Oggi, sabato 5 dicembre, si celebrerà un evento che lungi dall’essere riconosciuto qui da noi è, al contrario, un appuntamento di enorme fascino perché mette davanti due miti inconfondibili, due trade marks della storia del rugby stesso, due aspetti dell’essenza prima e pura della palla ovale. Alle ore 15.00 italiane, sul prato di Twikenham a Londra, tempio tra i templi, si confonderanno il nero e il bianco nella sfida che vedrà opposti All Blacks e Barbarians, ovvero la squadra più forte del mondo (così sono sempre attesi gli All Blacks) e la squadra che non c’è, nata nel … perché appassionati di rugby che avevano lo stesso amore per l’ovale potessero mischiarsi e giocare tra loro per divertirsi (di-ver-tir-si!) liberi dai club di appartenenza. Merito a La7 che ce la farà vedere in diretta. A questo confronto appartengono alcune delle immagini mitiche del rugby.
Tra tutte ancora oggi si ricorda la partita giocata all’Arms Park di Cardiff nel 1973, da molti ricordata come la partita simbolo del rugby, una delle più belle di sicuro, con quella meta segnata in tuffo da un santone del rugby, il n. 9 gallese Gareth Edwards, dopo una azione a tutto campo con passaggi spettacolari. Terminò 23 a 11 per i Baa- Baas (soprannome dei Barbarians), ed era un rugby d’altri tempi (vedi la meta di Garteh Edwars in galles - New Zealand del 1973 ). Domani il fascino di questa sfida si ripresenterà a Londra agli occhi degli 80mila fortunati possessori del tagliando di ingresso a Twickenham. A selezionare i Barbarians è stato chiamato il sudafricano Ct della nostra nazionale, Nick Mallett. In campo manceranno diversi nomi pure importanti ma ce ne sono altri altrettanto altisonanti: Matt Giteau e Fourie Du Preez a comporre la mediana, Rokococo all’ala (che è neozelandese ma non sta nei piani del Ct Graham Henry), Habana… e ci sono anche tre Azzurri, non casualmente tre “avanti”, reparto in cui eccelliamo a livello mondiale: Perugini, Del Fava e Geldenhuys (il primo fu Stefano Bettarello). Barbarians nacquero per volere di Percy Carpmael nel 1890 in un hotel di Bradford e da allora - senza avere una sede fissa – sfidano e raccolgono sfide per il mondo, invitando giocatori di prestigio che sempre accorrono orgogliosi di potere indossare la maglia a righe orizzontali bianche e nere. Il club divenne un mito, di fatto, nel 1948 quando l’Australia accettò di incontrare all’Arms Park di Cardiff i bianco neri. Da allora Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda seguono la tradizione di terminare i loro tour in Europa con la cosiddetta “Final Challenge” contro i Barbarians. I Barbarians oggi sono, in definitiva, la bandiera dei valori tradizionali del rugby, forse il baluardo simbolico di fronte alla avanzata del professionismo, che potrebbe rendere impossibili le convocazioni di giocatori ben pagati per dare il loro massimo impegno nei club. Scendere in campo in una partita di rugby significa sempre lottare, e la lotta lascia i suoi segni, eppure grandi campioni per l’onore di indossare la maglia dei Barbarians, si prendono il rischio, e lo fanno gratuitamente. Club permettendo.
Barbarians - All Blacks, Twickenham, sabato 5 dicembre 2009, ore 15
Barbarians - Mitchell (Aus), Rokococo (N.Z), Fourie (S.A), Roberts (Galles), Habana (S.A); Giteau (Aus), Du Preez (S.A), Smith (AUS), Burger (S.A.), Ensolm (Aus), Mattfield (capitano, S.A), Del Fava (Italia), Nel (S.A.), Du Plessis (S.A.), Perugini (ITA). Sostituti: Moore (AUS), Mtalwarira (S.A), Geldenhuys (ITA), Powell (WAL), Genia (AUS), Steyn (S.A), Halfpenny (ENG). Nuova Zelanda - Jane, Smith, Ellison, McAlister, Guilford, Donald, Leonard, So’oialo, McCaw (Capitano), Messam, Boric, Eaton, Atoa, Finn, Crockett. Sostituti: Hore, Tialata, Thompson, Latimer, Cowan, Delaney, Sivivatu.
Arbitro: Christophe Berdos (FRA) |