Cambiare, dipende da te

minirugby.it-lettere Caro Gianluigi Joe B.,
scrivi "Questo è solo un piccolo sfogo di un genitore davvero esausto dal mondo del football ma che ahimè continuerà ad appoggiare per amore dei figli" (lettera "Siamo l'isola felice?", leggi qui ).
Amore è un concetto che ha mille significati, sfumature e interpretazioni. Tu hai la tua versione, io la mia e nessuno può permettersi di discuterle, ovvio.
Mi e ti chiedo: dopo quello che hai scritto sul calcio (bambini maleducati, genitori scalmanati e maneschi, trucchi e sotterfugi di ogni tipo) che tu frequenti e permetti di frequentare ai tuoi figlioli, di quale genere d'amore parli?
Quali valori vuoi che i tuoi figlioli prendano come esempio? Cosa vuoi che ti si dica, forse vuoi sentirti dire che noi rugbysti siamo meglio di voi calciatori (ennesima replica di un assurdo dualismo) o che va così e così andrà nei secoli dei secoli? Balle, alibi, storie, per cosa... per non cambiare?

Un ambiente è fatto dalle persone che lo frequentano. Se quell'ambiente non ti piace più, accetta il tuo disagio, prendi per mano i tuoi ragazzi e portali via, spiegandogli dove li porti e perchè. Fai conoscere loro un ambiente diverso, magari impegnati di prima persona in una delle tante società "ovali" che hanno sempre bisogno di una mano e di un sorriso in più.
Forse ti diranno che vogliono tornare indietro. Forse ti diranno - un giorno - "grazie papà".
Io l'ho fatto 4 anni fa, mi è andata bene, mi hanno detto grazie. Eravamo in due, la settimana prossima andiamo in 120 - tra genitori e figli - al Trofeo Topolino.
Dipende da te.

Valerio



• E' talmente radicata la passione per il calcio ma anche talmente ricoprente e invadente l'informazione su questo sport, che l'idea che esistano alternative valide e parimenti foriere di soddisfazioni sfugge ai più.
Capita di essere guardati come degli sportivi originali, atipici, marginali in quanto rugbisti, più di quanto non capiti a chi pratica altri sport minori.
Sappiamo però che una volta che ci sei dentro, nel mondo ovale, vedi il fantasmagorico mondo del calcio come un carrozzone fatto di tante assurde e intollerabili aberrazioni; non sono esagerazioni, mi domando come si possano sopportare doping, partite vendute etc etc e perseverare nel seguire questo sport: è semplice, la passione è la passione, il calcio è bello da giocare già in mezzo alla strada e nel cortile. Peccato che poi proponga dei modelli che hanno grande richiamo e sono quanto di più distante dallo spirito amatoriale col quale bisognerebbe sempre approcciare lo sport.
Quindi che fare? Valerio dà una risposta semplice: in fondo ogni ambiente è fatto dalle persone che lo organizzano e lo riempiono (anche nel rugby s'intende, senza sconti) e se l'ambiente è corrotto, senza valori, di scarso profilo... o ci si adopera per cambiarlo o - potendo - se ne sperimenta un altro.
Ma, aggiungo, ricordiamoci che siamo noi genitori in primis a condurre i nostri figli e anche in mezzo a certi "vuoti" possiamo parlare loro e proporre modelli diversi, comportamenti non necessariamente omologati, senza necessariamente forzarli a cambiamenti drastici.
Penso alla figura di Gaetano Scirea, che fu un grande sportivo, prima che un grande calciatore, e uomo di esemplare serietà, pure frequentando quel mondo che alcune storiche sentenze avevano già dimostrato essere corrotto.

mf

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