Cipo-ok, lo sport per divertirsi. Intervista a Luigi Garlando

gol-cipollineCi sono lezioni che si imparano a scuola, altre per strada o tra le mura domestiche… lezioni la vita ce ne dà ovunque.
Anche al campo di gioco.
Lo sport sembra infatti essere un contesto nel quale le dinamiche della vita si replicano, si esemplificano; quindi, lo sport è un momento propizio per completare l’esperienza che fa crescere.
Abbiamo incontrato nei mesi scorsi una lettura - che ci sentiamo di suggerirvi - che prende proprio dallo sport lo spunto per trasmettere qualche valore fondamentale: amicizia, rispetto, solidarietà… e che restituisce allo sport le sue finalità vere.
Un saggio, un trattato?
No, si tratta della serie “Gol!”, racconti per i bambini, racconti di sport (di calcio nello specifico). Racconti semplici ed efficaci nel sottoporci alcuni concetti che dovrebbero essere condivisi e che spesso - ahinoi - non lo sono. Storie per bambini “da 8 anni in su”, dove vi suggeriamo di non sottovalutare affatto… l’in su, cari genitori ed educatori.

Mister Gaston Champignon, ex calciatore che ha giocato con Michel Platini, oggi fa il ristoratore a Milano, il suo ristorante propone ricette insolite, con ingredienti insoliti, i fiori. Champignon vede Tommi palleggiare nel cortile di casa, capisce subito che il ragazzo ha stoffa e finalmente può realizzare il suo sogno: fondare una squadra dove possono giocare tutti. Divertendosi, naturalmente! Così mette assieme alcuni bambini (Spillo, Lara e Sara, Becan…), petali, e ne fa una squadra, un fiore. Partendo da zero.
Questa squadra - le Cipolline – deve imparare tutto e sopportare, nel frattempo, lo scherno dei bambini “futuri campioni” che dall’alto della forza delle loro importanti squadre giovanili, vedono le Cipolline solo come avversari scarsi e male assortiti.
Le storie sono ambientate a Milano per lo più, ma trovano spazio nei sogni e nei ricordi d’infanzia di ciascuno di noi.
Champignon è un allenatore, anzi, un educatore vero. Ricorda sempre ai suoi calciatori che la prima regola è divertirsi, non vincere. Perché chi si diverte…non perde mai!
L’autore del libro è Luigi Garlando, appassionato di calcio (con l’Inter nel cuore: ha recentemente scritto “Ora sei una stella. Il romanzo dell'Inter”, una vera dichiarazione d’amore) e di scrittura, passioni che ha brillantemente coniugato divenendo ottima firma della Gazzetta dello Sport e autore di libri per bambini.
Abbiamo deciso di intervistare Luigi, che si è dimostrato di una disponibilità squisita, e persona di grande franchezza.
Ecco l’intervista…

Caro Luigi, la prima domanda te la riporto così come ha insistito che te la ponessi mia figlia: " Come ti è venuto in mente di scrivere la storia delle Cipolline?"
Tempo fa sono stato ospite di una scuola in provincia di Ferrara, per parlare dei miei libri. Un bambino si alzò e mi disse: “Io non ho voluto leggere il suo libro che parla di calcio, perché il calcio lo odio”. E mi ha spiegato perché.
Quel bambino faceva parte di una squadra, durante la settimana si allenava, ma alla domenica il suo allenatore non lo convocava, Perché? Perché il regolamento dei campionati giovanili impone all'allenatore di far giocare tutti i ragazzi, compresi quelli in panchina. Per cui quel “fenomeno” alla domenica lasciava a casa i meno dotati. Cancellare in un bambino la voglia e il piacere del gioco , fargli pronunciare la parola “odio” riferita a un pallone: non è una colpa di cui ci dovrebbe vergognare?
Ho inventato le Cipolline proprio come antidoto a questo modo di pensare. A parte Tommi, la squadretta è composta da ragazzi che quell'allenatore lascerebbe sempre a casa:  il secchione Dante, il ciccione Spillo, due bambine… Ma”le Cipo” dimostrano che ci può divertire lo stesso. Non solo, la passione e il divertimento aiutano a migliorare. E infatti le Cipolline vincono spesso.
Il loro allenatore, il cuoco Champignon, cucina piatti a base di fiori. Dimostra che si possono preparare ottime ricette con ingredienti particolari. E fa lo stesso col pallone: si può formare una squadra competitiva anche senza avere campioni.
Le ho chiamate Cipolline in onore del cuoco e ricordando la squadretta giovanile in cui giocava il piccolo Maradona: le Cebollitas, Cipolline, appunto.     

