Sport e società: il rapporto CENSIS/CONI commentato da Petrucci e dal CNIFP

minirugby.it-spotlight

CONI e CENSIS hanno recentemente presentato il Rapporto su Sport e Società in Italia, da cui esce una immagine a luci ed ombre, comentata in primis da Petrucci, Presidente CONI, e dal Comitato Nazionale Italiano FAIR PLAY – per mezzo del proprio Presidente Ruggero Alcanterini che dà la propria valutazione sulla sintesi del Rapporto, aggiornato al giorno 11 novembre 2008.

Le parole di Petrucci. Gianni Petrucci, Presidente del CONI sul rapporto si è espresso così: "Lo sport, se vogliamo usare un termine sociologico, si distingue per pervasività e permea tutta la società italiana".
Alcune evidenze numeriche. Lo sport tra società sportive e organizzazioni varie, ha 95.000 "punti di offerta", uno ogni 631 abitanti. Cioè è più presente nella società italiana dei tabaccai (uno ogni 808 abitanti) e degli sportelli bancari (uno ogni 1.869). I praticanti sono 34 milioni, 11 milioni dei quali svolgono attività in maniera continuativa.
Cresce anche l'attività sportiva affidata all'organizzazione di federazioni, discipline associate e enti di promozione. L'anno scorso i tesserati sono stati 4 mln (in dieci anni quelli delle federazioni sono aumentati del 20,5%), 5.420.000 i praticanti: 2 mln praticano sport con continuità in modo autonomo, 5.750.000 saltuariamente, mentre 16.120.000 svolgono solo attività fisica.
"C'è però un'Italia spaccata in due - ha sottolineato Petrucci - preoccupa l'aumento della sedentarietà (i sedentari sono circa 23 milioni) e preoccupa che questo avvenga nelle fasce giovanili, nel passaggio da scuole medie a superiori. I tagli nella Finanziaria ci hanno penalizzato molto, e questo studio dimostra che occorre intervenire, ma non vogliamo mettere pressioni. Il nostro non è un ultimatum. Abbiamo chiesto al governo di intervenire nello sport ma sappiamo che il Paese ha problemi molto gravi, per cui lo facciamo in punta di piedi".
Altra preoccupazione viene dal sistema scolastico "che non ha ancora pienamente compreso la valenza sociale e valoriale dello sport" con lacune e insufficiente nell'impiantistica e nell'accoglienza sportiva della disabilità (le ore di educazione fisica sono 810 contro le 1.680-2.600 della Francia). Inoltre un ciclo di spesa degli enti locali declinante in termini reali e spesso astrategica in termini funzionali.

Il "nodo" etico. Alcanterini, rimarcata l’ importanza assunta nel sociale dagli aspetti etici dell’attività sportiva, considera il  nuovo Rapporto sullo Sport Italiano, il primo del CENSIS e dello stesso CONI, come l’ennesima opportunità di riflessione per chi governa il Paese e dovrebbe assumersi l’onere di una seria riforma, che ponga nella giusta posizione e condizione le straordinarie competenze del CONI e dell’Associazionismo Sportivo, affrontando al contempo la questione di fondo, che non è tecnica, bensì, sottolinea Alcanterini, quella sociale ed educativa, quella del wellbeing, dello stare bene in salute fisica e mentale e dei suoi coinvolgimenti nell’area del wellfare, della pubblica istruzione, delle infrastrutture, della cultura, della società civile e dei servizi sociali, dell’ordine pubblico e delle forze armate, del sistema Regioni-Enti Locali, del rapporto con l’Europa e con i suoi standard di cultura e di pratica  sportiva, quindi  di salute complessiva e di qualità della vita dei cittadini.


