Parte la campagna "Papà col caschetto mi sento un deficiente!"

minirugby.it-randomMio figlio il caschetto non lo mette nemmeno se lo pago.
E infatti il caschetto è lindo e sono anni che sta ad occupare abusivamente spazio nel cassetto. E' stato un investimento da pochi soldi ma ha avuto fino ad oggi nessuna utilità.
Ho anche pensato di recuperarlo per le recite teatrali, per halloween, come svuotatasche… così, per dargli un senso.
Fino a che, poi pochi giorni fa, inaspettatamente l’allenatore mi fa un inaspettato assist; ha detto: “Domani tutti con paradenti e caschetto che si fa allenamento su placcaggi, placcaggi e placcaggi!”.
Bene mi dico, l’attesa non è stata vana!
Il ragazzo fa trecentoventisei smorfie, si svaga, cambia discorso, improvvisamente si ricorda che ha i compiti da fare... ma poi il caschetto finisce nel borsone.
Ce l’ho fatta, mi dico.

Illuso! All’allenamento successivo il caschetto non c’è più.
“Papà non lo trovo più…”.
L’avrai lasciato nello spogliatoio figlio mio, sarà in segreteria… Macchè “papà non ci crederai, sparito… forse l’ho perso per strada… non si trova più!”. Sì, dico io, magari sono stati gli UFO…

Problema caschetto risolto e clamoroso cambio di fronte!
Sono abbacchiatissimo.
“Ma che padre sei! Non conti un tubo!” penso.
Non riesco a farmene una ragione. La sera non riesco a prendere sonno e quando mi addormento ho un tremendo incubo: sono il responsabile commerciale della linea rugby una azienda di articoli sportivi, mi licenziano perché non riesco a vendere nemmeno un caschetto. Il collega del calcio mi guarda con un sorriso beffardo: lui ha fatturato 2 milioni di € solo vendendo ai calciatori lucidalabbra, lacche e cerchietti per capelli della linea competition!”.
Sono un papà del mini rugby, ma completamente perso.
Fino a che, colpo di culo inaspettato, l’IRB mi tende involontariamente la mano, mi dà la possibilità di riciclarmi, di usare da sconfitto le mie pene per una buona causa:  la guerra la caschetto!
Sì, l’International Rugby Board sta valutando come agire per renderlo illegale. Preoccupati per lo scadimento di immagine che il rugby sta subendo, sempre più simile al calcio nelle sue manifestazioni esteriori, l’IRB avrebbe incaricato una apposita commissione di valutare come impedirne l'uso e penalizzare giocatori e team che non si adeguano!
Insomma, obiettivo bandire l’uso del caschetto da ogni competizione ovale!
Il caschetto è un oggetto inutile, un accessorio che offende l’immagine del rugbista duro e puro, mascolino, sprezzante del pericolo, orgoglioso delle proprie ferite e ammaccature.  
Un certo Robert Cleeve dell'IRB avrebbe detto che sul caschetto c’è una strana percezione, ovvero che possa essere una utile protezione contro il trauma cranico, quando in realtà può solo essere utile contro abrasioni e tagli. “Spesso i giocatori che portano un caschetto, soprattutto i bambini, si possono sentire ipersicuri e quindi possono assumere un atteggiamento più aggressivo nel contatto, aumentando il rischio di infortunio. Questa è una notevole apprensione, specialmente per i giovani, perchè potrebbe nascondere una minor tecnica”.
“Ma – avrebbe anche aggiunto - chi usa il caschetto sembra molto, molto stupido".
Come dice mio figlio insomma, “col caschetto sembri un deficiente”.
Forse l’IRB ha ragione. I team hanno maglie sempre più bizzare, attillate, senza il famoso colletto della classica maglia da rugby, alcuni giocatori hanno chiome da star, nomi e motti strappalacrime scritti sulle fasciature, scarpini di colori equivoci. Fanno calendari dove sono ritratti nudi e con abbronzature alla Photoshop. Le mete le fanno solo a volo d’angelo, rivolti al fotografo, esultano che sembra l’uscita finale al Bagaglino.
E anche nel mini rugby siamo alla degenerazione: Under 8 con corpetti che a comprarli serve un mutuo, guantini con presa in speciale fibra testata dalla Nasa, scarpe iridescenti.
Insomma: siamo alla calcizzazione!
Ma – valori e tradizioni a parte - l'IRB è preoccupata che il rugby possa perdere la sua immagine di sport duro, che ne fa in parte la sua identità più intima e che costituisce un importante richiamo per gli sponsor: se si perde potrebbe esserci un calo nel ritorno economico.
Ecco, forse il problema è questo. Ma dopo avere ufficializzato pochi decenni fa l’ingresso del rugby nel professionismo e favorito lo sviluppo del business (anche cambiando le regole del gioco per renderlo più spettacolare possibile), ci si accorge solo ora che il business rischia di snaturare il rugby?

Botte piena e moglie ubriaca?
Soldi e spirito del rugby assieme? Impossibile. Ecco allora la crociata contro il caschetto. Sacrosanta, oramai me ne sono convinto anche io.
Così, amici dell’IRB, vi offro la prova provata che il rugby è sano, sanissimo, mascolino e serissimo. Me l’ha spiegato mio figlio. Col quale mi scuso pubblicamente per averlo vessato per anni con la mia stupida richiesta: “Mettiti il caschetto!”.
Via allora alla dura campagna contro il caschetto.
Il motto potrebbe essere “Papà col caschetto mi sento un deficiente!”

PS - La notizia di queste preoccupazioni è stata riportata giorni fa da James Stafford nell’articolo ‘IRB to act on 'daft looking' scrum caps’ pubblicato nella rubrica The East Terrace del sito espnscrum.com. Mi pare una presa in giro. Ma mi sento meglio, e ve lo volevo dire.

Con perfetto british humor, l’articolo conclude riportando altre proposte al vaglio, nel caso in cui il la campagna di bando del caschetto dovesse fallire”, eccole:
•    I giocatori che dopo una vittoria si fanno ritrarre nelle foto di rito indossando il caschetto saranno digitalmente cancellati dalle foto e rimossi dalla storia
•    se gli arbitri devono prendere una decisione ed hanno un dubbio, devono sempre avvantaggiare i giocatori senza caschetto;
•    i caschetti devono riportare la scritta "Attento, potresti provocarmi una abrasione!
•    ogni giocatore che prova a costruirsi un'immagine da macho giocando col caschetto deve essere deriso via altoparlanti ogni cinque minuti
•    i commentatori tv sono obbligati ad usare espressioni tipo "codardo" o "aria da stupido" o “disgrazia dello spirito del gioco” quando si riferiscono a giocatori che indossano il caschetto
•    i giocatori che indossa il caschetto in campo sono obbligati a portarlo tutti i giorni anche nella vita privata
Pare che l’articolista abbia tentato di chiedere un parere ai giocatori che usano il caschetto, ma questi non riuscivano a sentirlo e avevano anche timore ad avvicinarsi.
L’articolo lo potete leggere qui.

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Ma come vedete nella bella immagine sopra, un vero rugbista non si giudica certo dal caschetto!

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