Rugby Sambuceto 2008 - Parte I

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Negli ultimi anni il movimento ovale ha registrato, secondo i dati comunicati di anno in anno dalla FIR, un incremento importante dei tesserati ed un aumento del numero dei club sul territorio, anche in aree poco coperte.
La nascita di un club comporta uno sforzo organizzativo iniziale importante (reperimento dei campi e delle strutture di supporto, acquisizione dei budget dagli sponsor, composizione della struttura tecnica, divulgazione e proselitismo…).
Solo poco più di due anni fa, nella vallata del fiume Pescara, a S. Giovanni Teatino (Ch) è nato il Rugby Sambuceto 2008. “Tre genitori di giovani rugbysti e un tecnico aquilano residente a Torre dè Passeri, legati da reciproca stima e forte attaccamento a questa disciplina, intraprendono l’idea di costituire un gruppo per “fare  Rugby” e, intorno ad una cena tipicamente abruzzese fondano di fatto il Rugby Sambuceto 2008”
rugby-sambuceto-2008Il Sambuceto Rugby è realtà che in poco tempo ha saputo organizzarsi e crescere, arrivando a tesserare circa 130 atleti (più della metà bambini e ragazzi delal Propaganda), che partecipano nelle categorie che vanno dalla U6 alla U18. L’attività è completamente gratuita.
Il Sambuceto Rugby ha un sito aggiornato, strutturato, nel quale è ben accessibile il progetto societario.
Abbiamo intervistato due dei fautori di questa realtà, guidata dal presidente Antonio Angelone: Gianluca Capone, consigliere e allenatore, anche responsabile dei rapporti con le famiglie degli atleti, Claudio Conte, Vicepresidente e Responsabile Tecnico.
 
Gianluca, il Sambuceto Rugby nasce nel 2008, club giovanissimo. Cosa diede il là?
La condivisione di una passione per il rugby, fra tre persone che immediatamente si sono riconosciute nei valori di questo meraviglioso mondo ovale e che hanno creduto nel mini rugby per strutturare una nuova società.

Cosa è stato strategico per aggregare i primi iscritti? Quali sono state le principali difficoltà incontrate?
Siamo riusciti a trasmettere il forte entusiasmo che era in noi ai bambini ma sopratutto ai genitori che sono venuti ai primi allenamenti; molto importante è stata la decisione di offrire la possibilità di praticare il rugby in maniera del tutto gratuita rendendolo così fruibile a tutti. All'inizio è stato davvero duro fare rugby a Sambuceto, non avendo nessun campo a disposizione e con la paura di avere poco successo abbiamo cominciato in un campo da calcetto, dopo alcuni allenamenti già abbiamo dovuto lavorare su due turni, da subito le categorie sono state Under 9, Under 11 e Under 13.

A distanza di pochi anni il Sambuceto ha un ragguardevole numero di iscritti, come fate la promozione?
Non ci sono particolari strategie di promozione del nostro sport. Siamo stati però presenti nelle feste cittadine con un gazebo dove in agosto abbiamo cominciato la campagna iscrizioni. Il resto lo ha fatto la positività con la quale tutti i genitori parlano della nostra società.

Nella gestione del club cosa fate per la formazione dei dirigenti e degli allenatori?

L’attenzione alla formazione degli "adulti" della nostra società è un punto prioritario. Da sempre riteniamo che prima di portare in campo tanti ragazzi e bambini è necessario che vi siano degli adulti pronti ad accoglierli con il massimo della serietà e professionalità. Non possiamo certo dire che siamo al top, ma ripeto è un obiettivo primario. Per il settore tecnico abbiamo fatto presso di noi il I e II momento dei Corsi CAS, formando appunto diversi educatori, così come alcuni hanno poi partecipato al corso di I livello di allenatore. Ulteriormente nella scorsa stagione abbiamo richiesto al nostro Comitato Regionale un sostegno tecnico per i nostri allenatori ; sono stati 6 appuntamenti con 1 ora di lezione in aula e successivamente 2 ore in campo tenute dal Tecnico Regionale ed altri allenatori. Questo ci ha permesso di professionalizzare ulteriormente i nostri tecnici. Inoltre un nostro dirigente ha partecipato a Roma ad un corso proprio per la formazione del dirigente accompagnatore.

Quanto contano gli aspetti educativi nella attività che svolgete e cosa fate in concreto da questo punto di vista?
Contano moltissimo, in questo siamo assolutamente aiutati dal nostro sport, il rugby di fatto è lo sport educativo per eccellenza. Cerchiamo di dare delle regole chiare a tutti, atleti, genitori, allenatori, dirigenti e anche ai sostenitori. Ci siamo dati un codice etico da rispettare e quando purtroppo si manifestano proteste inopportune da parte dei genitori spieghiamo loro quale comportamento adottare. Chi non rispetta queste minime regole non è il benvenuto nella nostra società e lo diciamo chiaramente.

Come impostate il rapporto con le famiglie dei vostri mini atleti?
Fondamentale questo aspetto. Il rapporto è sempre tenuto vivo, i contatti frequenti sono via sms e via telefono. Per ogni appuntamento diverso da quelli degli allenamenti consegniamo sempre delle esaustive comunicazioni. I nostri recapiti sono sempre disponibili per tutti. Troviamo in loro sempre ampia disponibilità quando richiesta, in occasione per esempio dei concentramenti e tornei.

Prossimi obiettivi e ambizioni?

Lo scorso hanno abbiamo disputato quasi 20 concentramenti con le due Under 14, questa stagione è necessario ripetere l'attività di questa categoria. Crediamo fortemente che la Under 14 sia fondamentale per formare poi la under 16 competitiva, dove inizia a nostro avviso il rugby  tendente alla vera competizione. Dobbiamo segnalare che già dalla prima settimana ci sono tantissime nuove iscrizioni. Poi – ma più che un obiettivo è una bella speranza - contiamo di poter competere con la under 16 femminile che si è formata quest'anno. Ambizioni.... quella di riuscire a strutturare la società che abbia il settore di mini rugby come punta di riferimento e riuscire a giocare con la under16-18-20 nel rugby di elite.

Cosa manca in generale al mini rugby oggi?
Fino alla categoria under 12  manca il gusto del divertimento dei bambini ma soprattutto il divertimento di fare rugby da parte dei genitori ed educatori. Capiamo che già in Under 14 comincia la competitività, ma nella categorie dei mini atleti c'è troppa competizione e spesso fuori dai campi di gioco. Poi tantissime società ritengono queste categorie inutili, perdendo di vista che da qui invece si parte per strutturare una società di rugby che possa avere poi successo in futuro.

(segue Parte II: leggi )

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