiore numero di squadre partecipanti in Italia, considerata da molti la competizione più importante da mettere in bacheca.
Anche se…

Non solo competizione.
Anche se. Anche se il rugby è una lotta e si lotta per vincere, non va dimenticato che il fatto competitivo non è che un elemento del processo educativo a cui l’attività di mini rugby concorre. Confrontarsi e socializzare, sperimentare, sono aspetti primari. “L'obiettivo principale dei tornei per il mini rugby è l'esperienza – dice Simone Forni -. Quello che più conta per noi è vedere come i nostri giocatori elaborano il "distacco" dalla famigliarità del territorio ma anche dai loro genitori. Confrontarsi con altri colori e altre squadre mette sempre le squadre di fronte a nuove domande sul proprio lavoro fatto e su quello da fare”.
{mosimage} Per raggiungere questi fini il lavoro deve essere costante, non finisce mai e le gare sono un momento di verifica o comunque integrativo. Il rugby vanta di avere in nuce la qualità di sport educativo, nei paesi anglosassoni è praticato nelle scuole proprio per la capacità di trasmettere valori che contribuiscono alla formazione dei piccoli: correttezza, aiuto, solidarietà… Nel nostro Paese la situazione è più sfumata e al di là delle dichiarazioni il fine educativo non è sempre o dovunque così chiaramente perseguito. Persiste infatti la carenza di strutture d’accoglienza che sono indispensabili per trasformare un mero rettangolo verde in un campus che possa ospitare i bambini per una attività ricreativa e di socializzazione più ampia e non riconducibile al mero fatto tecnico sportivo.
Il “sospetto” è che in generale la nostra cultura sportiva sia più debole che altrove.

I forzati del mini rugby? In cucina!
Mettere in pista un Torneo significa muovere una macchina organizzativa in grado di accogliere e gestire centinaia di persone, migliaia in diversi casi, buona parte delle quali non sono nemmeno preadolescenti.
Il motore delle associazioni dilettantistiche è il volontariato, croce e delizia del sistema, che anche nel mini rugby anima il movimento, fa la base. Senza il supporto attivo dei genitori, il loro entusiasmo, difficilmente un torneo potrebbe essere concretizzato. I campi vanno allestiti, presidiati, poi c’è l’area ristoro con la cucina, il bar, la mensa per i bambini, a volte l’area giochi, il merchandising da vendere per finanziare l’associazione… ci vuole un piccolo esercito. Motivato e capace di “faticare” col sorriso sulle labbra.
Tutti devono collaborare per l’ottima riuscita del torneo” – dice Lorenzo Colangeli (Nuova Tor Tre Teste Rugby di Roma): una massima lapalissiana solo per chi non ha sperimentato de visu quanto sia impegnativo coordinare volontari che sono per lo più genitori interessati a vedere il loro futuro “Bergamasco” che placca e si smarca e non cuochi o addetti alla cassa!
L’accoglienza è importante, disagi, lunghe attese, pasti ritardati possono rovinare tutto, trasformare una domenica di gioia in un mezzo incubo. Spesso la carovana del mini rugby, infatti, macina centinaia di chilometri in uno o due giorni. Stancarsi è facile.
Anche la sicurezza non è fattore da trascurare: centinaia di bambini concentrati in un unico luogo vanno accolti con attenzione. Dove le strutture sono spartane, e non è raro che lo siano, ci vuole tanta pazienza. Anche il senso di responsabilità dei genitori non deve venire meno.
L’impegno logistico, quindi, è quello più oneroso, vanno garantiti servizi, agibilità, tempi. Una brutta esperienza è la peggiore pubblicità che ci si possa fare.
Alle numerose riunioni propedeutiche, dove vengono assegnati i compiti anche e soprattutto ai genitori e agli accompagnatori volontari (posteggiatori, addetti agli spogliatoi, tracciatori di campi, responsabili delle categorie, cuochi e ... cameriere), segue la messa in opera, nel giorno fatidico, di tutti gli accorgimenti meticolosamente prefissati” dice Ivano Bianco. “E qui, naturalmente, per improvvise defezioni, ritardi delle squadre invitate, arrivi dell'ultima ora, gran parte di quanto stabilito a tavolino viene stravolto. Ma è proprio in queste occasioni che lo spirito rugbistico, la volontà e l'adattamento di tutti fanno si che, nonostante le improvvise (ma ormai quasi previste) difficoltà, la giornata si tramuti sempre in quello che deve essere veramente: una festa dello sport e un momento di sano divertimento per piccini e adulti”.
Sull’accoglienza insiste anche Fabio Rossi: “E’ molto importante poter contare sullo staff organizzativo, soprattutto per le cose più banali come ‘Dove andiamo a cambiarci?’ o 'A che ora si gioca e con chi, su quale campo?’, ‘Dove prendiamo l'acqua?’ e via dicendo. Per quanto riguarda i ragazzi, conta tantissimo che ci sia una premiazione, magari con coppe, medaglie e gadget vari. Un'altra cosa importantissima è, per così dire, la "velocità di esecuzione": ci sono tornei con cerimonie di apertura e di chiusura interminabili, premiazioni strazianti con sindaci, vicesindaci, assessori regionali-provinciali-comunali, sponsor grandi e piccoli, ognuno dei quali si sente in dovere di dire la sua. E il pulmann aspetta...”.
E poi ci sono i costi, da controllare rigorosamente e da coprire. Nella maggior parte dei casi le squadre pagano una quota di iscrizione per ogni formazione iscritta, in genere variabile da under ad under, ma che può superare in alcuni casi anche i 200 €. A fronte di questo esborso sono garantiti i pasti per i mini atleti e i loro educatori, servizi tecnici, gadget, trofei… Una altra fonte di entrate è generalmente fornita dall’area ristoro, talvolta anche dal merchandising. I più bravi hanno sponsor locali – magari amici che generosamente cedono alle richieste di aiuto -.
Trovare gli sponsor è una cosa ancora quasi impossibile e che richiede molte energie” spiega Cristina del Rugby Cernusco 1979, segretaria-contabile-moglie-madre-cognata… del rugby sulla Martesana.
Spesso siamo costretti a dire no ad alcune squadre per mancanza di campi, altre società sportive non rugbistiche fanno fatica a darci i campi e, anzi, vogliono essere pagate… la cosa più bella invece è che si trova sempre moltissima gente disposta a dare una mano: molti genitori… noi siamo fortunati perché anche i ragazzi della prima squadra ci danno sempre un grandissimo sostegno nel preparare i campi, fare i panini…”. Una situazione che si ripete in moltissime città.
Abbiamo raccolto diverse testimonianze che dimostrano che la trasferta del torneo spesso assume i crismi di una vera e propria una gita. Una riflessione importante, quindi, è da fare: pensare ad un evento che motivi chi lo frequenta non solo per il fatto sportivo e che, anzi, venga proposto e valorizzato particolarmente per l’offerta di intrattenimento. Dopo tutto chi ha un bambino che gioca a mini rugby, da marzo a giugno rischia di essere impegnato per il 70% delle domeniche nelle trasferte; valorizzarle in modo che siamo davvero una più completa occasione di svago dovrebbe essere un must per una organizzazione moderna. Fabio Rossi tra tutti su questo aspetto è il più esplicito: “Credo che sarebbe importante favorire gli spostamenti delle squadre per i tornei coinvolgendo le strutture alberghiere, gli ostelli, i convitti delle suore, magari le scuole, i collegi e non so che altro per garantire posti letto a buon mercato, soprattutto nelle stagioni meno favorevoli; le amministrazioni pubbliche, per offrire visite alle città, ingressi a musei e istituzioni varie, sconti sui mezzi pubblici ecc, insomma qualcosa che assomigli a ‘pacchetti turistici’ su misura per questo tipo di pubblico. Per fare in modo che il torneo diventi un'occasione per far conoscere la località dove si svolge e proporre qualcosa di appetitoso anche ai genitori più recalcitranti”.
Quel mio amico pescatore che sa nulla di rugby e ai tornei del figlio passa la giornata al margine del rettangolo di gioco con lo sguardo svagato non meriterebbe di trovare finalmente un ombrellone, una sdraio e una vasca per la pesca della trota?!

