Antonio Pavanello e il minirugby
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- Creato Mercoledì, 20 Settembre 2006 12:09

Intervista ad Antonio Pavanello, seconda linea proveniente dal vivaio della Rugby Rovigo, ora accasatosi nella Marca con il Benetton Treviso. Gigante alto 1.95 con un peso forma di 104 kg, classe 1982, Antonio è un vero e proprio talento. Ha esordito nel campionato italiano di Top Ten con il Rovigo alla giovanissima età di 18 anni, distinguendosi per la forte personalità e l'attitudine al sacrificio, doti che lo hanno portato nel giro di pochi anni alla maglia azzurra.
Antonio si è offerto di rispondere ad alcune nostre domande sulla sua esperienza di minirugbista, con uno speciale augurio per tutti i nostri mini-lettori.
MR- A che età hai iniziato a giocare? Come è successo?
AP - Ho cominciato a 7 anni con il Rugby Stanghella , l'anno successivo mi sono trasferito alla Monti Rovigo . A chiamarmi a casa e a portarmi ai campetti del parco per farmi conoscere il rugby è stato Anacleto Tellarini. Il primo allenatore è stato Gianni Visentin, poi per tutti gli anni alla Monti mi hanno seguito Claudio Martinelli e Nestor Melendi.
MR - Il tuo palmares di minirugbista...
AP - Purtroppo di trofei Topolino, i più importanti delle categorie Mini, non ne ho vinti, sono arrivato al massimo terzo, per 2 volte. Ho vinto tanti altri tornei minori ma meno conosciuti ( Valsugana, Santo Stefano, Milano, Bottacin di Padova, Ferrara forse quelli più noti). Cmq a 14 anni è arrivata la prima convocazione con il Veneto e la vittoria al Trofeo delle regioni. A 15 la prima convocazione con la Nazionale.
MR - Cosa ricordi con più piacere degli anni passati nel minirugby?
AP - Le trasferte con la squadra ai vari tornei e concentramenti che servivano a saldare le amicizie con gli altri compagni di squadra ma soprattutto le conoscenze che facevi con ragazzi di altre squadre, amicizie che continuano tuttora.
MR - Sapevi già cosa avresti voluto fare da "grande"?
AP - Sicuramente mai avrei pensato di vivere una vita da professionista del rugby. Qquando sei piccolo non ci pensi, neanche a 18 anni con la convocazione in prima squadra, perchè agli impegni del rugby venivano prima quelli della scuola. Forse l'ho realizzato a 20 anni con la firma del mio primo contratto da professionista, allora cominciai a pensare che forse avrei potuto vivere per i prossimi anni grazie al rugby
MR - Il momento più felice e quello più triste.
AP - Tutta la mia vita da rugbista è stata felice, non ne ricordo di estremamente tristi. Sicuramente tra i piu felici e che mi custodirò con gelosia sono: lo scudetto giovanile con il Rovigo, il primo cap con la Nazionale giovanile, i primi caps con la Nazionale maggiore, e lo scudetto con il Treviso della passata stagione.
Forse i ricordi piu tristi.....beh, non ne ho per ora, e spero mai di averne.
MR - L'allenatore che ricordi con più simpatia e affetto. Cosa ti ha lasciato?
AP - Tutti gli allenatori mi hanno lasciato qualcosa e tutti li ricordo con simpatia e affetto. Se sono qui dove sono arrivato adesso é grazie alla somma di tutti gli insegnamenti di tutti quelli che mi hanno allenato.
MR - Cosa ti ha insegnato il minirugby e cosa dovrebbe insegnare a tutti i bambini che lo praticano e che lo praticheranno?
AP - Mi ha insegnato una modalità di vita che sara utile per tutti gli anni a venire: rigore, determinazione, umiltà, spirito di amicizia, combattività, generosità, altruismo e tante altre cose che magari ora mi dimentico ma sicuramente non meno importanti.
MR - Rivolgi il tuo personale augurio ai ragazzini che ti leggono
AT - Spero che vi divertiate il piu possibile, che sopratutto non vi facciate male e vi auguro di avere anche tanta fortuna, non solo per un futuro da professionista, ma sopratutto nel trovare amicizie salde che vi porterete per tutta la vita.



