Ispirare una nazione
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- Creato Lunedì, 29 Novembre 2010 01:13

Scrive John Beattie domenica 21 novembre scorso nel suo blog che parla di rugby union sul sito della BBC:
"Vivo di fronte ad un campo di rugby e mentre scrivo osservo ragazzi e ragazze del mini rugby che ci mettono più spavalderia perché la loro nazionale (Scozia - ndr) ha sconfitto i campioni del mondo del Sud Africa per la seconda volta in 41 anni e ha vinto 4 degli ultimi 5 test match disputati. Andy Robinson (Ct della Scozia - ndr) dice di dovere ispirare una nazione, e questo è quello che il suo team ha fatto".
Ispirare una nazione.
Battendo le Fiji gli Azzurri non avrebbero mai potuto fare questo, ispirare il nostro Paese.
Per diverse ragioni.
Perché Fiji non è il Sud Africa campione del mondo o la quotata Australia, ma nemmeno la Scozia, che sta poco sopra di noi nel ranking di solito.
Perché il rugby non è “bandiera di popolo” come può esserlo in nazioni che lo giocano e lo vivono, soprattutto, da molto più tempo, essendone i fondatori e coloro che ne tramandano regole, tradizioni e leggende.
Ma anche e soprattutto perché siamo, sportivamente parlando, depressi e frustrati, senza orgoglio per una casacca che amiamo sì ma che fino ad oggi solo raramente è riuscita ad inorgoglirci al punto da ispirarci. Con risultati eclatanti (e pure, per la comunità storica del rugby ce ne sono stati, uno su tutti la vittoria – unica sino ad ora - contro la Francia neo vincitrice del 6 Nazioni, a Grenoble, 40-32, firmata tra gli altri da Massimo Giovanelli, Diego Dominguez, Stefano Bordon, Alessandro Troncon, i Cuttitta, Ivan Francescato).
Troppo “giovane” quella parte del movimento acquisita al rugby nel periodo in cui coach degli Azzurri era Berbizier (anche lui criticato ma mai quanto Mallett). Le vittorie di Edimburgo e Roma con Scozia e Galles nel 2007 erano riuscite ad alimentare la speranza che fossimo vicini a stabilirci tra i primi dieci team nazionali al mondo, che i 6 Nazioni a venire non avrebbero avuto più immancabilmente il sapore del legno. Speranze ardite e puntualmente tradite dal calcio sbagliato di St Etienne che ci ha tolto gli ottavi di finale ai Mondiali di Francia, proprio a scapito di quella Scozia che in questi anni è sempre stata, tra i club del nostro emisfero, quello più abbordabile.
Il mini rugby vince già, ma...
I bambini del mini rugby lottano tutte le domeniche con entusiasmo e, lo sapete benissimo, si divertono da matti. Alcuni poi, si scoprono un po’ alla volta… rugbisti. Dentro e per sempre.
Ma i bambini italiani che giocano con l’ovale sono ancora pochi e non godono di tutto il necessaire dei loro pari età scozzesi, gallesi… campi, istruzione tecnica. Il movimento deve crescere per avere la possibilità di esprimere un parco giocatori ampio che rifornisca i club ad alto livello e la Nazionale. Ma soprattutto deve radicarsi, non vivere di fiammate di entusiasmo. E per questo ci vuole tempo. Non è sufficiente una vittoria sulle Fiji, ma nemmeno una vittoria sull’Australia lo sarebbe stata.
Non abbattiamoci e godiamoci giorno per giorno il piacere di partecipare a questo sport, facciamolo crescere con appoggi solidi, lavorando sulla base: più rugby nelle scuole (sapete quante email riceviamo di genitori che chiedono dove si pratica vicino a casa loro il mini rugby e spesso un club vicino a casa non esiste?), club più attrezzati, con obiettivi chiari, persone appassionate e soprattutto competenti sotto il profilo tecnico come sotto il profilo educativo per tenere nel rugby quanti più ragazzi possibile: futuri giocatori, educatori, dirigenti, appassionati. Per un movimento grande, forte, ispirato.



