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Educazione mediante lo sport - Insegnanti, educatori [2] Stampa E-mail
mercoledì 28 luglio 2010
Fair Play1 - I valori e la scuola (clicca e leggi)
2 - Insegnanti, educatori
3 - Vincere e perdere
4 - Sport, strumento di educazione

2 - Insegnanti, educatori
Poiché valori ed atteggiamenti sono punti fondamentali nella educazione fisica e nell’avviamento allo sport, l’insegnante di educazione fisica deve spiegare, formare e fornire esperienze finalizzate a comportamenti sociali positivi, non in astratto, ma durante le lezioni di educazione fisica, nella pratica sportiva e nelle gare stesse. L’insegnante deve  predisporre un ambiente positivo di apprendimento in cui gli studenti possono vivere esperienze e conflitti morali in situazioni reali, parlare dei dilemmi del fair play, discutere i diversi modi di agire e comportarsi.

Tanto le gli atteggiamenti rispetto al fair play quanto gli imbrogli e il comportamento violento devono essere affrontati dall’insegnante nelle lezioni di educazione fisica e nei programmi dei club sportivi.
Occorre che gli studenti comprendano cosa si richiede loro. Se possono vedere ed agire correttamente, onestamente, generosamente nelle gare sportive, saranno più facilmente colpiti dalle azioni che non da una discussione teorica.
Per fare sì che questo sviluppo dei valori si realizzi, gli educatori, tanto gli insegnanti di educazione fisica quanto gli allenatori dei giovani devono essere propositivi nella loro parte, progettando e realizzando un ambiente educativo adatto in cui i valori del Fair Play possono essere attivamente insegnati, praticati e rinforzati coerentemente.
Nonostante diversi studi (Brettschneider, 1994; Naul et al., 1995) abbiano evidenziato che vedere la TV, giocare ai vedeo-games ed ascoltare tutti i tipi di musica sono le più popolari occupazioni del tempo libero e che la pratica di attività sportive  organizzate è in leggera diminuzione in molti paesi, l’attività sportiva è ancora molto popolare tra i giovani europei.
Divertimento e contatti sociali sono citati come i fattori che motivano i giovani ad inserirsi nei club sportivi, più di quanto non lo siano risultati e agonismo.
È scontato che gli allenatori giocano un ruolo centrale ed essenziale nella formazione dei giovani sportivi, avendo una profonda influenza sul loro sviluppo personale. Non bisogna sottostimare l’impatto che hanno sui giovani atleti.
In realtà i risultati di diversi studi (Gonçalves, 1988; Lee, 1993) dimostrano che l’allenatore è la figura chiave nell’acquisizione dei comportamenti nello sport, in particolare per i giovani di età superiore al 12 anni.
I giovani prendono i loro allenatori come modelli importanti: i loro atteggiamenti sono simili a quelli dei loro allenatori ed anche i loro valori tendono ad essere i medesimi dei loro allenatori. Piaccia o meno all’allenatore/allenatrice, i suoi pensieri, sensazioni ed atteggiamenti sono “prelevati” e diventano, nel bene e nel male, un modello di cosa è normale e perfino accettabile. Stessa posizione per quanto riguarda gli “Eroi dello Sport” dai quali i giovani prendono gli schemi dei modelli comportamentali. Alcuni di questi “Eroi dello Sport” rifiutano di essere modelli di ruolo sostenendo che non spetta a loro, ma ai genitori. Il problema è che non è una loro scelta assumere o meno questo ruolo.
Volenti o nolenti, sono scelti dai giovani per questo compito…Perciò in realtà essi esercitano il ruolo di modelli per i fini migliori o peggiori.
Quello che conta è che l’allenatore giovanile sia il tipo di persona che non si limita a prendersi cura della validità di quello che insegna, ma lo insegna anche in modo tale che valori come la correttezza, la tolleranza e l’onestà siano costantemente in evidenza.
L’iniziazione allo sport deve includere non soltanto l’acquisizione e la padronanza di abilità ma anche lo sviluppo della comprensione e della pratica dei principi etici. Purtroppo gli allenatori non sono sempre consapevoli dei valori, che puntellano il loro comportamento e possono essere trasmessi ai giovani con modalità che possono condizionarli per tutta la vita.
Realmente, allenare dei giovani deve essere un processo educativo, i cui effetti si estendono al di là dei confini del campo di gioco, della palestra o della piscina.
È importante riconoscere che un buon processo di allenamento aumenta il potenziale di prestazioni dei giovani sportivi, crea divertimento e contribuisce alla loro crescita come persone. È anche fondamentale riconoscere che allenare dei giovani è una attività che non riguarda soltanto la spinta al successo nella competizione, ma anche inevitabilmente lo sviluppo dei valori dei giovani, vale a dire una attività legata allo sviluppo personale e sociale. Gli istruttori giovanili dovrebbero migliorare il senso di soddisfazione dei ragazzi riconoscendo le differenze dei loro punti di vista, includendo attività per soddisfare diversi obiettivi, fornendo loro
una varietà di opportunità per giocare ed avere successo, cosa che non significa necessariamente “vincere”.
Un vero istruttore giovanile si comporta come guida e assistente aiutando i giovani ad essere autonomi ed imparare il conseguente senso di responsabilità; questa può essere sviluppata in un giovane sportivo solo se l’allenatore comunica con lui e, in particolare, lo segue. I giovani imparano ad essere autonomi portando il loro contributo alla formazione del programma e osservando, vivendo, le conseguenze del contributo, incluso il loro comportamento ed i loro atteggiamenti. Il senso di responsabilità per le proprie azioni è un obiettivo importante della educazione; questo senso di responsabilità include diventare più responsabili ed imparare ad assumersi delle responsabilità.
Gli allenatori giovanili che si impegnano ad aiutare i giovani atleti a diventare responsabili faciliteranno questo processo prestando loro attenzione, e fornendo in ogni circostanza un modello di ruolo.
A questo proposito (allenatori che svolgono un modello di ruolo), lasciate che vi racconti un episodio: in uno studio condotto in Portogallo, nella comunità in cui vivo, e che coinvolgeva 60 allenatori giovanili questi, ad una domanda sull’importanza assegnata all’insegnamento di valori etici dello sport, in grande maggioranza (89%) sottolinearono che questo era il loro impegno principale… rifiutarono la filosofia del “vincere ad ogni costo”… nel frattempo, intervistati sul comportamento dei loro allenatori rispetto allo sport agonistico, i giovani non confermarono le posizioni degli allenatori; il successivo monitoraggio del comportamento degli allenatori evidenziò in modo netto che le loro parole erano ben lontane dall’avere una applicazione pratica… vale a dire che il loro comportamento non era in linea con quanto affermato. E così crediamo proprio che sia necessario seguire il messaggio contenuto in un proverbio cinese, che tradotto liberamente dice: “nonostante il volume ed il contenuto del tuo discorso sarai ascoltato solo per quello che sei e quello che fai”.
Comprendere gli obiettivi, le motivazioni ed i valori dei giovani dovrebbe essere un compito della massima importanza per tutti gli allenatori giovanili.
Purtroppo molti allenatori giovanili sono ottimi nel parlare, scarsi nell’ascoltare e pessimi nel dare l’esempio.


Fine Parte II (continua)

Carlos Gonçalves
Presidente Movimento Europeo per il Fair Play
Da Fairplay, CNIFP - Novembre 2004 - 1

 

 
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