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Educazione mediante lo sport - Vincere e perdere [3] |
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giovedì 19 agosto 2010 |
1 - I valori e la scuola (clicca e leggi) 2 - Insegnanti, educatori (clicca e leggi) 3 - Vincere e perdere 4 - Sport, strumento di educazione
3 - Vincere e perdere Nello sport giovanile è fondamentale chiarire il senso della competizione ottimale ed i concetti di vincere ed avere successo. La gara, se vista come una reciproca sfida per eccellere, non importa in quale campo, porta al miglioramento, a rispettare gli altri, all’amicizia e ad eccellere. Questa deve essere l’essenza della competizione giovanile. “Io sono sfidato dal mio rivale e lui è sfidato da me. Lo vedo non come un nemico da distruggere, ma come uno sfidante, qualcuno che con i suoi sforzi mi costringe a lavorare sodo, a sviluppare le mie abilità. Lo rispetto come persona con qualità ed abilità simili alle mie e rispetto me stesso in questa reciproca sfida per eccellere”. Entrambi desiderano vincere. Entrambi vogliono giocare nel miglior modo possibile. Il fatto che qualcuno vince e qualcuno perde non rende la gara tra giovani immorale o sconveniente. Lo diventa solo quando il perdente è visto come un oggetto da distruggere senza onore, rispetto, dignità. Al contrario, questa è una posizione legata alla stessa competizione e che rende dignità al significato dell’attività sportiva.
Perciò, nulla di sbagliato se entrambi i giocatori si impegnano per vincere. Il problema sarà nei mezzi che si usano per raggiungere l’obiettivo, soprattutto in una prospettiva di successo o orientamento egoistico, come negli atteggiamenti assunti da giovani, allenatori e genitori quando l’obiettivo non viene raggiunto. La partecipazione in attività competitive dovrebbe costituire una ottima opportunità per esperienze sociali per tutti i giovani partecipanti. L’esperienza vissuta di una competizione leale e la comprensione del suo significato diventerà uno dei valori cruciali dello sport. Comunque, vincere o perdere è in relazione al risultato della competizione. Avere successo o fallire è legato al raggiungimento degli obiettivi personali. L’accettazione di questo principio di base sottolinea la necessità che l’allenatore giovanile promuova i tentativi quanto i risultati, il “processo” quanto la prestazione, il “prodotto finale”. Lo scopo di qualsiasi programma sportivo dei giovani dovrebbe essere di incoraggiare lo sviluppo di abilità fisiche mediante un ambiente sociale e morale positivo. Il problema dell’etica cresce quando gli obiettivi del programma sono dimenticati o messi da parte nell’urgenza di conseguire il successo, poiché i risultati sono diventati più importanti del raggiungimento degli obiettivi personali. Naturalmente, il “migliore”, il campione, sarà uno solo, ma meglio, oggi piuttosto che ieri, domani piuttosto che oggi, tutti i giovani possono esserlo. Il raggiungimento del successo può essere caratterizzato dall’imparare nuove abilità, guadagnare un tempo libero significativo, ottenere uno status tra i propri compagni di squadra ed i propri pari, evitare rafforzamenti negativi da allenatori e genitori. In questa prospettiva, i risultati sportivi sono fonte di orgoglio non solo nella vittoria, ma anche nell’aver fatto del proprio meglio e nell’aver ampliato i propri limiti personali. Se prestiamo attenzione alle voci dei giovani praticanti possiamo rilevare, come evidenziato da differenti ricerche, che se vincere è considerato importante, non è la ragione primaria per praticare Sport. Per un giovane la partecipazione ad una gara sportiva deve significare: • Periodico allenamento • Permanente atteggiamento verso il miglioramento • Permanente sforzo per il miglior risultato possibile Questi sono i fattori che forniscono dignità alla pratica sportiva, e i giovani debbono esserne consapevoli. Allo stesso tempo i giovani e tutto l’ambiente sociale che ruota intorno allo sport debbono essere consapevoli che il successo, qualsiasi tipo di successo, nello sport come nella vita di tutti i giorni, deve sempre essere apprezzato e messo in relazione con i mezzi che sono usati per ottenerlo. È per questo motivo che tutti quelli che, nello sport giovanile usano o tollerano: • Imbrogli • Corruzione • Violenza fisica o verbale (vista come sinonimo di sottosviluppo culturale) • Uso di droghe corrompono la vera essenza dello sport; distruggono i valori educativi e culturali dello sport, e non stanno più gareggiando. Qualsiasi vittoria ottenuta con questi atteggiamenti e strategie sarà priva di valore. Fine Parte III (continua) Carlos Gonçalves Presidente Movimento Europeo per il Fair Play Da Fairplay, CNIFP - Novembre 2004 - 1 |
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