Stagione nuova e buoni propositi
- Dettagli
- Creato Giovedì, 11 Settembre 2008 14:59
Siete rientrati davvero tutti? O qualcuno si gode ancora un ultimo scampolo di vacanza?
Noi siamo qui e sentiamo il profumo dell’erba, il richiamo dell’ovale, abbiamo voglia di vedere “i nostri ragazzi in campo”.
Vogliamo ritrovare le espressioni che tratteggiano le immagini delle partite, i piccoli che lottano in campo, i grandi stupiti oltre la riga bianca. Smorfie di fatica, sorrisi, urla di gioia e qualche lacrimuccia. Vogliamo ritrovare gli sguardi accigliati, le espressioni pensierose, la tensione sui volti degli allenatori, la loro soddisfazione. Insomma, vogliamo ripartire.
Saremo di più quest’anno, 60mila tesserati FIR, più della metà sono della propaganda. I tornei si affollano ancora di più, il movimento cresce, le strutture scarseggiano, gli allenatori anche, i volontari raddoppiano gli sforzi.
Che cresca anche la cultura dello sport, e quella del rugby resti esemplare.
Mentre ci risulta facile assegnare come obiettivo della nostra azione il raggiungimento dei risultati agonistici, l’acquisizione del gesto tecnico e l’apprendimento della tattica di gioco, non siamo così abituati a vedere l'evento sportivo dal punto di vista educativo e a comprendere che lo sport è una leva di maturazione, anzitutto del corpo e delle sue capacità motorie, che contribuisce alla formazione della personalità dei ragazzi in modo equilibrato, attraverso la disciplina, l’amicizia e la solidarietà, la capacità di insistere e soffrire…
Perché ciò avvenga non bastano naturalmente le dichiarazioni di principio, nemmeno però è sano voltarsi dall’altra parte, fingendo che i valori dello sport siano nel nostro Dna e in quello di tutti. Non è così infatti.
Nei giorni scorsi in Inghilterra, patria del rugby, ha destato un certo scalpore un episodio di violenza di cui è rimasto vittima un arbitro durante un Festival, ovvero un torneo, di mini rugby, aggredito da un genitore per un “invanti” fischiato al figlio.
L’episodio, per quanto isolato, non è affatto passato inosservato. Ne hanno parlato diversi organi di stampa, come il Telegraph, The Guardian. Scrive Paul Sims il 29 agosto sul sito del Daily Mail:
“E’ visto in genere come uno degli sport più corretti, particolarmente al livello di base. Ma la reputazione del rugby rischia di essere trascinata nel fango”.
Può un singolo episodio provocare un tale effetto?
In Inghilterra ci sono 1200 clubs in cui si pratica il “rugby union” (a 15 in sostanza), alcuni di antica data, la diffusione dell’ovale sul territorio è capillare e radicata.
La vittoria da parte del 15 inglese nel Mondiale del 2003, ha attratto nuovi fans ed allargato i perimetri del mondo del rugby anche a chi non ne conosce i codici. E questo secondo i commentatori spiegherebbe in parte il perché di abusi verbali che sempre più frequentemente si verificano a bordo campo a livello giovanile.
E’ un problema crescente a livello di rugby di base, lo denuncia Jeff Blackett, responsabile degli aspetti disciplinari della RFU (la Federazione inglese). “Ci sono stati altri esempi triviali, se non interveniamo i bambini riterranno accettabili questi comportamenti. E’ una minoranza che dimostra mancanza di rispetto, gridano ai giocatori della propria squadra, usando linguaggi pesanti e in genere mostrando poco rispetto verso gli altri e verso gli arbitri”
“Vogliamo rispondere alle richieste dei clubs, prima che questo comportamento si diffonda, pensiamo di introdurre sanzioni, anche se l’ultima cosa che desideriamo fare è privare i ragazzi del loro rugby a causa del comportamento di pochi adulti”.
E’ la prima volta che la federazione riconosce il problema e pur dichiarando che si tratta di comportamenti espressi da una minoranza, la federazione inglese appare comunque preoccupata e determinata ad anticipare possibili recrudescenze. Evidentemente la situazione già manifestatasi nel calcio amatoriale inglese governato dalla Football Association, dove i comportamenti degenerati sono stati all’ordine del giorno, preoccupa il mondo della palla ovale.
Così la Federazione ha distribuito un vademecum per gli spettatori che assistono ai tornei dei piccoli:
• Non fare nulla di offensivo, come insultare, umiliare, discriminare
• Non forzare i bambini a giocare
• Non girare per i campi in ogni momento.
• Non aggredire verbalmente gli arbitri, ricorda che sono volontari
• Non minacciare, intimidire, aggredire verbalmente o insultare gli altri spettatori o i giocatori
Laconico elenco di affermazioni scontate, se non fosse che talvolta la realtà non parla più il linguaggio della lealtà sportiva, del rispetto, dell’autodisciplina sia del singolo atleta che del pubblico.
Proviamo a chiederci:
1. la decisione dell’arbitro, qualunque essa sia, deve essere accettata dall’atleta e dal pubblico?
2. per gli avversari dobbiamo sentire lo stesso rispetto che sentiamo e dimostriamo per i compagni della nostra squadra?
3. per un bambino lo sport è un mezzo per imporsi o per crescere in mezzo agli altri?
4. vincere con l’inganno è vincere davvero?
Spunti per riflettere, non sui massimi sistemi, ma su quanto noi stessi siamo capaci di rispettare queste indicazioni.
Lo spirito del vero sportivo - atleta e spettatore - è stato codificato dal CIO:
L’atleta è un vero sportivo quando:
• pratica lo sport per passione;
• pratica disinteressatamente;
• segue i suggerimenti di coloro che hanno esperienza;
• accetta senza contestazioni le decisioni dell’arbitro;
• vince senza presunzione e perde senza amarezza;
• preferisce perdere piuttosto che vincere con mezzi disonesti;
• anche fuori dallo stadio ed in qualunque azione della sua vita dimostra spirito sportivo e lealtà.
Lo spettatore è un vero sportivo quando:
• applaude il vincitore, incoraggia il perdente;
• mette da parte ogni pregiudizio sociale o nazionale;
• rispetta la decisione dell’arbitro anche se non la condivide;
• impara dalla vittoria e dalla sconfitta;
• si comporta in maniera degna durante una gara, anche se sta giocando la sua squadra;
• agisce sempre, dentro o fuori dello stadio, con rispetto e sentimento sportivo.
E ora tutti al campo. I bambini sono fantastici!



