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Educazione mediante lo sport - I valori e la scuola [1] Stampa E-mail
giovedì 22 luglio 2010
Fair PlayPubblichiamo l’articolo “Educazione mediante lo sport - La responsabilità di insegnanti ed allenatori” apparso nel 2004 sulla rivista ufficiale del  Comitato Nazionale Italiano FAIR PLAY  a firma del Presidente del Movimento Europeo per il Fair Play, Carlos Gonçalves.
L’intervento di Gonçalves evidenzia i motivi per considerare lo sport giovanile come uno strumento di educazione, integrazione e socializzazione e non solo come uno strumento di educazione motoria o peggio un mero bacino a cui attingere per rifornire le “prime squadre” di nuovi giocatori.
Abbiamo diviso il lungo intervento in parti:
1 - I valori e la scuola
2 - Insegnanti, educatori
3 - Vincere e perdere
4 - Sport, strumento di educazione

1) I valori e la scuola
Si osserva che lo sport è divenuto una componente di rilievo dell’industria dell’intrattenimento e quindi tanto l’esercizio  dell’attività sportiva quanto  gli stessi atleti sono coinvolti in interessi economici. Con l’arrivo di estese sponsorizzazioni e la crescita dei premi in denaro, a tutti i livelli sportivi, sono cresciuti la ricompensa per il successo nella competizione e la pressione per ottenerlo.
La proliferazione delle sponsorizzazioni è associata all’aumento della copertura degli eventi sportivi da parte dei media ed alla conseguente esposizione del comportamento degli atleti all’attenzione pubblica.
Di conseguenza i giovani che praticano sport possono essere esposti non soltanto ad esempi di grandi prestazioni ma anche ad esempi di condotta discutibile.
Nonostante il fatto che lo sviluppo di valori etici sia stato un consistente obiettivo degli insegnanti di educazione fisica e dei giovani allenatori, e l’importanza relativa alle aree sociale e personale usate per giustificare l’inclusione di esperienze sportive nelle istituzioni preposte all’educazione, possiamo affermare senza sorprese che le conclusioni di differenti ricerche condotte in Europa e negli Stati Uniti hanno evidenziato:
- una scarsa correlazione tra educazione fisica e coinvolgimento nello sport e l’acquisizione di quei valori
- che spesso il comportamento dei giovani che praticano sport comprende imbrogli, comportamento aggressivo e mancanza di rispetto per avversari e giudici di gara;
- che i ragazzi incontrano consistenti difficoltà nel conciliare il successo nelle competizioni sportive, sotto la pressione degli allenatori delle famiglie e dei coetanei , con un comportamento più orientato verso la società e le idee del fair play;
- che l’educazione ai valori resta ancora poco considerata nell’educazione fisica e nell’allenamento;
- così come l’introduzione dell’Educazione Olimpica nel curriculum scolastico è lungi dall’essere una realtà nella maggioranza dei paesi europei, almeno in quelli occidentali.

