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Il Fair Play e le cinque dimensioni dello sport Stampa E-mail
domenica 11 luglio 2010
Fair PlayLa locuzione inglese fair play nella lingua italiana mantiene il significato di “gioco corretto”. Nello sport, assumere comportamenti rispettosi delle regole, significa garantire le stesse opportunità ai diversi contendenti.
L’attività sportiva, in particolare, aiuta i giovani ad apprendere ed applicare quei principi morali che dovranno poi essere i loro compagni di vita. Correttezza e lealtà devono essere presenti in ogni occasione, anche la più competitiva. È importante che lo sport sia praticato cercando di rispettare le sue cinque funzioni: educativa, ludica, sociale, culturale e di sanità pubblica.

Lo sport, una bussola educativa
Lo sport è inteso come mezzo educativo in quanto ricco di regole che inducono al rispetto dell’avversario, pur nel confronto competitivo, e in più favorisce l’acquisizione di una mentalità fondata sul rispetto delle leggi e delle norme che regolano la competizione e che consentono di lottare, di misurarsi con se stessi e con gli altri in serenità di spirito. Questo è possibile perché, durante un’attività sportiva bisogna rispettare uno schema di comportamento che permetta ai ragazzi di inserirsi nel gioco stesso. Perciò, adeguandosi ai principi della competizione ognuno si abituerà a rispettare un insieme di regole che si riveleranno utili nella vita di tutti i giorni e tali da costruire una scala di valori necessari per orientare le proprie scelte e decisioni.

Per il rugby hip hip... hurrà!

Lo sport, nello svolgere la sua funzione educativa, favorisce lo sviluppo di sentimenti importanti come l’amicizia,
nata dalla collaborazione tra i compagni di squadra uniti nel raggiungere un fine comune. Tali sentimenti possono crescere anche nei confronti degli avversari, perché questi ultimi rappresentano chi offre degli stimoli spronando a dare il massimo e ad esprimere al meglio le proprie potenzialità.

Lo sport, faticare con gioia
Lo sport, quindi, deve essere inteso come elemento prezioso e aiuta ogni individuo a dare alla propria persona quella pienezza che proviene dall’integrazione delle doti fisiche con quelle spirituali. Lo sport è fondamentale per la vita di ognuno, perché rappresenta un mezzo che permette all’essere umano di continuare a “giocare.” per tutta la vita. I grandi atleti, che lottano con fatica per giungere traguardi, vedono nello sport una componente ludica; essi sono motivati a continuare a fare sacrifici, perché nonostante tutto, riescono ancora a divertirsi.
“Faticare con gioia” è il segreto che può permettere all’atleta di raggiungere grandi risultati alla cui base c’è sempre un duro lavoro che comporta sacrifici e rinunce.
Anche in età infantile ed adolescenziale, lo sport inteso come attività giocosa permette di riuscire ad arrivare al risultato richiesto, ottenendo con ciò una crescita intellettiva e la formazione di nuovi schemi motori.

Lo sport, altruismo
I giochi sportivi devono  essere predisposti affinché tutti i ragazzi, rispettando le diverse capacità individuali, possano accrescere la propria autostima; inoltre devono essere utilizzati per una migliore accoglienza di giovani di diverse culture e di supporto per l’integrazione di soggetti con problemi cognitivi e di comportamento, determinando quindi l’altruismo.
Nella società odierna lo sport permette la realizzazione della funzione sociale in quanto aiuta i ragazzi ad entrare a far parte di un mondo dove le regole sociali sono di fondamentale importanza. Come la società, ogni attività sportiva, presenta delle regole che tendono a creare le stesse condizioni di svolgimento e di esecuzione per tutti i partecipanti, principio fondamentale che crea un’uguaglianza di condizioni e di modalità di partecipazione, e mette in evidenza le diverse capacità individuali di gruppo. In questo modo si stimola la diversità degli individui nell’uguaglianza sociale.

Lo sport, cultura
Lo sport, inoltre, può essere utilizzato come mezzo culturale perché è legato all’apprendimento di competenze, allo sviluppo di abilità specifiche condizionate dalla mente, alla conoscenza del proprio corpo e a tutta una varietà di capacità motorie, non ché alle attività fisiche permanenti attente alla salute.
Questi pregi dello sport dovrebbero essere sfruttati da ogni soggetto, affinché ognuno acquisisca un ottimale stile di vita. Si può affermare, quindi, che, se lo sport diventa costume di vita, può essere considerato realmente cultura, non fatto accessorio e straordinario, ma momento essenziale di un progetto educativo di cui fa parte integrante.

Lo sport, vivere sani
Infine l’ultima funzione dello sport è quella di sanità pubblica, in quanto favorisce la salute, sia fisica che mentale.
Chi è fisicamente sano potrà più facilmente tendere ad una qualità di vita superiore anche dal punto di vista psicologico e morale. Chi invece non possiede molta salute fisica o chi si ritrova a dover fare i conti, con la pesantezza di un corpo senza muscolatura, incapace di sostenere la fatica di un impegno fisico, si ritroverà a dover affrontare molti problemi che non lo mettono nelle condizioni di serenità utile alla sua salute mentale.

