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Gareth Edwards e la meta più bella di sempre |
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lunedì 15 settembre 2008 |
Spotlight!
Ci sono miti che si radicano nei ricordi e non se ne vanno più, e talvolta, meno sono le testimonianze, più i ricordi si perdono nel tempo, più i miti si accrescono. Non è detto che per essere il più grande giocatore di un’epoca si debba essere i più forti tecnicamente, tatticamente, atleticamente. Il carisma, una giocata unica e geniale, la continuità, l’equilibrio e perché no, l’appeal, possono fare di un campione "il più grande di tutti". Il rugby è cambiato, non siamo noi a dirlo, e fisicamente c’è un gap evidente tra i giocatori moderni e quelli di trenta anni fa, ma questo non fa del rugby attuale uno sport più spettacolare di quanto già non lo fosse. Ogni epoca sportiva ha un simbolo, gli anni 70 questo simbolo lo trovarono presto in un ragazzino che marcò il primo cap con la nazionale del suo Paese a soli 19. Questo ragazzino si chiamava Gareth Edwards, gallese, classe 1947. Mediano di mischia, Edwards a 20 anni è già il capitano dei dragoni (un record ancora imbattuto). Indossa la casacca rossa che per ben 53 volte metterà nella sua vita, andando sempre a siglare da protagonista le pagine più belle del rugby connotando una delle parabole più significative, quella del Galles anni 70, della storia del rugby internazionale.
Nato a Pontardawe, nel Galles meridionale, figlio di minatori, Gareth per 53 volte consecutive senza mai “marcare visita” una sola vola, portò la sua nazionale a vincere sette volte l’allora 5 Nations (3 volte il Grand Slam). Naturamente giocò con i Lions, con i quali nel 1971 vinse (unico team dei Lions a riuscirvi) la serie di sfide con gli All Blacks in Nuova Zelanda. E bissò l’impresa nell’emisfero boreale riportando vittorie senza sconfitte nel ’74 in Sud Africa. La popolarità di Edwards non è scalfita dal tempo. Una recente indagine della BBC ha decretato Edwards vincitore del titolo di “Welsh sporting hero of the millennium”, davanti a due celebrità come il famoso calciatore gallese del Manchester United Ryan Giggs e il grande John Charles di Leeds United e Juventus. Gareth Edwards, un mito sì, ma forte lo era davvero, il mediano di mischia più forte. Segnò ben 20 mete in incontri internazionali. Alcune di queste divenute celeberrime, imperdibili. Si tratta in particolare della meta segnata contro la Scozia nel 1972. e quella del 1973, da molti ritenuta la più bella meta della storia del rugby union, segnata contro la Nuova Zelanda davanti al “suo” pubblico all’Arms Park di Cardiff, indossando la leggendaria casacca a strisce bianche e nere dei Barbarians. Entrambe le mete sono imperdibili, mostratele ai vostri ragazzi, sono nella Gallery Video: |
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