Organizzazione, cultura del rugby, motivazione...

minirugby.it-lettere In qualità di allenatore del minirugby Colleferro spesso mi avvalgo del vostro splendido sito per far conoscere la realtà del mio club con l'approvazione del nostro quadro dirigente.
Questa volta invece vi scrivo a titolo personale per manifestare una sensazione negativa che ormai mi accompagna da quando uscito dal campo di gioco ho deciso di crescere come coach.
Può sembrare un paradosso ma dopo 30 anni di rugby giocato con enormi soddisfazione, scoprire quello che succede fuori dal campo non è altrettanto soddisfacente.
Prendo spunto dalla lettera di quel papà di Viterbo titolata "Vergogna a Roma" per ribadire il mio malessere che corrisponde ad una folla sconosciuta di coaches, dirigenti, accompagnatori, genitori cosidetti di "periferia". Una folla silenziosa che fa una gran fatica a creare la cultura del rugby in un ambiente bombardato da false illusioni e comportamenti mutuati da sport che con i valori da noi così sbandierati non hanno nulla da spartire.
Domenica scorsa ho accompagnato la mia banda di ragazzini (U8 e U10) al concentramento di Rocca Bruna (Villa Adriana)  organizzato dal Rugby Junior Senza Confini.
In breve, causa l'esiguità del numero di squadre, i giovani ruggers della U10 hanno giocato solo 2 partite. Addirittura l'U8 una sola partita 5 contro 5 di 10 minuti...

Poi scopro che a Roma, come è riportato dal papà di Viterbo, era stato programmato un concentramento con 10 squadre per categoria... ora senza polemizzare con il Rugby Primavera che ha avuto il merito come società di trovare una eccellente sistemazione logistica e rispettando la sua storica e meritata tradizione rugbystica,  non sarebbe stato il caso di coordinare meglio la suddivisione delle squadre?
Capisco che per il bacino di utenza romano è meno impegnativo spostare i ragazzi in "campagna" piuttosto che organizzarsi dentro le mura... ma non sarebbe più corretto uniformare, almeno una volta al mese, la qualità tecnica e numerica dei concentramenti?
La riflessione finale che come coach mi rende perplesso è legata all'ultimo corso di aggiornamento della F.I.R (lo scorso lunedì...) dove la preparatissima  dott.ssa Flavia Sferragatta ha spiegato molto chiaramente i delicati aspetti motivazionali del giovane ruggers che se non curati a dovere portano ad un rapido abbandono.
Come faccio a motivare i bambini se non riesco a regalare loro un momento motivazionale importante come un bel concentramento domenicale che non si riduca ad una partitella che è poco più di un allenamento?

Raffaele D.D.

 

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