le-cipollineLa seconda è… mia. I tuoi libri li leggo e recito io ai miei figli, un po' per stare assieme un po' perché sento che leggerli mi aiuta ad interpretare lo sport come gioco e momento formativo, momento di condivisione e di apprendimento di regole della vita. Ti chiedo: Gol! è davvero un libro “dagli 8 anni in su!”, ho l'impressione che faccia bene anche a chi gli 8 anni li ha superati da un bel pezzo…sbaglio?
Hai perfettamente ragione. Purtroppo, come ho appena raccontato, per molti allenatori e anche per molti genitori l'unica cosa che conta è il risultato e la prospettiva delle carriera. Quando scrivo libri per ragazzi non dimentico mai che quei libri passeranno anche per le mani degli adulti e nascondo spunti di riflessione anche per loro…
Anche perché i bambini non hanno bisogno di essere educati ai valori dello sport. Li sentono e li vivono istintivamente nel modo migliore: passione, divertimento, amicizia.
Semmai, a volte, vanno “rieducati”, quando cioè subiscono l'indottrinamento di adulti che pretendono solo “prestazione”, i punti in classifica, la carriera importante.

Sono convinto che i bambini siano molto più bravi di noi adulti ad accettare la sconfitta e ad apprezzare lo sport come gioco e competizione assieme e non solo come contesa da vincere a tutti i costi. A bordo campo vedo invece genitori pressanti, vocianti, poco disposti ad accettare la sconfitta: perché accade questo secondo te e quanto l'esasperazione del modello degli sport professionistici incide?
Certo, l'emulazione incide. I guadagni e la sfarzosa visibilità che offre lo sport ad alto livello attraggono e deformano i valori che dovrebbe conservare l'attività giovanile. In questo senso gli allenatori dei ragazzi dovrebbero essere sempre, prima di tutto, degli educatori e far capire che lo scopo del gioco non è arrivare in alto.
Il gioco non è il mezzo, ma il fine; non è una tappa (per diventare ricchi e famosi), ma è già il traguardo. Divertirsi, conoscere e confrontarsi con nuovi amici, crescere sani: questo è il punto d'arrivo. 

Da spettatore di sport il bambino scopre le sue emozioni immedesimandosi. Si identifica totalmente nel campione o nella squadra del cuore, ne esibisce i colori e ne imita i gesti. La passione per lo spettacolo sportivo alimenta la voglia di praticare lo sport, e viceversa. Gli esempi, quindi, contano, anche quelli che a bordo campo arrivano dai genitori, che talvolta sono fuorvianti: aggressività, arroganza, parzialità, poco rispetto di arbitro ed avversario.  Quando praticavo sport io da piccolo non era così, e molti genitori alla partita non erano nemmeno presenti. Cosa è cambiato?
Forse i genitori più giovani hanno praticato di più lo sport e quindi seguono maggiormente l’attività dei propri figli, trasferendo molto spesso su di loro (purtroppo!) le proprie frustrazioni di campioni falliti o, più semplicemente, le proprie isterie d’ufficio. Mi è capitato spesso di intervistare campioni del calcio e sentirmi rispondere: “Mio papà non era un fanatico del pallone, non sempre veniva a vedere le mie partite”. Non è un caso. Tali campioni saranno arrivati certamente ad alto livello grazie alle loro qualità, ma la leggerezza di un genitore non invadente li ha certamente aiutati.

