Competenze e non pura competizione per crescere bravi rugbisti. Le scelte IRFU
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- Creato Giovedì, 16 Ottobre 2008 23:32
Giocatori di qualità. Anche l'Irish Rugby Football Union (la Federazione irlandese) discute di questo. Non del solo numero di giocatori indigeni da schierare ma della qualità del bacino da cui questi provengono, ovvero il rugby giovanile.
Il nuovo piano strategico della IRFU (2008 – 2012) si prefigge diversi obiettivi, ma nell’ottica di proseguire il successo di quelo precedente, che ha portanto il numero dei praticanti da 85.234 a 119.840 (+39%).
Il nuovo piano pone l’enfasi sulla qualità in tutti gli aspetti: sportivi, gestionali, educativi.
L'IRFU tramite un programma "age grade" si preoccuperà di accertare e stabilire se sia necessario ristrutturare il gioco nelle categorie inferiori e di creare le condizioni migliori di insegnamento del rugby età per età. L'obiettivo è dare i fondamenti tecnici e culturali perchè i piccoli rugbisti siano poi rugbisti anche in età adulta, incrementando quindi il movimento.
Serve una solida padronanza delle competenze tecniche e tattiche, che i ragazzi possono sviluppare per gradi.
Il problema inizia nel mini rugby dove l'impressionante tasso di crescita del movimento ha coperto il vero problema. Negli ultimi quattro anni, il numero di mini squadre in tutto il paese è più che raddoppiato, oggi sonol 1395. La realtà però è che anche il numero di allenatori è cresciuto e con esso la necessità di allargare una formazione coerente ad una base di coach più ampia. Scott Walker della IRFU è consapevole di quale sia il problema: il dubbio sistema in cui i bambini vengono calati, cioè un ambiente sportivo competitivo, senza che i bambini abbinano la capacità di farvi fronte.
Si tratta di seguire una tabella di marcia, secondo IRFU, che imposta il percorso di crescita del giocatore. Questo anche per evitare l'abbandono da parte di molti bambini che hanno giocato senza sviluppare le competenze necessarie per proseguire.
Per questo la Federazione ha creato il Long-Term Player Development "From 6 to 6 Nations", un programma che mira a stabilire le tape della crescita che porterà i bambini "dall'età di 6 anni fino al 6 Nationi".
L'IRFU crede che l'acquisizione delle abilità venga prima della competizione, che i giocatori provenienti dalla base e portatori di qualità saranno in grado di far fronte più tardi agli impegni agonistici ad ogni livello nei club di rugby, saranno anche più responsabili in generale.
Le dimensioni su cui lavorare sono quelle tecniche, tattiche, fisiche, mentali e di stile di vita.
Il modello si sposa con quanto realizza l’IRFU Coach Development Department che disegna e promove corsi per allenatori nel convincimento che ogni allenatore debba essere adeguatamente formato e qualificato per lavorare con gli atleti a seconda del diverso livello di sviluppo. Non allenatori buoni "per ogni stagione", ma con le competenze adatte all'età e al livello degli atleti.
Il programma non intende produrre solo giocatori di livello mondiale ma piuttosto un modello di insegnamento che valorizzi, nelle diverse fasi, i giocatori di diverse capacità e potenzialità, in modo da accrescere la base evitando gli abbandoni.
In fondo, lo sport si diffonde dove e quando entra saldamente nella cultura sportiva della società: ex giocatori o praticanti un domani saranno più propensi ad affidare i propri figli alla locale associazione rugbistica se avranno avuto modo di apprezzare il modello didattico ed educativo, se avranno mantenuto il contattoe fatta propria la cultra fondamentale di questo sport. Non tutti, infatti, avranno alle spalle un 6 Nazioni. Ma, in fondo, non serve affatto.