Secondo diversi esperti internazionali dell’educazione, un nocciolo duro di valori etici come onestà, lealtà, tolleranza, responsabilità, affiliazione, rispetto di sé e degli altri, che trascendono dalle differenze religiose e culturali, dovrebbe appartenere a tutti i ragazzi, come espressione della nostra comune umanità.
C’è una crescente aspettativa che la scuola contribuisca all’educazione a questi valori.
La popolazione è considerata la fonte della propria cultura e società e l’educazione ai valori è riconosciuta come un elemento importante in questo processo. L’educazione ai valori non è più vista come un questione di cittadini che inconsciamente, per abitudine, seguono abitudini e si adeguano alle norme, ma cittadini che arrivano ad una ragionata, dibattuta e responsabile accettazione di quei valori e di quelle norme. In questo senso la scuola deve confrontarsi con una sfida chiara, precisa ed impegnativa: come può affrontare l’educazione ai valori in un modo che si relazioni alle aspettative correnti?
Una scuola impegnata ad un programma educativo verso valori etici li diffonde tra tutti i membri della comunità scolastica, li definisce in termini di comportamento da osservare nella scuola e nella comunità e li rinforza responsabilizzando tutti i suoi membri verso comportamenti coerenti con questi valori di base.
Naturalmente, la questione dell’educazione ai valori non può essere considerata solo come una materia concreta, oggetto di un corso, ma mediante un approccio interdisciplinare.
Comunque, l’attività sportiva scolastica costituisce un terreno privilegiato in cui questo approccio può essere rilevante; in effetti lo Sport, compreso ed insegnato come pratica di valori umani, richiede, coltiva ed esemplifica molti dei valori menzionati.
Naturalmente l’educazione ai valori non si ottiene con la sola pratica dello sport o soltanto col modo di tirare la palla o con le capacità dei motori o le strategie, ecc. D’altro canto dobbiamo anche accettare che i valori ed i principi del Fair Play e della Tolleranza non sono trasmessi dai genitori ai figli seguendo le regole della genetica. Valori e atteggiamenti si formano lentamente ed hanno bisogno di una costante attenzione.
I modelli di orientamento ai valori nell’ambito del curriculum rappresentano le convinzioni degli insegnanti rispetto agli insegnamenti che dovrebbero essere dati nelle lezioni di Educazione Fisica.
Essi riflettono le priorità che gli insegnanti assegnano al soggetto della materia, all’allievo, ed al contesto sociale.
E’ ragionevole attendersi che non soltanto le convinzioni, il modo di percepire l’importanza del fair play e dei valori ed atteggiamenti verso la tolleranza da parte degli insegnanti di educazione fisica ma anche i loro valori personali avranno influenza sulle loro esperienze.
Quindi è necessario esaminare se il loro pensiero circa l’importanza dello sport come attività sociale sia in linea con i loro valori personali, se la loro disposizione ad agire è in linea con i loro pensieri e valori, se le loro azioni sul campo si palesano coerenti con essi. Naturalmente, le lezioni di educazione fisica dovrebbero rappresentare molto di più dell’apprendimento di abilità motorie o del miglioramento della forma. Esse dovrebbero rappresentare una situazione unica nel curriculum scolastico in cui gli studenti possono imparare a conoscere se stessi dal punto di vista fisico, sociale ed emozionale; a cooperare reciprocamente; a lavorare per il raggiungimento di obiettivi collettivi ed individuali; a tollerare le capacità degli altri; a rispettare gli altri a prescindere dal genere, dalla razza, dal credo religioso.
Come evidenziato da alcuni autori, lezioni e discussioni su dilemmi morali astratti non sono la strategia più efficace per aiutare gli studenti a sviluppare comportamenti etici e sociali. D’altro canto alcuni educatori in questa materia ritengono che sarebbe meglio per gli studenti se le attività competitive fossero eliminate dalle lezioni di educazione fisica.
Secondo noi il problema non è nelle attività competitive ma nel modo in cui esse sono “mal applicate”. Pensiamo che le attività competitive possono e dovrebbero rimanere una integrale ed educativa componente del curriculum di educazione fisica, da quando sono presentate agli studenti al momento giusto del loro sviluppo di capacità, se rappresentano una valida opportunità offerta agli studenti per mettere alla prova reciprocamente le rispettive abilità mentre si partecipa al meglio delle proprie attività. Inoltre, ridefinendo la competizione in un modo che mette  in evidenza il miglioramento nel fare del proprio meglio, gli insegnanti  di educazione fisica possono insegnare agli studenti come fare delle buone competizioni ed aiutarli a capire che nella competizione si possono avere altri successi oltre la sola vittoria.


Carlos Gonçalves
Presidente Movimento Europeo per il Fair Play
Da Fairplay, CNIFP - Novembre 2004 - 1

 

 

 
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