“E’ paradossale, che ogni qualvolta si abbia bisogno di testimonials suggestivi per l’immaginario collettivo si ricorra prevalentemente agli sportivi e poi ce se dimentichi, salvo la pura esercitazione dei numeri relativi al finanziamento pubblico e la loro proporzionale ricaduta su medaglie olimpiche ed eventi mondiali… Il solito problema della foglia di fico, della immagine del Paese ad ogni costo, di cui ipocritamente poi taluni contestano l’onere, mentre altri partners europei si preoccupano soprattutto di garantire ai cittadini il diritto allo sport, tanto quanto quello alla salute, investendo  nella logica elementare di più sport, meno spese per la sanità.  Quindi nella scelta della qualità degli investimenti e degli obiettivi da raggiungere, senza aumento della spesa complessiva da parte dello Stato per  welfare istruzione, infrastrutture etc., stante la trasversalità dello sport. Quindi con l’assunto che se si deve tagliare si tagli pure, di qua e di la, ma si investa e si spenda nello sport sociale giustappunto per prevenire e contenere con vantaggio certo disagi e maggiori spese per le cure… “.
Il Rapporto CONI-CENSIS, per la parte che più riguarda il CNIFP, ovvero quanto titolato convenzionalmente come Valori e Disvalori dello Sport è oggetto di alcune riflessioni di Alcanterini.
Alcanterini dà la sua lettura della impostazione lamentando che la centralità del tema poi di fatto svanisce: “Certo, qui c’è da sorprendersi come gli argomenti di carattere socio-culturale ed etico appaiano così incisivi rispetto alla qualità della pratica e dell’attività sportiva nella sua complessità, in un Rapporto come quello presentato, tanto da determinare il motivo dichiarato della ricerca e poi però venga liquidato lo “sport per tutti” in poche battute e dati tra le righe, mentre il fair play si accredita come un dettaglio nella tabella dei valori e non come la chiave di volta, lo stile di comportamento sportivo e di vita che, come dice Antonio Ghirelli, di fatto costituisce la regola numero uno, ovvero è e dovrebbe essere la pietra angolare di ogni attività sportiva, poi regolamentata dalle diverse normative tecnico-giuridico-organizzative”.
Alcanterini lamenta uno storico difetto sotteso a certi studi: “Si parte sempre dal presupposto sbagliato, che lo sport sia un privilegio riservato a chi a torto o ragione lo merita, una condizione elitaria che prescinde dall’idea di servizio educativo e salutare dovuto dallo Stato nei confronti di tutti i cittadini di qualsiasi censo, età, sesso e condizione di abilità. Si parla d’immagine positiva dello sport, nonostante i disvaslori associati al doping, ai problemi del professionismo, alla violenza, etc. Lo sport non si deve necessariamente identificare attraverso fenomeni estremi, anche se comprendiamo che l’immaginario collettivo suggestionato dai media finisce per avere una concezione distorta dei valori e del più elementare di questi, come appunto lo sport come diritto e non come opzione possibile”.
Spirito di squadra, la tolleranza, il rispetto per gli altri, l’autocontrollo, il rispetto delle regole, la disciplina, la comprensione reciproca, la solidarietà, l’amicizia, l’uguaglianza, l’onestà, la gioia di vivere sono tutte voci espresse storicamente dal decalogo del Fair Play, in tutte le sue espressioni di riferimento a livello internazionale, europeo e nazional. Nelle tabelle che riportano i dati dello “ rappresentano paradossalmente voci autonome con percentuali attribuite per quattro differenti categorie d’età: il fair play che riassume per forza tutte queste voci e questi  valori non è che la quindicesima voce in tabella, tanto quanto la forza e la volontà, che costituiscono elementi di certo non distinguenti tra il bene ed il male… “
Svettano lo spirito di squadra con il 40 per cento e la disciplina con una forbice tra il 33 e il 48 per cento. Invece, le voci sono più chiare quando si tratta dei disvalori, ovvero di doping, violenza dei tifosi, discriminazioni, eccesso d’interessi economici, abuso d’integratori alimentari, corruzione, che convivono con l’eccesso di diffusione sui  media, sfruttamento del lavoro minorile e di popolazioni del terzo mondo, cattivo esempio per le nuove generazioni, eccessivo giro d’affari… Doping e alla violenza dentro e fuori degli stadi, rispettivamente dal 66 e dal 61 per cento della pubblica opinione, sono condannati pesantemente, al  21 per cento è la corruzione..
"Il rapporto è onesto – conclude Alcanterini -, risponde specularmente allo stato delle cose, o meglio dell’arte, dimostrando una volta di più quanto siano velleitari i propositi di riscatto etico e culturale di chi si occupa dello sport, spesso episodicamente e sul versante del contrasto ai disvalori conclamati, fuori e dentro il sistema sportivo, spesso nella veste di tutore dell’ordine e della legge, quindi con compiti necessariamente repressivi e quasi mai educativi, mentre basterebbe rivalutare lo sport nella scuola e riequilibrare l’assetto dell’articolata organizzazione sportiva del nostro Paese”.

Il Rapporto su Sport e Società in Italia di CONI e CENSIS è scaricabile qui .

coni-praticanti-sport-italia

Informazioni aggiuntive