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Home Notizie Il rugby dei grandi Roma, non far la stupida...
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Roma, non far la stupida... |
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venerdì 04 dicembre 2009 |
"Andremo via da Roma solo se non ci daranno la possibilità di rimanere". Queste sono le parole un po’ provocatorie di Giancarlo Dondi, presidente della federazione italiana rugby, in seguito all'ultimatum che il Comitato del torneo 6 Nazioni ha dato all'Italia, che gioca in uno stadio – il Flaminio di Roma – troppo piccolo."Ribadisco che nel 2010 l'Italia giocherà le sue partite in casa nel Sei Nazioni a Roma, ma il Comitato delle Sei Nazioni ci impone dei cambiamenti per il 2011. In particolare, ci chiede un ampliamento della struttura che attualmente ospita meno di 30.000 persone. Stiamo portando avanti un discorso con l'amministrazione comunale che prevede di lasciare inalterata la struttura attuale del Flaminio, che è storica (vincolata n.d.r.), ma di ingabbiarla in una struttura metallica e di vetro, in modo che il nostro stadio diventi rispondente alle esigenze del torneo". "Ci sono tante città che ci vogliono ospitare, almeno otto. Ovviamente devono avere uno stadio di adeguata capacità e disponibile per l'evento. Per noi non è assolutamente un problema trovare un'alternativa, è che preferiremmo non trovarla".
 Flaminio, "tricolore" prima di Italia - Galles
I 130 mila spettatori raccolti nelle tre sfide autunnali dà forza alle parole di Dondi aprendo nuovi scenari al rugby, che sta uscendo (è uscito) dall’angusta stanza dello sport di pochi.. La capienza dello stadio dovrà essere ampliata di almeno altre 10 mila unità, cosa non semplicissima, perché il Flaminio fu disegnato dall’architetto Nervi in occasione dei Giochi Olimpici del 1960 ed è considerato monumento nazionale, oltre al fatto che nell’ultima ristrutturazione delle strutture ricettive dello stadio, è stato portato alla luce un mausoleo monumentale del I secolo d.C.. La FIR ha un progetto (sarà presentato in Campidoglio il 9 dicembre) per portare la capienza a 42 mila posti. La struttura esistente verrebbe mantenuta mentre sarebbe realizzata una struttura sopraelevata sulle curve e una copertura della attuale gradinata. L’opera sarebbe a carico della FIR. Dal 2011 il Sei Nazioni potrebbe quindi cambiare sede, Milano, Genova… e sarebbe una beffa per Roma, che ha perso anche la meno ambita ma non disdegnata Celtic League. Ad oggi Roma pare essersi fatta cogliere impreparata a gestire a suo ritorno la notorietà acquisita dal rugby.
Pare, ma speriamo non sia così. Il rugby italiano ha biosogno di crescere anche in visibilità. Giocare il 6 Nazioni a S. Siro sarebbe "adeguato" (ma forse impossibile) ma continuare a giocarlo a Roma sarebbe meglio ed è nei desideri anche dell'Irb. L'Urbe ha un più forte appeal turistico ed è più vicina ad aree del Paese in cui il movimento deve ancora crescere. Oltretutto fare coincidere la sede con la Capitale significa tenere una sede di "rappresentanza" di massimo livello. A bilanciare questa scelta, andrebbero i Test Match che, al contraio, dovrebbero essere sempre giocati in altre sedi con stadi di ampia capacità e - aggiungiamo - adeguati anche in termini di ospitalità e comodità: il pubblico del rugby giustamente non ama barriere, tornelli kilometri di piste d'atletica tra campo e tribune, ama partecipare stando seduto a godersi lo spettacolo. Le città possono essere Firenze, Padova e Verona, Bologna, Milano, Torino, Genova etc etc, e davvero sarebbe auspicabile riuscire a portare al sud qualche match. Per il rugby professionistico al momento non c'è altro spazio significativo, attendendo che la nostra partecipazione alla Celtic League si avvi, si consolidi e si "dislochi" sul territorio (si realizzerà il sogno - ad esempio - di vedere in campo i Dogi come formazione che rappresenti l'area storica dell rugby italiano, con sedi di gioco itineranti tra Treviso, Padova e Rovigo?). Nel frattempo, Roma, come cantava quell'innamorato, non fare la stupida... |
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