Le attività sportive, se saranno svolte cercando di sviluppare queste cinque funzioni, genereranno un’atmosfera di pulizia morale e di serenità che gioveranno allo sportivo nel suo percorso di vita, favorendo lo sviluppo di una personalità armonica ed equilibrata, necessaria ad una partecipazione sociale ricca di significati e valori.
È importante, perciò, che non solo l’atto sportivo vero e proprio, ma anche ciò che caratterizza tutto il complesso della struttura organizzativa di ogni attività sportiva, sia ispirato e influenzato positivamente da tali concetti e principi.
Questo è lo sport con i suoi sogni, i suoi obiettivi e le sue speranze, un mondo affascinante che purtroppo con il passare del tempo risente della tendenza a vederlo come un mezzo di profitto e guadagno utile per arrivare al successo. Spesso si dimenticano i sani principi dello stare insieme, dell"accettazione della sconfitta come la vittoria, e la gioia dello sport come un momento di incontro e di guadagno lascia il posto all’inganno perché ciò che conta è vincere ad ogni costo.
Sempre più di frequente si sta sviluppando una mentalità “antisportiva” che ormai è trasmessa anche ai piccoli atleti. Questi ultimi, durante l’attività sportiva, invece di viverla con spensieratezza, ricevono enormi pressioni da parte di allenatori e genitori che avrebbero il compito di educarli alla socialità e invece, per il raggiungimento di un importante traguardo, spingono il ragazzo a vedere l’avversario come nemico da affrontare e battere, anziché un compagno di giochi con il quale condividere una meravigliosa passione.
In alcune specialità sportive, proprio per “sconfiggere” l’avversario talvolta, le società e gli allenatori ritengono fondamentale l’insegnamento ai giovani di strategie scorrette, come ad esempio il “fallo necessario”, azione che aiuta l’atleta ad ottenere risultati soddisfacenti, subordinando il fair play al successo. Così facendo, gli allenatori insegnano agli sportivi che, per arrivare alla vittoria e al successo, è importante e giusto violare le regole, dimenticando che il loro ruolo principale è invece, quello di educare i giovani alla lealtà, al rispetto di sé e degli altri, allo sviluppo del fair play per raggiungere il benessere fisico e psichico. I giovani, di conseguenza, crescendo, e soprattutto aumentando la loro esperienza di gioco, si convincono che per ottenere successo nello sport è importante e addirittura intelligente, trasgredire le regole.
In tali situazioni si può affermare che il concetto di lealtà nello sport è considerato di secondaria importanza.
Quando non è possibile modificare le condizioni del comportamento scorretto, il fair play appare solo come un’idea, certamente positiva, ma comunque non applicata, quindi le iniziative per promuovere la correttezza non sono altro che strategie di rimozione, tattiche utili per la promozione di nuove responsabilità.
Volgendo uno sguardo attento alla nostra società, alla mancata diffusione dello sport soprattutto tra i bambini, si aggiunge di conseguenza una scarsa educazione ai valori propri di ogni disciplina sportiva.
Lo sport, che ha come obiettivo il miglioramento della condizione fisica e psichica e lo sviluppo delle relazioni sociali, deve volgere alla promozione dell’etica e del fair play, aspetti fondamentali non solo nello sport ma anche nella normale vita quotidiana.
Per sviluppare pienamente il “gioco corretto.” è determinante l’impegno della collettività, più precisamente della famiglia, della scuola, delle università, degli enti e delle società sportive e infine anche della stampa sportiva e dei mass-media.
Per favorire e attuare il fair play bisogna realizzare progetti e svolgere attività che diano spazio allo sviluppo delle funzioni educative, ludiche, sociali e culturali dello sport, in modo tale da poter sviluppare tutti i suoi principi fondamentali.

Una ricerca

Per verificare la presenza dei principi di lealtà e fair play tra i giovani durante la pratica sportiva, sono stati distribuiti 759 questionari composti da sedici domande a ragazzi in età compresa tra i 7 e i 17 anni. Più precisamente sono stati presi in considerazione squadre sia maschili che femminili, divise in tre fasce d.’età, praticanti attività sportive diverse e appartenenti al sud e al centro Italia.
Lo studio evidenzia che molti ragazzi non ritengono utile mettere in pratica il fair play perché non lo considerano di primaria importanza per il raggiungimento della vittoria e del successo.
Ma non è questa la strada giusta verso il fair play, perché gli sportivi, non solo devono avere consapevolezza del “gioco corretto”, ma devono anche metterlo in pratica per poter sviluppare il fondamento dell’attività sportiva: chi gioca lealmente è sempre vincitore.

Info: CNIFP
Serena Marra (Dott.ssa in Scienze e Tecniche dell’Attività Motoria Preventiva e Adattata)
Ario Federici (Docente di Teoria, Tecnica e Didattica per l’età evolutiva, Facoltà di Scienze Motorie Università di Urbino .“Carlo Bo.”, Istituto di icerca sull’Attività Motoria

 
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