Dura vita di un genitore

minirugby.it-lettere Io che con una Nikon con un potente teleobbiettivo, un po' scherzando, un po' facendo sul serio, provo a fotografare la squadra dei miei figli della U8 e U10, mi accorgo di avere una sorta di pass per ogni concentramento e quasi tutti i tornei.
Di genitori a bordo campo ne ho visti un po': fotografi come me, intrufolati, accompagnatori, allenatori, ecc posso dire che il tema dei genitori a bordo campo è un argomento estremamente interessante e importante, per noi genitori ma soprattutto per i nostri figli.
 La mia presenza a bordo campo, che mi sforzo senza successo di far essere discreta e neutra, mi accorgo che spesso così non risulta almeno per i miei bambini.

Mi sorprendo lì sulla linea di meta, con la macchina a tracolla a lottare tra guardare nel mirino della Nikon e cercare lo sguardo (e a volte non solo) dei miei piccoli rugbisti per cercare di comunicare apprezzamento, incorggiamento, o ahimè disappunto e così di essere di troppo e anche di intralcio nel loro percorso di  crescita nell'autonomia, nella libertà e nell'espressione di se che insieme anche ai compagni di squadra cercano, nonostante tutto, di fare.
Come genitore mi interrogo come ha fatto l'amico nel rugby che ha scritto la sua riflessione (Papà e mamma a bordo campo, anzi no ) che mi ha provocato e che per questo mi permetto di segnalarvi. In questa ho trovato ancora una volta conferma che vita dura è quella del genitore... anche sul bordo di un campo da gioco... ma anche che è bellissima grazie a loro: i miei fligli!
La mia carriera di fotografo del rugby potrebbe perciò subire un duro colpo...

Francesco F.

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