Vergogna a Roma
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- Creato Martedì, 08 Febbraio 2011 13:24
Sono il padre di un bambino di 12 anni che per la prima volta quest'anno si è avvicinato alla pratica del rugby tesserandosi per la società Green '86 di Viterbo categoria under 12. Scrivo arrabbiato dopo aver sentito per l'ennesima volta in tv il lamento per gli scarsi risultati che otteniamo in campo internazionale dovuto alla scarsa diffusione del rugby e quindi della ridotta base di reclutamento. Credo che l'organizzazione con la quale vengono gestite le attività giovanili vadano nella direzione esattamente contraria, ovvero, nello scoraggiare la pratica.
L'episodio della domenica ultima scorsa durante la quale abbiamo partecipato al concentramento della Primavera Rugby a Roma sulla Nomentana è per me emblematico: per l'ennesima volta (come dall'inizio dell'anno e con qualsiasi tempo e temperatura) siamo dovuti partire da Viterbo per andare a giocare in trasferta costringendo i bambini ad una alzataccia domenicale nell'unico giorno in cui non vanno a scuola. Eppure questa volta il nostro campo era disponibile e perfettamente organizzato (c’è perfino una club house!) ad ospitare un raggruppamento; purtroppo le “solidali società sorelle" di Roma si guardano bene dall'iscriversi preferendo andare ad ingolfare un campo dove, in una bolgia infernale, si sono ritrovate 10 società con 3 categorie a giocare! Con il risultato che alla fine i nostri ragazzi non ricordavano neanche contro chi avevano giocato!
Il tutto in una struttura abbandonata e che veniva aperta per la prima volta dopo essere stata presa in gestione dalla società ospitante. Tralascio i miei commenti sulla mancanza di un semplice posto dove sedersi nelle 5 ore di permanenza ai bordi del campo( per giocare 4 partitelle di 12 minuti l'una!), della ospitalità per i bambini, dei bagni, etc. Mi pongo e vi pongo alcuni interrogativi:
1) ma a chi è venuta la cervellotica idea di inventarsi i concentramenti per giocare? Un normale campionato giovanile come si fa in tutti gli altri sport di squadra non andava bene?
2) per quale motivo se una società è tenuta a partecipare ad un certo numero di essi poi si dà la possibilità discrezionale alle società di iscriversi a quello che gradiscono meglio? Secondo voi una squadra di Roma sceglierà un raggruppamento di Roma o uno di Viterbo?
3) perché non si assicura che anche le società più lontane e disagiate almeno un paio di volte l'anno, non dico di più, possano anch'esse ospitare una giornata e non venire sempre obbligate a viaggiare penalizzando quelle che non si iscrivono lontano?
Il risultato di tutto questo è che chi è più lontano e penalizzato viene ulteriormente danneggiato. Quando tutto il peso della pratica dello sport giovanile ricade sulle spalle delle famiglie bisognerebbe che ci fossero teste pensanti al vertice dell'organizzazione: ma vi siete chiesti alla fine di una stagione che costo devono sopportare i genitori in termini di tempo libero sacrificato, di soldi per trasferte e disagi per la lontananza oltre agli oneri economici per la sola iscrizione? Personalmente, poi, la cosa la soffro ancora di più visto che tutti i giorni della settimana già sono pendolare a Roma per lavoro, potete immaginare con quale felicità ci vado anche la domenica...
Credo che la nostra società dovrebbe alzare di più la voce ma forse la logica delle FIR è quella del più forte ha sempre ragione o della minestra e della finestra: se vuoi giocare così vanno le cose e ti arrangi oppure ti dedichi ad altro. Qualcuno dei nostri ha già mollato e non so quando durerà la carriera rugbistica anche di mio figlio se le cose dovessero continuare ad andare in questo modo, ma poi si possono sempre ingaggiare gli oriundi per la nazionale, no?
Natale S. (un padre con le scatole piene)
Riceviamo in copia questa protesta indirizzata al Comitato Laziale, speriamo di potere leggere anche la risposta in modo di avere maggiore comprensione di questa situazione.



