Siamo l'isola felice?

minirugby.it-lettere Da poco ho scoperto e, confesso, per caso il vostro meraviglioso sito! Sono un genitore nonchè dirigente di una delle migliaia di squadre di calcio giovanile che da tempo ormai sente crescere quella strana sensazione di "culmine", di essere al capolinea e che casualmente si imbatte nelle lettere di questo sito ed improvvisamente si accorge che il "mondo che vorrei" esiste!
Ho un figlio che gioca nella categoria "Piccoli Amici" anno di nascita 2004, l'altro mio figlio invece nei 1999, ho sempre difeso il rugby come sport ma con la S maiuscola e Dio lo preservi dentro questo suo ambito di massima espressione di onestà e questo concetto lo esprimo sempre ai miei due figli.
Questo è solo un piccolo sfogo di un genitore davvero esausto dal mondo del football ma che ahimè continuerà ad appoggiare per amore dei figli. Lo so, se qualche altro genitore di piccoli calciatori leggerà queste parole potrà rispondermi che sono esagerato ma in cuor suo sa benissimo che è così. Ci sono quattro componenti che formano il calcio giovanile e questi per me sono i loro lati negativi, lo scopo di tutto ciò e farmi rincuorare e rispondere che nel rugby non è così...
Bambini. Notevolmente condizionati dalle altre componenti, troviamo bambini che inveiscono contro gli arbitri, emulano il loro allenatore protestando, simulando falli ed infortuni, con linguaggi altamente scurrili, giocando in modo scorretto e violento, con la sola intenzione di vittoria, accettandola addirittura anche a tavolino senza giocare, maleducati verso gli avversari evitando il saluto. A volte non affrontano con la serietà l'impegno a discapito magari di chi ci tiene veramente. Senza colpa specifica e ai piedi, a volte, calzano scarpe da calcio da 300 euro!

Genitori. Vera piaga del movimento perchè totalmente invasati e convinti di aver messo al mondo un fuoriclasse. Litigano e si scazzottano sugli spalti. Invitano più o meno velatamente a cambiare ruolo al proprio figlio il quale non gradisce la collocazione in campo, dimenticandosi però che è un gioco di squadra ma sopratutto che chi decide è uno solo. Inveiscono, sbraitano contro arbitri e bambini avversari incitando al gioco violento. Urla di pseudo-suggerimenti altamente tecnici a suggerire movimenti e gesti al proprio figlio in completa antitesi con l'allenatore. Accuse di malgestione tecnica fidandosi solo della opinione del figlio perchè ovviamente "mio figlio non sbaglia mai" se non addirittura attraverso accuse con messaggi anonimi.  Diversamente parcheggiano i figli riprendendoseli alla scadenza del "tagliando" disinteressandosi completamente dell'attività avendo un non meglio specificato  "benaltro da fare". Ezio Vendrame diceva: "L'ideale è allenare una squadra di orfani."
Dirigenti e allenatori. Essendo spesso a loro volta genitori soffrono anche loro degli stessi difetti con l'aggravante di essere in qualche modo rappresentanti del buon nome della società. Facilmente si fanno trasportare da mire semi-professionistiche che trascendono nell'agonismo puro, con richieste ridicole tipo controllo cartellini, proteste più o meno reiterate per il pessimo fondo del terreno, dimensioni del campo o delle porte, qualità dei palloni. Dirigenti malfidenti che richiedono copia dell'inutile referto, tutto questo con la conseguenza di perdere di vista lo scopo principale che è quello di aggregazione e di convivenza attraverso il calcio col rischio di confondere una società fatta di e per i bambini con una di uomini atti a soddisfare i propri desideri, peraltro umani, di sola vittoria; e proprio per questo non si dimentichino le tristi invettive talvolta da stadio verso l'arbitro "di casa", con la conseguenza inevitabile di trasmettere un messaggio davvero pessimo ai piccoli.
Artbitri. Non ufficiali, solitamente un dirigente delle squadra di casa. Frequenti episodi di evidentissima parzialità ormai sono all'ordine del giorno. Forse sapendo di essere padroni in qualche modo dell'evento che si sta disputando, magari confondendolo con finali di livello europeo, l'arbitro, facendone parte, tende spesso a favorire la squadra di casa. Conseguentemente tra i genitori-spettatori nascono umane e spontenee proteste anche se non del tutto giustificate. Arbitri che protraggono il tempo di gioco fino al recupero del punteggio della propria squadra, evidenti decisioni sempre a favore della squadra di casa, guardialinee che evitano di segnalare o viceversa in funzione della convenienza. Si trovano anche direttori di gara che seppur mossi da uno spirito di imparzialità non garantiscono per la poca autorevolezza e voglia di seguire il gioco, un regolare svolgimento della partita. Certamente oggi non si è aiutati nella conduzione sia dai bambini, sempre più scaltri e dediti all'inganno, sia dei dirigenti ed allenatori che non perdono occasione per inveire inutilemente nei confronti di un uomo che in fondo sta svolgendo un "servizio"
Vi supplico ditemi che per voi non è così, che invece siete e sarete ancora quell'isola felice di vera espressione di sportività.

Gianluigi Joe B.


• Che incubo. Sono certo che ci ha descritto le esasperazioni e che i buoni esempi non mancano, però la sensazione che le degenerazioni siano tante e frequenti l'abbiamo. Il rugby non è un'isola felice per caso, è un isola che ha radicate tradizioni e valori che tuttavia devono essere difesi e condivisi con i neofiti che stanno accrescendo il movimento in questi ultimissimi anni. Allerta insomma.

mf

 

Informazioni aggiuntive