Minirugby, attività rischiosa...
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- Creato Mercoledì, 12 Maggio 2010 23:53
Scusate il ritardo ma lo scrivente non ha ancora ripreso il pieno possesso delle proprie facoltà mentali.I più attenti di voi ricorderanno che l’anno scorso i micetti furiosi vi avevano dato un appuntamento per festeggiare assieme. Da gente affidabile, abbiamo mantenuto la parola e festeggiato; altroché se abbiamo festeggiato…
Dopo questa edizione del Topolino siamo giunti alla conclusione che il minirugby è un’attività particolarmente dannosa per gli adulti. In due giorni abbiamo collezionato un’impressionante serie di patologie psico-fisiche: non si contano tra i nostri i casi di infartuati, cirrosi epatica, deliri di onnipotenza, embolie celebrali, perdita di coordinazione, epistassi, inappetenza, cambi di identità.
Personalmente ho deciso che in casi futuri è preferibile partecipare al raduno degli alpini. Lì, i livelli di stress e di assunzione di alcool sono sicuramente inferiori.
Dunque, dunque, per un minimo di cronaca i "micetti furiosi" si sono presentati da subito belli agguerriti, mucine sugli occhi, faccia da sonno che è tutto un programma, i soliti ritardatari che si fanno attendere (promemoria: uscita Preganziol non Palmanova); i micetti genitori (diremmo pure “gati veci”), finalmente dotati di maglietta ufficiale, hanno preso possesso del territorio già dalla sera prima occupando con astuzia la migliore palude disponibile. Sabato mattina di buon ora va in scena il nostro inconfondibile caos organizzato; liti coi gazebo che ostinatamente rifiutano di farsi montare, ammucchiata selvaggia di zaini, cibarie, tavoli, capi di vestiario e fratelli minori rimasti sepolti.
Fortunatamente giove pluvio ci concede un minimo di tregua e i livelli di melma risultano accettabili.
Iniziano le danze e si vede da subito che i nostri sono belli carichi. Le due squadre si battono con grinta e i risultati non tardano ad arrivare.
Nel contempo la falange berica, con indubbia disciplina e senso del dovere, si impone di non trascurare nulla di quello che la manifestazione ha da offrire. In compatto ordine sparso ci dividiamo imparzialmente tra il tifo sfegatato per le nostre squadre e quello per tutte le altre che ci capitano a tiro, il curare le public relations con totali sconosciuti (meglio se mamme,) le insopprimibili soste al campo base per potersi abboffare di deliziosa porchetta con pane fatto in casa, le visite guidate al bar e agli stand gastronomici e, come ovvia conseguenza dei precedenti, ai servizi.
I nostri ometti ci deliziano di una grinta ed un’organizzazione che potevamo intuire, ma temevamo non si dovesse realizzare in pieno. Li abbiamo già visti giocare bene, ma in queste giornate si sono veramente superati. I micetti furiosi sono mutati in gatti selvatici ed entrambe le squadre schierate hanno colto dei risultati inattesi.
Già sabato pomeriggio molti di noi genitori mostravano segni di cedimento, chi ha perso la voce, chi una tonsilla, chi l’innocenza, chi la moglie, chi il cavatappi (orrore!).
La domenica mattina, rinfrancati da un sonno ristoratore e magari dalla rimozione dello strato fangoso, si ricomincia. Paura e terrore sono ampiamente diffusi tra le fila vicentine. Dopo la crudele selezione del sabato, ci aspetta al varco il temutissimo Frascati.
Parlarvi dell’incontro è impresa improba; noi tutti abbiamo veramente sofferto assieme alle nostre “gracili ed esili” creature. Personalmente penso di aver assistito ad uno degli incontri a più alta densità sia fisica sia emotiva degli ultimi anni. Tra il pubblico scene di delirio assoluto, ho visto genitori di altre squadre soffrire come se fosse il loro figlio quello in campo, ho sentito boati di folla e grida di incitamento che manco al Sei Nazioni, ho visto genitori delle opposte fazioni sostenersi e complimentarsi a vicenda. L’acme si è raggiunta quando il nostro grido ufficioso, urta (per i non veneti: spingi) Vicensa (S ispanica non venetica) urta, si è trasformato in URTA AMORE URTA. Lì abbiamo capito di aver raggiunto il punto di non ritorno. Merito o demerito l’introduzione dell’erotismo spinto al trofeo Topolino? Ai posteri l’ardua sentenza….
Sia come sia, i vicentini magna-gatti alla fine prevalgono, con una meta dell’ultimo secondo, forse colta per esaurimento dei contendenti. Commenti tecnici sulla partita a chi se ne intende e li vuol fare. Non ce ne vogliano gli altri, ma prevalere sull’organizzatissima e bravissima Frascati è stata durissima. Nota tecnica per l’organizzazione: la staccionata era già rotta, non è colpa del mucchio selvaggio di mamme scatenate.
Dopo tanta sofferenza abbiamo appena il tempo di rinfrancarci e riposarci, ossia andando a tifare per gli altri, i più irriducibili che se ne sono perfino andati a Casale a vedere la U14. Già alle 12.30 i primi elementi della colonna motorizzata si parcheggiano davanti al Monigo e danno inizio ai riti propiziatori: caffè bello robusto, giri di amaro e liquori (all’una di pomeriggio?), danze sciamaniche, ansia per la partenza del GP di F1 (ma se po’?).
E finalmente si aprono le porte e si può sciamare all’interno del Monigo ove per un tempo interminabile siamo deliziati dalla hit parade dei successi Disney sparati ad un volume degno di un concerto degli AC/DC. Uno dei nostri ci piomba direttamente in campo dopo aver abbandonato il pranzo della comunione ed essersi giocato almeno 150 punti della patente.
Il popolo biancorosso è sovraeccitato per la doppia presenza in finale della U10 e della U14. Il titolo di finale più simpatica se lo guadagnano i mitici U6; dalle tribune è perfino difficile vederli…
Tocca a noi, sedativi e defibrillatore pronti, ultras in prima fila, striscioni e bandiere al vento.
La finale con i bravissimi del CUS Verona non ha molta storia, i nostri sono talmente carichi che affronterebbero anche quei ragazzoni con la polo bianca che dal campo stanno assistendo agli incontri. Fischio finale, pubblico impazzito e tracollo economico dovendo pagare da bere ad una marea di gente.
Possiamo ora di svelarvi alcuni segreti che ci hanno permesso di prevalere su tanti degni avversari. Vi chiederete se la nostra forza risiede negli allenatori di eccellente formazione? Oppure nella lussuosa struttura sportiva a loro disposizione? Potrebbe forse essere la composizione multietnica della squadra? (ebbene sì oltre ai banali elementi di etnie misto-irlandesi, spagnole, americane, australiane, africane, abbiamo tra i nostri degli altovicentini - che notoriamente fanno nazione a sé -).
Niente di tutto questo. Abbiamo puntato su misteriosi ed insondabili riti scaramantici. C’è chi si è fatto venire un herpes simplex a furia di ciucciare bastoncini di liquirizia, chi non ha potuto indossare una certa maglietta o cambiarsi le calze; perfino un banale parapioggia ha avuto un suo ruolo.
La nostra festa è completata dalla splendida vittoria della U14 contro un’ottimo Valsugana.
Finito qui direte voi? Macchè; rientro all’ombra della basilica e ritrovo in club house dove si ricomincia. I minirugbisti danno vita ad un simpatico incontro serale U10 vs U14 e noi diamo fondo agli avanzi della giornata. Solo a notte fonda finalmente si spengono le luci ed almeno per un po' cala la quiete…
Michele F.




