Vinco anch'io? No tu no...

minirugby.it-lettere Mio figlio ha la fortuna di fare parte di una e, dico "una", bella squadra Under 10 di rugby, composta da quasi 50 bambini. Per forza di cose,  per poter partecipare a tornei e concentramenti vari, la squadra deve essere divisa in tre gruppi.
Per questo i nostri educatori/allenatori, con pazienza e con non poca fatica, spiegano ogni volta ai nostri piccoli rugbisti il motivo per il quale devono giocare nella squadra gialla, bianca o arancio piuttosto che nella squadra blu o perché sono convocati ad un concentramento piuttosto che ad un torneo. I ragazzi con intelligenza e maturità e con tanto spirito di squadra capiscono ed accettano senza fiatare le decisioni del loro allenatore.
Ma poi che succede ad un importante torneo?
Succede che la squadra blu vince  e la gialla e la bianca si classificano più giù, ma dov’è il problema? Alla fine sono in 45, "tutti" insieme a festeggiare e a farsi fotografare con la coppa, meravigliosi, al punto che qualche genitore si commuove…
Ma all’allenamento successivo succede la cosa più grave e brutta che un genitore possa fare, quella di far cadere la gioia di assaporare una vittoria, che ti spetta di diritto perché fai parte della squadra anche se non ne sei stato completamente protagonista.

A fine allenamento, tutti i ragazzi vengono festeggiati in campo dai ragazzi delle altre categorie - U6, U8 e U12 - e felici rientrano negli spogliatoi per la doccia. A questo punto succede che, vedendo l’esaltazione del proprio figlio, un papà stronca la sua gioia dicendo “tu non hai vinto niente, i blu hanno vinto”. Questa frase detta in spogliatoio in mezzo a tutti i ragazzi non danneggia solo suo figlio (per il quale il genitore è libero di decidere su cosa è bene o no) ma anche gli altri bambini, la loro gioia, la loro fiducia negli allenatori. Nessuno ha il diritto di offendere i bambini. Alcuni sono tornati a casa amareggiati e confusi, compresi quelli che hanno indossato la casacca blu e portato alla vittoria tutta la squadra. I bambini sono persone con una dignità da rispettare e da loro dovremmo imparare.

Una mamma amareggiata che ha raccolto le proteste del proprio figlio. 

 

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