Festa.
Mamme e papà sanno che le loro domeniche, fino  a giugno, sono “very busy!”. Borsa in spalle, lavatrici sempre in azione.
Molti genitori spingono, altri invece preferirebbero sgattaiolare. Tuttavia una volta sull’erba pochi se ne stanno in disparte, si incitano i ragazzi, li si consola quando serve. Non mancano quelli che vogliono vedere il loro figliolo vincere a tutti i costi: anche il mini rugby è “di questo mondo”, chi non capisce non capisce e… l’ingresso è libero.
A bordo campo o a tavola si rievocano passati ovali, per chi ce li ha, si parla di Troncon e di Wilkinson come delle prossime vacanze, o della scuola e delle tonnellate di compiti, “poveri ragazzi”. Tra una birra, un bicchiere di vino, un panino con la porchetta. Si sfoggiano le maglie degli All Blacks o dei Wasps o quella con quell’aforisma famoso che dice che il rugby…
Il torneo è una festa insomma. Soprattutto per i bambini, difficile tenerli fermi tra una partita e l’altra, a tavola la caciara è assordante, alla fine le partite quasi passano in secondo piano, si gioca con questo o con quello, a rugby o a rincorrersi ma si gioca ininterrottamente: “I ragazzi di una società Gallese e i nostri dopo una partita entusiasmante hanno iniziato a giocare insieme con regole loro e giochi loro: alla fine dei giochi i ragazzi si sono scambiati maglie, calzini, sciarpe, cappellini...portafogli e portachiavi.... straordinario no? hanno fatto tutto da soli!”. Quanto è magica la voglia di stare assieme?

Ecco perché la carovana del mini rugby viaggia senza soste. E’ la passione che la guida, si sta assieme.
Andiamo al campo, c’è il torneo. La luce della primavera ravviva i colori, promette l’estate, allarga i sorrisi; se piove non scordare gli stivali.
Le immagini saranno fulgide, i ricordi bellissimi. Per noi e per i nostri figli.

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