|
Spotlight!
Carlo Checchinato nella massima serie italiana ha giocato a lungo, 242 presenze. Al mondo è il giocatore che ha realizzato in un ruolo di avanti a livello di nazionali più mete di ogni altro. Dal novembre 2005 è team manager della Nazionale italiana. Carlo ha mosso i primi passi da rugbysta a Rovigo , nelle giovanili, fino a diventare titolare dei rossoblu nella stagione 1988-89, per poi passare nel 1995 al Benetton Treviso dove chiude la carriera.
Come nasce la passione per il rugby. Per Carlo Checchinato la palla ovale era nel destino. Con un padre rugbista, a Rovigo - rivela Carlo - sei destinato al rugby. "La mia città d' origine è Rovigo e qui non sei tu a scegliere il rugby: è il rugby che ti sceglie". Così a 6 anni, in deroga al regolamento federale che fissava a 8 l'età minima, Carlo comincia l'avventura. Il rugby: uno sport completo. Nel momento della scelta dello sport per i propri figli i genitori sono spesso incerti. Prima dell'attività agonistica vera e propia, dove anche le attitudini contano, lo sport per i bambini è essenzialmente gioco. Il rugby a molti genitori appare come un gioco... un po' pericoloso, dove c'è molto contatto fisico. "Il rugby è uno sport meraviglioso. Lo è come gioco. Ma lo è anche come ambiente, come modelli di esempi per i giovani, per la sana ed onesta competizione". Così Carlo Checchinato spende parole che suonano come uno spot per il rugby. Come altri suoi "colleghi" sottolinea che la durezza del gioco è equilibrata dalla lealtà, dallo spirito di gruppo, dalla solidarietà verso il compagno, dal rispetto per l'avversario. E cita un esempio, riferendosi ad una partita del 6 Nazioni 2006, quando a Cardiff, in Galles, la Nazionale italiana è stata applaudita per le vie della città lungo il percorso che portava allo stadio prima del match. "ll rugby è uno sport che ha alla base il contatto fisico.Per cui è uno sport duro. Ma violento no...Quando giochi sai che se commetti delle scorrettezze le puoi anche subire, per la legge non scritta dello sport". Come dire che chi gioca sa darsi una disciplina perchè comprende il senso di compoetizione e rispetto. Nel rugby, infatti, difficilmente si assiste a contestazioniin campo sulle scelte arbitrali e alla fine del match chi vince rende onore a chi ha perso.
Rispetto. "E non è retorica. Ciò che devi dirti con il tuo avversario lo fai sul campo.Quando la partita finisce, ed hai dato tutto quello che potevi, è inutile recriminare o continuare.È come nella vita: puoi piangerti addosso e cercare delle scuse rifuggendo la realtà. O puoi rimboccarti le maniche ed affrontare tutte le situazioni, da quelle più avverse a quelle più piacevoli". Se fosse retorica non esisterebbe nemmeno il "terzo tempo". Così, per Carlo Checchinato, è il rispetto il valore principale che il rugby trasmette e rende solido, quello che più di ogni altro il rugby può contribuire ad insegnare ai bambini. |