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Un problema per tanti bambini che fanno sport a tutti i livelli Come difendersi dai genitori ultrà L’incapacità di educare alla cultura della sconfitta porta a perdere nella vita di Mabel Bocchi (la Gazzetta dello Sport, venerdì 26 ottobre 2007) Partite giovanili: risse, bestemmie, offese gratuite, perenni conflitti tra arbitri e genitori con questi ultimi che non si rassegnano al ruolo di spettatori e che, addirittura, ripudiano quello di educatori. Il fenomeno dei genitori-tifosi, che spesso oltrepassano il limite della decenza, è in crescita esponenziale. Ma come mai? Una risposta la fornisce Annamaria Meterangelis, ex nazionale jr di basket, psicologa e docente dello sport a Cassino. “Tutti vogliono vincere e una sconfitta nello sport viene vissuta come se fosse una sconfitta nella vita. Ora vige la legge della prevaricazione, della prepotenza, della conquista facile e, di fronte alla sconfitta, si vivono drammi esagerati”.

Disturbi di crescita. Molti genitori non riescono ad accettare che i loro figli si divertano, si confrontino correttamente e, perché no, perdano. Il partito dei genitori che vogliono la vittoria a tutti i costi è purtroppo prevalente e così ci ritroviamo in campo undicenni che, scimmiottando i campioni, inscenano simulazioni, insultano compagni, avversari e arbitri, provocano scontri. Ma le conseguenze di simili atteggiamenti non si limitano a questi siparietti più o meno squallidi. Famiglie e genitori “disturbati” produrranno bambini e poi adulti disadattati. E atleti incapaci di affrontare le ansie della gara e l’estrema aleatorietà che permea tutto il fatto sportivo. In poche parole, atleti perdenti. “E’ ormai accertato in psicologia che, per una crescita equilibrata, occorre avere interiorizzato la certezza dell’amore materno e una sana identificazione emulativa con l’immagine paterna. Viceversa eccessiva severità o permissività, rifiuto o alienazione, esercitano una incidenza negativa sulla personalità in evoluzione”. La cultura della sconfitta. Lo sport serve perché si impara, oltre che a vincere, anche e soprattutto a perdere e vincere vuol dire impegnarsi al meglio, affrontare le difficoltà impreviste. “Una sana cultura della sconfitta ha dentro di sé alcuni valori formativi, poiché costituisce l’occasione per rielaborare vissuti esperienziali – precisa Meterangelis – con la consapevolezza che ci saranno altre occasioni per sperimentarsi. Lealtà, solidarietà, sacrificio, rispetto delle regole e dell’avversario, accettazione della sconfitta sono valori che stimolano e regolano il proprio comportamento, che insegnano a gestire emozioni ed affettività, che contribuscono a migliorare la relazione con se stessi e con gli altri, aiutano la costruzione dell’autostima e conducono in modo naturale a una maturità consapevole ed equilibrata”. Gli atteggiamenti più comuni e gli errori da evitare. | Tipologie di genitori | I comportamenti | Le conseguenze sui figli | | Genitori iperesigenti. Le loro aspettative sono molto forti e tendono a spingere il figlio continuamente verso la perfezione e l’eccellenza | Ipercritico. Una mamma sugli spalti della piscina con il cronometro registra i tempi del figlio e alla fine dell’allenamento lo tedia con la lista degli errori che, a suo dire, avrebbe compiuto | Complessi di inferiorità. Ciò scatena nel bambino un senso di ansia, complessi di inferiorità, insicurezze e un percorso sempre in salita che porta a una chiusura in se stesso | | Genitori identificatori. Considerano il figlio come un prolungamento di se stessi e si attendono quelle realizzazioni che non sono stati in grado di raggiungere | Competitivo. Padre grassoccio e figlio undicenne sua copia sul tapis roulant. Padre con resistenza minima, figlio massima. Il bambino sta per stramazzare. L’istruttore evita il peggio | Problemi di identità. Il bambino, costretto ad identificarsi con l’immagine che i genitori hanno di lui, avrà grandi difficoltà a creare una propria identità | | Genitori dominatori. Sono molto severi, punitivi, assillano il figlio con minacce e continue sollecitazioni, lo spingono verso un rendimento sempre ottimale e verso l’ubbidienza e la sottomissione | Sadico. Minibasket: un tizio sulle scalinate ogni volta che il “play” tocca la parla urla “corri ciccione”. Poi si scopre che l’urlatore è il pade del ciccione, che peraltro è anche magro | Insicurezza. Il bambino avrà così una scarsa autonomia di pensiero e maturerà un “io” alquanto debole e bisognoso di conferme | | Genitori iperindulgenti. Sono quelli, al contrario, troppo permissivi ed iperprotettivi, che tendono ad evitare ai propri figli ostacoli e difficoltà. | Assolutorio. Calcio, 3^ cat.: l’arbitro dà una punizione. Un giocatore, al massimo 13enne, esprime il proprio disappunto con una bestemmia. Il padre applaude e impreca a sua volta. | Dipendenza. Anche in questo caso il bambino diventerà dipendente, maturando una personalità debole ed insicura | | Genitori antagonisti. Sono genitori che presumibilmente hanno rifiutato “psicologicamente” il figlio | Demolitore. Calcio: un genitore passa tutti i 90’ a leggere il giornale fegandosene delle gesta del figlio, salvo poi rivolgerglisi alla fine: “Sei proprio una pippa, è meglio che cambi sport” | Aggressività. Questa non accettazione inconsapevolmente porta a comportamenti aggressivi |  Clicca sulla foto per ingrandire |