Famiglia, scuola, sport, tre "istituti formativi" importanti, ma l'ultimo è bistrattato: poco sport a scuola, poche strutture. Ma anche poco spessore professionale da parte di chi opera come dirigente sportivo e tecnico?
Anche qui i formatori... non andrebbero formati?

Periodicamente se ne parla anche sui giornali sportivi e il confronto con il resto d’Europa, per quanto riguarda la pratica sportiva a scuola, è sempre sconfortante. Siamo ancora molto lontani dalla sensibilità anglosassone sull’argomento. E anche sul piano della formazione degli operatori, ci sono ampi margini di miglioramento. La sensazione è che la delega ad oltranza al volontariato sia la regola dominante.

Veniamo al rugby. I numeri dicono che è uno sport minore. Certamente è stato uno sport a sè fino a pochi anni fa: professionismo limitato, sincero spirito amatoriale. Poche regole: avanzare, pressare, sostenere... spesso lo si cita proprio come sport di squadra per eccellenza. Sembra la rivelazione di quel che serve nella vita per realizzarsi.
In teoria una palestra ben munita per la crescita dei nostri figli. Ha davvero qualcosa in più di altri sport?

Anche noi “operatori” sportivi lo consideriamo un piccolo paradiso dei valori sportivi. E soprattutto noi che ci occupiamo di calcio, siamo spesso costretti a sbirciare gli stadi della palla ovale con nostalgia.  Sì, per la solidarietà di squadra che impone il gioco, per il senso di sacrificio e per molte altre cose, il rugby ha un valore educativo unico. La barriera di calcio (cioè una fila di giocatori spaventati che si proteggono le zone intime) non è paragonabile all’abbraccio di una mischia che crea un corpo solo con i compagni e un ponte con gli avversari.

Una domanda del mio Matteo per chiudere: Gaston Champignon ha davvero giocato con Platini? E allora perchè non c'è sui vecchi album delle figurine?
Perché ha giocato con Platini… quand’era giovane, in Francia, e quindi non appare sulle figurine italiane.

Hai in cantiere altri libri sul tema sportivo?
Continuerò la serie Gol: a gennaio uscirà il libro numero 7, poi, a distanza di mesi, gli altri, almeno fino al numero 10.

Luigi Garlando gioca per passione con i compagni di lavoro, tutte le settimane. “Non sono un campione ma… io non perdo mai perché mi diverto sempre”.
Questo messaggio campeggia su Minirugby.it da qualche tempo, è la nostra bandiera, che vorremmo sventolasse nei cuori dei nostri figli e nei nostri di adulti assiepati e vocianti a bordo campo o assorti in poltrona mentre immaginiamo che la meta della vittoria contro gli All Blacks la marca nostro figlio. Nei cuori degli allenatori che maneggiano questo "materiale umano" che è anche il nostro domani.
Un “Cipo-ok” (il saluto delle Cipolline) per Luigi e un suggerimento per chi è giunto fino a qui: siate voi a leggere il libro ai vostri bambini. Non come una storia da raccontare ma, semmai, come un piacevole momento da condividere per apprendere assieme.

luigi-garlandoLuigi Garlando
, 41 anni, è nato a Milano. Laureato in Lettere Moderne, ha insegnato e lavorato nel mondo dei fumetti prima di arrivare a La Gazzetta dello Sport.
Ha seguito, tra l'altro, due mondiali di calcio, due Olimpiadi e un Tour de France.
Ha ricevuto il premio Coni per la sezione Inchieste e per quella del Racconto Sportivo.
Suoi diversi titoli per ragazzi e non solo.

La serie Gol! è edita da Piemme Edizioni – Il Battello a vapore.
Sito delle Cipolline: www.lecipolline.it

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