Rugby, che male c'è se ci divertiamo?

italia-rugby-ringraziamentiFa freddo e il vento soffia ancora forte. Così forte che entra in casa, mi ha rivelato esattamente dove sono tutti i più piccoli pertugi che portano spifferi. La caldaia spinge ma sotto è un open space e non si riesce a fare salire la temperatura, il caldo sale  e sopra invece si sta bene: finisco intirizzito ma con i moti convettivi ben spiegati ai miei ragazzi. Insomma, non tutto viene per nuocere.
Nemmeno le bestialità che capita di leggere sui giornali a commento di questa ondata di intemperie vengono per nuocere. Anzi.
Non so se avete fatto caso in questi gironi come nelle home page dei grandi quotidiani on line gli aggiornamenti sui disagi arrecati dal maltempo annoverino, tra morti, treni in ritardo, autotreni bloccati, anche le partite a rischio di rinvio.
Partite di calcio s’intende. Oggi non si gioca Bologna – Juventus ad esempio. E’ una notizia di primaria importanza, speriamo non si suicidi nessuno.
A Roma invece si gioca Italia – Inghilterra, 6 Nazioni, e ci sono 73mila persone in trepidazione, provenienti da tutta Italia (quella bloccata dal gelo), 73mila appassionati che non vedono l’ora di fare una sola cosa: festa!

73mila malati, tra i quali alcune migliaia di inglesi, tra questi alcuni provenienti da Rugby e passati per Rovigo a prendere nuovi amici con cui fare una sola stranissima cosa: festa!
Tra i 73mila ci sono pure un sacco di bambini, ma un sacco davvero, e non invitati per rivestire di fair play luoghi in cui di norma la domenica a volte ci si accoltella anche, no, sono lì perché hanno in testa, poveretti così piccoli e già così traviati, una sola cosa da fare: festa!

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Strana in Italia questa cosa dello sport che diverte vero?
Da piccolo giocavo a calcio nel prato davanti a casa, sfide interminabili, mai divertito così tanto, sana rivalità, la porta la marcavamo con i cappotti, ci siamo anche accapigliati qualche volta prima di decidere se quel tiro era sopra o sotto la traversa immaginaria. Ma soprattutto ci simo divertiti. Fino a sfiancarci. Nei tornei di mini rugby succede lo stesso, i bambini si “accapigliano” ma si rispettano e si divertono.  Se non ci sono adulti tarati e faziosi finisce sempre alla stesso modo: festa!
Come non rispettarsi, purtroppo, un poco l’abbiamo imparato dopo e altrove, andando allo stadio di calcio - ad esempio - pensando che fosse una festa e scoprendo invece che è la terra franca delle bestialità, delle mamme – quelle degli altri – che stanno sempre sul marciapiede, dei parenti altrui deceduti giustamente per un muretto che ha (benedetto sia!) ceduto.
Tutto normale, cose marginali.
Assurdo invece uno sport in cui 73mila persone vanno ridendo e scherzando, mischiate tra loro, a vedere una partita in cui la squadra per cui parteggi, la Nazionale, facilmente perderà.
L’assurdità di questo costume ha anche i suoi teorici, uno ce lo segnala Paolo Wilhelm sul suo blog, riportandone le parole (dalla edizione romana del Corsera):

 “Ora accetto il rugby, ma non mi piace l’Italia del rugby. Cerco di spiegarmi: 1) non ne posso più di leggere e sentire: hanno perso ma sono usciti a testa alta; 2) non capisco perché se Osvaldo gioca nella nazionale di calcio è uno scandalo e se un sudafricano che vive da tre anni in Italia mette la maglia azzurra (si chiamano equiparati) è un passo avanti per lo sport; 3) anche se so che è sbagliato, preferisco un derby vinto 1-0 su autogol (ogni riferimento storico è puramente voluto) piuttosto che andare a bere una birra con chi mi ha appena battuto come se fossi una cotoletta pronta per la padella.
L0 so, oggi mi esploderà la casella di posta elettronica. Lo capisco, certe cose non si devono pensare. Figurarsi scriverle. Però pago le tasse fino all’ultimo centesimo, sgrido i miei figli quando si mettono le mani nel naso, cedo il posto a sedere sull’autobus. Insomma, cerco di essere un buon cittadino 24 ore al giorno. Vi chiedo solo: lasciatemi un po’ di ‘cattiveria’ dove non faccio male a nessuno. Lasciatemi il calcio. Senza che mi debba sentire come uno
che ha rubato in chiesa”.

Sono parole di un giornalista sportivo, Luca Valdiserri. Appassionato di calcio, nescrive da più di 20 anni.

Divertiamoci!
Luca non prendertela, non ci conosciamo ma ho da dirti un po’ di cose, amichevolmente, da appassionato di rugby ma che di calcio ne ha visto tanto.
A noi piace lo sport, pulito, gagliardo, leale e divertente.
Soffriamo se perdiamo ma usciamo a testa alta mentre facciamo una fatica bestia a vincere da vigliacchi, sarà che ce lo insegnano già in under 6.
Che si vinca o no non ci scomponiamo più di tanto eppure lottiamo fino allo sfinimento anche in quelle partite che chiamiamo test match e sono vere dal primo all’ultimo minuto perché a rugby non puoi fare la melina e fare finta di giocare una sonnolenta amichevole.
L’avversario non lo consideriamo una necessità né peggio una disgrazia o un deficiente da umiliare con parolacce a lui e ai suoi morti.
Allo stadio ci andiamo con la nostra auto senza noleggiarne una con targa svizzera per essere sicuri di non ritrovarla carbonizzata. Se incontriamo un carabiniere tendiamo a non prenderlo a sassate.
Se sbagliamo settore ci guardiamo la partita in compagnia e usciamo non solo vivi ma anche e comunque sereni. Alcuni sorridono anche e – so che non mi crederai ma giuro che è così – vanno comunque a festeggiare, le bottiglie di birra non le spaccano in testa ad altre persone, se le bevono e se vedono un treno passare non lo prendono a  sassate.
Però non so dirti se paghiamo tutti le tasse, temo di no. So invece che i nostri figli si rotolano nel fango e quando si mettono le dita nel naso a volte non ce ne accorgiamo, forse siamo poco attenti all’igiene, dobbiamo migliorarci.
Sull’autobus cediamo il posto anche noi, l'ho visto fare anche ad un pilone, uno cattivo, ma non sempre, solo quando il posto c’è: a volte infatti i seggiolini sono divelti o imbrattati da quelli che la domenica sono andati a vedere il derby.

Vedi Luca, la retorica del rugby, quella, sta sulle palle anche a me, però non fino al punto di tacere.
Se non riesci a provare il piacere di sederti col tuo avversario a goderti una partita o a farti una birra perchè ti sentiresti una cotoletta pronta per andare in padella, sono sicuro che non comprenderai nemmeno perché quell’altro non riuscirà ad incrociare un avversario fuori dall’Olimpico come dal campetto di seconda categoria senza dargli una legnata sulla zucca.
La cattiveria, caro Luca, puoi conservarla e usarla come vuoi, altri la impiegano come sai a contorno dello sport che amiamo entrambi ma che – nel prendere le distanze dal rugby o meglio da ciò che lo sostanzia come sport vero - in fondo difendi senza ammettere che il suo problema è proprio la cultura faziosa che lo alimenta. E questa cosa da sportivi ci mette a disagio perché non è il calcio che non ci piace, ma i disvalori che purtroppo lo alimentano.

mf

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