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AUDAX e CLAN, collaborazione avviata
venerdì 16 luglio 2010
AudaxTerminato l’anno sportivo, ricco di risultati importanti, con la festa di fine stagione svoltasi venerdì 9 luglio, l’Audax Rugby Ragusa è subito al lavoro e annuncia un importante accordo di collaborazione per la sviluppo del rugby giovanile nel territorio ibleo, che è stato siglato dai presidenti dei due sodalizi di rugby ragusani Paolo Sartorio (Audax) ed Erman Dinatale (Clan).
I due presidenti sentiti il parere delle proprie assemblee e su mandato dei rispettivi consigli direttivi hanno l’accordo per la gestione sinergica dei settori Under 14 e Under 16.
L’obiettivo comune a entrambe le società è quello di ottimizzare le risorse e le energie necessarie a favorire la diffusione del rugby nel territorio provinciale, creando le possibilità di un percorso di lungo periodo per quanti si volessero avvicinare a questo meraviglioso sport dai 6 anni sino alle categorie seniores, il tutto con la supervisione di monitori, educatori, tecnici adeguatamente formati.
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Società sportiva, l'educatore in più
martedì 13 luglio 2010
Quando si sceglie uno sport per i propri figli i pensieri che si fanno sono apparentemente molto semplici. Si pensa che “un po’ di sport fa bene” e che “è meglio mandare i figli a fare uno sport piuttosto che lasciarli per strada a bighellonare”.
In realtà quando decidiamo di far fare uno sport ai nostri figli stiamo prendendo almeno altre due decisioni molto importanti per noi e per loro.

Mini rugby: bimbi, educatori, genitori...

In primis, stiamo scegliendo un partner che ci aiuti ad educarli e crescerli, il che significa valutare e scegliere delle persone, si spera dei professionisti, ai quali delegare l’insegnamento di valori quali l’autonomia, la disciplina fuori dalle regole di casa, la socializzazione con persone con le quali non vi è legame affettivo, la competizione all’interno di regole prestabilite, il concetto di limite personale, il concetto di vittoria e sconfitta, la solidarietà di squadra, il concetto di errore – proprio o dell’altro – che può ingiustamente cambiare le gerarchie e i risultati, il concetto di autorità indiscutibile degli arbitri ed il concetto di autorità anaffettiva quale deve essere quella degli allenatori.
Inoltre stiamo scegliendo anche in che tipo di ambiente far vivere i nostri figli. Per “ambiente” intendo l’ambiente che si può trovare in una determinata Società Sportiva piuttosto che in un’altra – è determinante infatti conoscere la Dirigenza, la Filosofia sportiva che viene promossa, gli allenatori, il gruppo di genitori dei compagni di squadra – per poter valutare se desideriamo davvero che i nostri figli bazzichino un ambiente e respirino una determinata aria.
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Il Fair Play e le cinque dimensioni dello sport
domenica 11 luglio 2010
Fair PlayLa locuzione inglese fair play nella lingua italiana mantiene il significato di “gioco corretto”. Nello sport, assumere comportamenti rispettosi delle regole, significa garantire le stesse opportunità ai diversi contendenti.
L’attività sportiva, in particolare, aiuta i giovani ad apprendere ed applicare quei principi morali che dovranno poi essere i loro compagni di vita. Correttezza e lealtà devono essere presenti in ogni occasione, anche la più competitiva. È importante che lo sport sia praticato cercando di rispettare le sue cinque funzioni: educativa, ludica, sociale, culturale e di sanità pubblica.

Lo sport, una bussola educativa
Lo sport è inteso come mezzo educativo in quanto ricco di regole che inducono al rispetto dell’avversario, pur nel confronto competitivo, e in più favorisce l’acquisizione di una mentalità fondata sul rispetto delle leggi e delle norme che regolano la competizione e che consentono di lottare, di misurarsi con se stessi e con gli altri in serenità di spirito. Questo è possibile perché, durante un’attività sportiva bisogna rispettare uno schema di comportamento che permetta ai ragazzi di inserirsi nel gioco stesso. Perciò, adeguandosi ai principi della competizione ognuno si abituerà a rispettare un insieme di regole che si riveleranno utili nella vita di tutti i giorni e tali da costruire una scala di valori necessari per orientare le proprie scelte e decisioni.

Per il rugby hip hip... hurrà!

Lo sport, nello svolgere la sua funzione educativa, favorisce lo sviluppo di sentimenti importanti come l’amicizia,
nata dalla collaborazione tra i compagni di squadra uniti nel raggiungere un fine comune. Tali sentimenti possono crescere anche nei confronti degli avversari, perché questi ultimi rappresentano chi offre degli stimoli spronando a dare il massimo e ad esprimere al meglio le proprie potenzialità.
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Estate, tempo di riflessioni: quale sport per mio figlio?
venerdì 09 luglio 2010
Un tema sul quale ci piace soffermarci è quello della scelta dello sport per i figli e dei fini da attribuire alla pratica sportiva. Tema sul quale - in questa sezione Mini Rugby Grande Sport / Articoli - trovate diversi contributi. La scelta non è facile e, per quanto ragionata, spesso sottostà ad incognite e vincoli.
Aggiungiamo altri due articoli con cui Federico Ghiglione, presidente della Associazione Professione Papà, affronta l’argomento invitando a riflessioni molto pratiche.



Eccoci all’estate, stagione di riposo ma anche di pianificazione delle attività famigliari per la prossima stagione.
La scelta delle sport per i figli sarà uno dei tormentoni.
Vediamo gli step che probabilmente dovremo affrontare per non sbagliare questa scelta, solo apparentemente semplice.

Gusti-passioni-predisposizioni del figlio
Il primo step decisionale generalmente tiene conto, o almeno dovrebbe, dei gusti o delle inclinazioni naturali del figlio. A volte, se la scelta avviene in tenerissima età, 5 o 6 anni, le richieste dei bimbi possono essere dettate da motivazioni passeggere come il desiderio di frequentare un determinato amichetto oppure di emulare un qualche personaggio di qualche cartone visto in tv. In altri casi invece si possono riscontrare vere passioni fulminanti già eclatanti nei primi anni di vita (il calcio in questo caso pare sia uno dei virus più diffusi).
Insomma, si può quindi incappare in veri appassionati affetti da passioni incontenibili o in sportivi distratti che accetterebbero qualsiasi cosa gli venga proposta.


Sport, patto educativo?

Necessità-possibilità famigliari
Secondo step obbligatorio è quello della valutazione delle necessità familiari. Economiche, ma soprattutto di tempo.
Chi porterà il piccolo all’allenamento? Chi lo riprende? E le gare la domenica? E come armonizzare il tutto con l’attività del fratello grande?
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Le Plaisir du Mouvement Stage P. Villepreux
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