Vergogna a Roma?
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- Creato Mercoledì, 09 Febbraio 2011 22:45
leggo oggi la lettera inviata dal Sig. S. Natale che trovo assolutamente distante dallo spirito dello sport che viviamo e che insieme promuoviamo, a partire dal suo incipit: "Vergogna a Roma".
Lungi da me l'intento di scendere in campo in favore della Società che rappresento e di chi organizza le attività di Minirugby: penserà chi direttamente chiamato in causa a spiegare, ove lo ritenga necessario.
Solo perchè si sappia, il Comitato Regionale è da mesi impegnato nella redazione di un codice etico che aiuti le Società a vivere e condividere i valori di questo sport evitando gli imbarbarimenti propri di altre discipline. Obiettivo della Commissione Etica di cui faccio parte, è quello di spiegare e insegnare soprattutto ai genitori cosa pretende il rugby da tutti coloro che gli si avvicinano, siano essi giocatori, sostenitori, tecnici o dirigenti. E gli ultimi fatti verificatisi in Top 10 o gli innumerevoli episodi che continuano a verificarsi a bordo di molti campi, a tutti i livelli, ci raccontano di un progressivo imbarbarimento a completo nocumento di quello che il rugby ha da sempre insegnato.
Quello che più mi colpisce, oltre al titolo e ai toni utilizzati - che mai, a mio avviso, contribuiranno a costruire qualcosa di migliore - è la rappresentazione di una realtà molto distante da quanto realmente verificatosi.
Non credo valga la pena rispondere ai numerosi spunti polemici; mi chiedo perchè si dia spazio a chi, senza rispetto alcuno per il lavoro gratuito di tanti, si permetta di gettare fango su una giornata di vera festa del rugby, sovrapponendo piani e responsabilità.
Perchè questo viene fatto senza preoccuparsi di contattare per conoscenza la società organizzatrice, chiamata in causa e incautamente denigrata nello scritto pubblicato? Perchè si da spazio a questi toni in un portale dedicato al minirugby, ovvero a bambini ed adolescenti?
Di certo, molto poteva esser fatto in maniera migliore e noi, come tutte le società che hanno a cuore questo sport, proviamo sempre a far tesoro delle esperienze e degli errori fatti per migliorare. Per far ciò ci affidiamo sui tanti genitori e non genitori che volontariamente ci danno una mano in mille modi.
Amiamo il rugby, e questa è l'unica cosa che conta e ci impegniamo per far si che ogni giorno si trovino i giusti canali per suggerire senza infangare, avendo cura di provare ad evitare che la miglior intenzione si trasformi nel peggior boomerang: per lei come per la Splendida Società di cui dice di esser parte.
Emanuele Lusi
Vice Presidente della U.S. Primavera Rugby A.s.d.
• Gentile Emanuele Lusi
auspicavamo di potere leggere un approfondimento in merito a quanto abbiamo pubblicato, e la ringrazio per averci scritto.
Prima di entrare nel merito, mi permetta alcune brevi ma opportune precisazioni.
La lettera in questione è stata indirizzata a noi in copia ma il destinatario era il Comitato, col quale lei collabora, è firmata e quindi il destinatario avrà certamente modo – se lo riterrà opportuno - di rispondere direttamente al mittente per la questione che pone con il suo scritto.
Abbiamo pubblicato questa lettera di disappunto (il titolo provocatorio le do atto che è forte e avremmo dovuto aggiungere un punto di domanda… lo facciamo ora), non perché è nostra missione andare a denunciare se in un concentramento esistono o meno i bagni pubblici, ma perché riteniamo invece assai utile la condivisione di opinioni che riguardano il movimento, positive o negative che siano. Smentire le osservazioni del signor Natale non è compito nostro e chi è interessato a replicare garbatamente, è - come vede - ospitato con piacere.
Veniamo al dunque. La lettera polemizza ma offre una occasione proprio per evidenziare, soprattutto ai neofiti, quello che con enorme impegno e non senza difficoltà i club fanno, e così la Federazione, per consentire ai bambini di svolgere una attività quanto più possibile programmata e ordinata.
Nella sua risposta leggo infatti alcune cose importanti che, mi darà atto, probabilmente la maggioranza dei praticanti e delle loro famiglie, e probabilmente non solo loro, non conosce e nemmeno sospetta.
Il fatto che si stia approntando un codice etico, ad esempio. Come lei, rileviamo da tempo sui campi quello che ha definito “un progressivo imbarbarimento a completo nocumento di quello che il rugby ha da sempre insegnato”. Riceviamo segnali in questo senso con una certa regolarità da alcuni genitori ed educatori attenti e sensibili, alcuni ci hanno anche chiesto di interessarci perché venga in qualche modo proposto un codice. In ultimo, sono interessato all’argomento in prima persona, continuando ad investire molto come padre in questo sport che ritengo unico e che tale spero rimanga, anche attraverso questo confronto.
