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Festa e significati al TORNEO GABRIELLI, rugby per l'integrazione Stampa E-mail
lunedì 09 maggio 2011
Si è svolto ieri, il “XV torneo di minirugby “Piero Gabrielli”, in un clima di festa, presso il campo della Unione Rugby Capitolina, in una cornice di pieno sole primaverile, la prima giornata calda di primavera.
Il torneo nacque nel 1997, per ricordare Piero Gabrielli,  un campione di rugby, fondatore del Comitato “Mille bambini a Via Margutta”, che ha lo scopo di informare l’opinione pubblica sulla prevenzione delle disabilità, per una cultura dell’integrazione e per l’abbattimento delle barriere architettoniche e culturali.

Torneo Gabrielli a Roma

Hanno partecipato al torneo 11 clubs:  Unione Rugby Capitolina, Rugby Roma Olimpic, Frascati rugby, Lanuvio rugby, Roma V° rugby, Colleferro rugby,Civitavecchia rugby Centumecellae, Nuova Tor Tre Teste, Nea Rugby Ostia, Appia Rugby, Arvalia Villa Pamphili, 28 squadre con 382 bambini Under 6 – 8 – 10. Presenti in campo oltre 1000 persone.

Il torneo Piero Gabrielli non è un semplice torneo, ma una felice iniziativa culturale, un esempio di didattica sportiva e di vita ed ogni anno è dedicato ad una iniziativa sociale o di informazione.
Il torneo si svolge nello spirito del “fair play”, senza né vinti né vincitori. I ragazzi premiati sono segnalati dagli allenatori e dagli arbitri  per il loro comportamento leale, per insegnare fin piccoli che non si vince con l’inganno.
Il rugby è uno dei pochi sport dove le ferree regole impongono una disciplina esemplare, che impone essa stessa un comportamento leale, inteso come rispetto delle regole e delle decisioni arbitrali, rispetto della  superiorità dell’avversario, ma soprattutto dove il gioco è solidarietà ed amicizia. In ogni parte d’Italia, ogni torneo di minirugby,  è dedicato o ad una figura significativa del rugby  o ad una iniziativa sociale.
Nel rugby c’è grande agonismo e si gioca fino all’ultimo secondo, fino a che l’arbitro non rimanda le due squadre negli spogliatoi, ma vincere e perdere hanno lo stesso significato. Dopo ogni partita  i giocatori delle due squadre partecipano al terzo tempo, che non è una riunione di prammatica, ma un rito sacro per miscelare le anime dei contendenti in un unico spirito di fratellanza, dove l’odore del sudore di un avversario si fonde con quello del compagno di squadra.
Sono state queste  le motivazioni che hanno spinto alcuni anni fa la URC a mettere in campo un  progetto di integrazione di alcuni ragazzi con sindrome di Down attraverso il gioco del rugby. Perché il rugby racchiude in sé alcune caratteristiche di gioco educativo e terapeutico, dove i giocatori rappresentano ogni tipologia fisica, grasso, magro, alto, basso.
Dopo una fase sperimentale si è passati alla realizzazione del progetto e l’Associazione Persone Down di Roma ha potuto verificarne la fattibilità, mettendo  a disposizione di ogni bambino down un tutor, per assisterlo durante il gioco.
Ma i veri protagonisti di questo progetto sono i bambini, che non hanno nessun preconcetto, nessuna barriera culturale verso i loro compagni meno fortunati e li accolgono tra di  loro con  semplicità e ingenuità, che determinano il  successo di questa  lodevole iniziativa,  messa a punto quattro anni fa da Francesca Rebecchini, mamma di quattro rugbisti, di cui uno Nazionale.
Giampaolo Celani, Presidente AIPD di Roma, ha evidenziato l’importanza di questo progetto, che, dopo i positivi risultati ottenuti sul campo, ha visto infrangere tanti pregiudizi sulla pericolosità del gioco del rugby e per questo sono state invitate alcune famiglie con bambini down  per una prova di gioco in campo.
Giorgio de Tommaso, Segretario di mille bambini a via margutta e del Comitato Nazionale Italiano fair Play CNIFP, ha evidenziato l’importanza del progetto, che oltre ad insegnare i valori del fair play,  dimostra  anche alle Istituzioni che se, in certe condizioni, insieme, è possibile giocare a rugby, nelle stesse condizioni, insieme, è possibile superare le difficoltà della scuola e della vita.
Giorgio Andrioli, rugbista, Presidente di “Mille bambini a via Margutta”, ha sottolineato che il rugby è una scuola di vita, perché insegna ai bambini a diventare uomini leali e che la riuscita del progetto  di integrazione è dovuta anche alla tenacia di  tecnici e allenatori, spesso volontari ed   alle famiglie dei ragazzi “sani” che insegnano ai loro figli più fortunati la solidarietà come  impegno civile.
Promotori del torneo,”mille bambini a via margutta”, il Comitato Nazionale Italiano Fair Play CNIFP, URC e Capitolina onlus, AIPD  di Roma.  La  FIR ha concesso il Patrocinio ed ha contribuito alla riuscita della manifestazione con l’invio di materiali e gadget.  Premiazioni a base di palloni ovali (  ne sono stati distribuiti circa  120  tra la gioia di grandi e piccini ), gadget del CNIFP, maglie ricordo della URC ad ogni bambino, palloni  di “ mille bambini a v.m.” . Giulio Procacci ha curato l’organizzazione, le mamme il terzo tempo con torte dolci e salate, panini, timballi e bevande.
Premio Bubi Farinelli (altro grande campione di rugby, capitano della Nazionale negli anni 1948/52) a Michele Sepe, promessa del rugby ed  in meta a Italia Francia 2011 (21-20), con una targa, ritirata dal papà,  quale miglior giocatore romano 2010.

Info: CNIFP

 

 
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