Genitori e allenatori: connubio indispensabile per un ambiente sportivo sano
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- Creato Lunedì, 10 Dicembre 2007 22:29
Suggerimenti. Che possiamo considerare dettati dal buon senso, anche se certamente sono il frutto di una osservazione professionale.
Su Gazzetta.it ancora Mabel Bocchi torna sul tema della educazione allo sport, che non è affatto indirizzato esclusivamente ai bambini, al contrario, interessa in primis gli adulti.
Quelli che sanno mettersi in gioco trarranno beneficio da quanto scritto dalla ex cestista della Nazionale azzurra. Mabel Bocchi, per chi non lo sapesse, è stata ed è una donna di sport, che ben conosce i meccanismi che regolano l'attività sportiva. Ha vinto otto scudetti italiani, una Coppa dei Campioni. È stata migliore giocatrice europea per diverse stagioni e nel 1974 fu nominata migliore giocatrice del mondo. Ha giocato 121 volte nella nazionale italiana di pallacanestro.
Ai genitori è rivolto un consiglio semplice: capite e ascoltate vostro figlio "per scegliere insieme lo sport, senza imporgli desideri o ideali personali".
Poi assicuratevi "che, specie nei suoi primi tempi di pratica sportiva, sia indirizzato verso un percorso formativo di crescita motoria, fisica e psicologica in cui l’agonismo venga coltivato e gestito, perché utile al suo sviluppo psichico ed emotivo, ma non esasperato.
È un difetto purtroppo comune di molti di voi quello di esercitare sui figli un senso di esasperazione nei confronti dell’attività sportiva, spesso connesso a un desiderio di rivalsa nel veder realizzare nei propri figli i successi che non siete riusciti a ottenere. Un errore che rischia di generare nei vostri giovani atleti tanta ansia e un esagerato senso dell’agonismo, che va oltre la sana voglia di vincere e di raggiungere il traguardo finale. Il vostro ruolo deve essere, viceversa, quello di ‘partecipe-spettatore’, in grado di condividere con il bambino gioie, successi e insuccessi di ogni allenamento e partita, senza dare troppa importanza al risultato dell’incontro e, soprattutto, incoraggiandolo a non abbattersi e ad avere fiducia in se stesso nonostante un insuccesso".
Mabel Bocchi traccia anche un decalogo per i genitori .
Aggiungiamo noi una domanda: fate questa verifica presso la società sportiva in cui gioca e (speriamo) si diverte vostro figlio?
Gli istruttori - "Dal momento che l’attività sportiva in queste fasce di età deve essere generale, ludica, varia e non specialistica, nonché priva di eccessi agonistici, l’istruttore, il suo grado di preparazione, la sua esperienza, la sua personalità, divengono elementi fondamentali nella scelta stessa della disciplina. Purtroppo in molte società sportive si verifica un meccanismo distorsivo per il quale gli aspetti agonistici hanno il sopravvento su quelli ludico-formativi. Per un’errata, ma diffusa concezione di quello che è il prestigio sportivo, che le società acquisiscono anche attraverso i risultati delle proprie formazioni giovanili, la dirigenza spesso assegna gli allenatori o gli istruttori alle varie squadre, collegando direttamente la qualità e l’esperienza del preparatore alla categoria. Accade così, per assurdo, che i ragazzini più piccoli si ritrovino l’istruttore più giovane e inesperto, che oltretutto viene comunque incentivato a raggiungere successi agonistici nei vari tornei di categoria. Questo è proprio l’atteggiamento da evitare. Un buon istruttore è, invece, quello che favorisce la creatività, il senso di responsabilità e la collaborazione, facendo leva più sull’aspetto del miglioramento che su quello del risultato. Un’altra sua caratteristica importante deve essere quella di non sottolineare l’errore o correggerlo, ma di stimolare le capacità auto-correttive del giovane allievo, inserendovi elementi motivanti l’attenzione e la ripetizione, anche per evitare che il bambino, sopraffatto dall’insuccesso o dal rimprovero, si rifiuti di ripetere un’esperienza frustrante".
L'ambiente - Cura per gli standard di sicurezza ma anche cura della serenità che deve caratterizzare il contesto. Il bambino deve avere voglia di stare, deve potersi crearse delle amicizie e trovare sempre nuovi e positivi stimoli per la sua crescita.
Concludiamo con una sintetica considerazione: l'ambiente, se non meramente inteso come struttura, è quindi la somma di fattori umani, comportamentali, che sono gli adulti in primis a controllare. Genitori ed educatori. Registriamo soventi casi di scaricabarile di responsabilità tra adulti: genitori che accusano gli allenatori per le loro scelte, allenatori che rimandano al mittente controaccusando di eccessiva ingerenza.
Insieme dovrebbero costituire nel tempo un connubio sintonico, nel rispetto dei ruoli, orientando la propria azione al servizio delle necessità e degli interessi dei bambini, e meno dei propri.