La lettera in questione ci ha già permesso di aprire una discussione con altri genitori, per lo più emergono due aspetti: il tenore un po’ polemico e lo “scarso spirito di sacrificio” da un lato, ma anche la necessità di dare al movimento più strutture e organizzazione, proprio per accoglierne la crescita che si sta registrando.
Anche la lettera “Organizzazione, cultura del rugby, motivazione...” ricevuta contestualmente, in qualche modo lo testimonia.
Lei sa meglio di noi che il numero crescente di club e di iscritti (ergo, club con più squadre per categoria), la penuria di impianti, le esigenze logistiche e di bilancio dei club stessi, il livello tecnico dispari... sono i fattori che rendono difficile pianificare i concentramenti che accontentino tutto i tutti. Non è un caso infatti che in alcuni territori i programmi dei concentramenti vengano rifatti anche alla vigilia del weekend per andare incontro alle esigenze dei club: chi non può raggiungere destinazioni troppo lontane, chi non può ospitare troppe squadre non avendo spogliatoi a sufficienza, squadre che si ritirano etc etc… mi creda, le famiglie questi aspetti generalmente non li conoscono e non tutti hanno lo spirito di sacrifico da pilone. Le aspettative anzi sono crescenti. Ma poi sono i volontari che mandano avanti con grande disponibilità e merito la macchina. Qualcuno non se ne accorge: i neofiti, coloro che a rugby non hanno giocato o che si trovano a praticarlo in neonate realtà, hanno necessità di acquisire ancora di più la cultura del rugby, i suoi metodi, il suo spirito, anche di comprenderne il funzionamento organizzativo.
Dopo la vittoria ai Mondiali del 2003, in Inghilterra la RFU si è trovata a fare i conti con un incremento degli iscritti provenienti da altre discipline, riscontrando nel tempo un decadimento del fair play nell’ambiente. In Italia, dove spadroneggia il calcio con le sue logiche spesso faziose e dove il fair play non è la prima preoccupazione per molti, il problema si pone almeno in egual misura.
Non è meglio allora parlarne, anche prendendo come utile pretesto lamentele come questa? Dei codici etici, di quanto è articolata la programmazione dei concentramenti, della finalità partecipativa e di riscontro e non competitiva degli stessi, non è il caso di rendere più consapevoli tutti? Discutendo con una mamma che non condivideva lo spirito di quella lettera, condividevamo però che alcune questioni emergono e che è meglio ascoltarle e smentirle piuttosto che lasciarle ribollire e ingigantire nelle chiacchiere fuori dagli spogliatoi.
La lettera pone una questione agli organi federali; incidentalmente lamenta un disagio provato al vostro campo domenica (nessuno di noi ha dubbi sulle capacità organizzative del club che organizza il più grande torneo di mini rugby del centro sud e preferiamo chi fa e magari sbaglia a chi guarda e critica).
Però lei scrive a noi lamentando il fatto che abbiamo dato spazio alla lettera senza consultarvi. Dovevamo? Non credo. Lo spazio per la vostra serena replica c’è e riteniamo sia anche una opportunità, come spiego sopra.
Minirugby.it è una realtà che è cresciuta molto dal 2006, quando nacque, ma - anche se si trova a fare i conti con una quantità di lavoro sempre crescente - conserva la stessa passione iniziale e lo spirito amatoriale. Anche a noi questo costa fatica.
Non sono le polemiche il nostro pane e scorrendo gli articoli avrà modo di verificarlo. Ci gratifica molto di più potere pubblicare articoli che parlano degli aspetti educativi del mini rugby, della solidarietà etc piuttosto che di meri risultati, che pure sappiamo sono molto attesi da chi legge.
Questa sua risposta ci dà quindi l’occasione di rilanciare nel nostro piccolo i temi importanti dello sport sui quali notiamo in generale un certo torpore. Un torpore che poi genera sui campi quegli atteggiamenti antisportivi dai quali vogliamo difenderci e che non sempre emergono.
Nel concludere le do la mia personalissima opinione sul contenuto della lettera: sono propenso a pensare che il disagio esternato dall’estensore sia frutto di una lettura personale e di una conoscenza parziale delle dinamiche che regolano i concentramenti e la loro organizzazione. La cronaca dell’evento che avete comunicato parla al contrario di una bella domenica ed è on line.
Non era censurando la lettera che potevamo rendere un migliore e sereno servizio, e lo spazio per le legittime puntualizzazioni come vede c’è.
Grazie della disponibilità e della attenzione.
Max Fini



