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“Un ovale per il sociale” a Ostia |
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domenica 26 aprile 2009 |
“Un ovale per il sociale” è il titolo dell’iniziativa presentata nella sala consiliare del Municipio XIII di Roma alcuni giorni fa e che vede protagonista Roma Mare Rugby, associazione sportiva dilettantistica di Ostia di cui abbiamo riportato qualche cronaca in passato, e della quale parliamo oggi per una attività extra. La manifestazione “Un ovale per il sociale” sarà un happening e si terrà il 10 maggio dalle 10 al campo “ex Acilia calcio” vicino al circolo sportivo Kristall. Lo scopo è benefico e il ricavato sarà versato alla casa-famiglia Giovanni Paolo I. Carmine Amoroso, vice presidente dell’associazione, ha recentemente spiegato in conferenza stampa che l’iniziativa, patrocinata dal Municipio XIII, parte dal presupposto che il rugby “non è solo sport ma qualcosa di più, è anche educazione alla vita. Al contrario di altri sport infatti tiene particolare conto della disciplina e del rispetto delle regole”. Maria Cristina Tonna, ex capitano della Nazionale azzurra femminile, oggi coordinatrice presso la Federazione del settore femminile, presente alla conferenza, ha sottolineato come il rugby sia sport per tutti, sono infatti numerose le giovani che si avvicinano a questo sport Bruno Pighetti, responsabile Fiamme Oro Rugby, si è soffermato invece sull’importanza di dare priorità al settore giovanile e di diffondere l'ovale nelle scuole in quanto contribuisce a migliorare l'aspetto culturale dello sport. Abbiamo chiesto a Carmine Amoruso, vice presidente dell'Associzione, di raccontare come è nata l'idea di creare l'associazione che riporta il rugby a Ostia.
"L'idea di creare l'Associazione è nata quando, tra agosto e settembre scorsi, la Rugby Ostia ha improvvisamente cessato le attività e quasi sessanta famiglie sono rimaste senza alcuna possibilità di far praticare rugby ai propri ragazzi: alcune hanno deciso di potere sostenere lo sforzo di una "migrazione" (3 volte a settimana più partita) verso altre società; altre, circa 24, hanno invece deciso di provare a cercare fino all'ultimo un campo che potesse ospitare una nuova Associazione sportiva ed essere una nuova casa per il gioco dei nostri ragazzi". Quali difficoltà incontrate? "Tante. La prima trovare un campo su cui i nostri ragazzi potessero giocare a rugby: il problema è stato risolto grazie alla famiglia Costantino che ci ha dato in comodato d'uso l'ex stadio dell'Acilia Calcio, che da molti anni era abbandonato. Poi il problema relativo ai fondi necessari ai kit da gioco, al materiale ed ai pagamenti di campo e staff tecnico: gli unici indotti erano le quote iscrittive e dato che, per politica societaria, abbiamo deciso di offrire ai ragazzi provenienti da case famiglia e da famiglie numerose/disagiate la possibilità di praticare gratuitamente questo sport, l'unica possibilità di sopravvivenza era trovare qualche sponsor talmente pazzo e di buon cuore da fare una "donazione" ad una ASD la cui prima squadra era l'U15. Siamo stati fortunati e ne abbiamo trovato due che ci hanno permesso di continuare sino ad oggi la nostra avventura: il Gruppo Abitare ed HTScrew. L'avere poi triplicato gli iscritti, ad oggi, ci permette di vedere al futuro con meno preoccupazione". Quali sono i prossimi obiettivi? "In primis di essere una società che fa dei ragazzi dei ruggers e non solo dei giocatori di rugby. Poi, ovvio, consolidare la società senza perdere l'identità attuale (quella di essere una sorta di cooperativa di genitori che hanno un approccio funzionale ed educativo per i ragazzi al rugby), portando il gioco del rugby ad un numero sempre maggiore di ragazzi e radicandoci sul territorio (il XIII Municipio di Roma è quello più densamente popolato di quelli della Capitale) ed assumendo i criteri di pianificazione di quei club che sono epigoni nel rugby italiano... ma meglio non pensare troppo... la politica dei piccoli passi è la migliore". |
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