Immeritata pioggia
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- Creato Giovedì, 19 Maggio 2011 00:51
Certo, con tutti i nostri limiti, i nostri peccati e le nostre mancanze organizzative, un accanimento così feroce del meteo contro il “Città di Perugia” non pensavamo di meritarlo davvero. Dopo i 40 gradi all’ombra della prima edizione (troppa grazia) e la burrasca dello scorso anno pensavamo di averle viste tutte e di poter sperare, a metà maggio (non a metà febbraio), in una giornata vagamente primaverile, mica col sole per carità (siamo a maggio, caspita!) magari coperta, magari ventosa, magari con quattro gocce a metà mattina o a fine pomeriggio.
E invece no, puntuale come una malattia, la nostra nuvoletta è arrivata e ci ha regalato le uniche quattro ore di pioggia ininterrotta degli ultimi trenta giorni e probabilmente anche dei prossimi. E che pioggia! Mica lo scroscetto che rinfresca l’aria, no no, la pioggia quella vera, fitta e insistente.
E se l’anno scorso era durata quel tanto che basta per rovinare la parte centrale della festa (il terzo tempo insomma), con una tregua giusto per una premiazione dignitosa, quest’anno a scanso di equivoci, appena finite le partite (almeno quelle giocate all’asciutto, e per come siamo messi ai piani alti, tutto sommato non è poco) dalle una e mezza fino a sera, giù acqua senza risparmio e temperatura da giacchetto pesante, a castigare, anche corporalmente, i residui entusiasmi dello staff, tutto pimpante e in maniche corte a sfoggiare orgoglioso la maglietta del torneo.
La festa quindi, quella che segue le partite, che dura tutto il pranzo fino alla cerimonia finale quindi, non c’è stata, o c’è stata in tono così dimesso che non assomigliava nemmeno lontanamente a quella che avremmo tutti voluto vivere.
Stress quindi, musi lunghi e nervosismi vari, ressa, delusione e un po’ di caos: del resto in un torneo primaverile se il tempo non ti assiste non c’è verso…, più o meno tutti proponevano di dire.
Quale bilancio allora? Dove trovare i motivi per sorriderci sopra?
Una mezza risposta ce l’hanno data quelli che devono essere, ed effettivamente sono, i protagonisti della festa, cioè i ragazzi. Perché se è vero che nel pomeriggio, con le finali in programma, una qualche idea di mandare tutto a monte con un salomonico pareggio tutto compreso ci era balenata, è bastato dargli un’occhiata per farci capire che non dovevamo provarci nemmeno.
Loro a giocare quelle finali ci tenevano davvero, e la pioggia che di lì a poco li avrebbe inzuppati come biscotti nel latte, li toccava come un moscerino davanti agli occhi, appena appena un po’ fastidioso.
Allora ecco gli Under 6, poi gli 8, poi a seguire 10, 12 e 14 a disputare finali da prima guerra mondiale, dove la conquista di un centimetro di fango vuol dire tutto, capaci di reggere sulle spalle la tensione di allenatori e supporters vocianti ai bordi del campo, le “botte” dei placcaggi, che non sono carezze neanche per dei bambini, acqua di sopra, acqua di sotto e acqua ai fianchi. Eppure alla fine i capitani col volto infangato e con le mani sulle spalle del collega a chiamare dentro il cerchio l’hurrà di rito rigorosamente “per il Rugby” incredibilmente ci sono stati lo stesso, il corridoio agli avversari pure, chi ha vinto ha gioito, chi ha perso ha versato qualche lacrimuccia e non certo per la pioggia. Insomma è stato rugby vero, forse anche di più, anche senza il sole. Del resto erano stati proprio i ragazzi, nel caos del tendone ristoro, quando la piccola banda musicale (sì, c’era anche quella…) ha cominciato a suonare qualche nota, a salire sopra le panche per ballare e a ricordare a tutti che quando è festa, è festa. E chissenefrega se fuori è il finimondo.
Basta per dire che ne è valsa la pena? Pensiamo, alla fin fine, di sì, non fosse altro che per aver vissuto le emozioni del (mini)rugby ma anche per aver visto all’opera e toccato con mano, ancora una volta, la passione operosa di tanti dei nostri.
La pioggia ha ingigantito i nostri limiti, ha evidenziato i nostri difetti ed è giusto che sia così e non ci si deve sottrarre alla critica, quando non è una bega da pollaio.
Ma non possiamo non riconoscere lo sforzo e la dedizione di quanti hanno collaborato, lo staff organizzativo, gli ex giocatori, gli Old, gli Under 18, grandiosi nella gestione delle partite al Curi, gli Under 16 reduci dalla partita di Jesi, i ragazzi delle squadre seniores, con tanto di turno di notte, gli arbitri, i direttori di concentramento e, tra i genitori dei ragazzi in campo, quelli che, potendo farlo, hanno scelto di dare una mano.
Loro la partita l’hanno portata fino in fondo e se il torneo si è potuto fare, ed è potuto giungere alla fine con tutti i tasselli a posto, è grazie a loro che sono stati all’altezza del coraggio e dello spirito dei miniruggers.
Le nostre squadre: dei risultati si sa tutto. Il trofeo assoluto, vinto per la seconda volta consecutiva, dà conto di un minirugby biancorosso base di un settore giovanile che sta colmando le lacune delle varie categorie; dall’Under 6 a salire non sembra esserci in questa stagione una squadra non competitiva. I nostri domenica a Rugbycity erano per l'esattezza in 108 a vestire la maglia del Grifo.
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