Jonny Wilkinson gioca, promesso!

minirugby.it-lettere A 9 gradi sottozero, col buio che è ancora lì, la domanda “e chi me l’ha fatto fare” te la fai, eccome.
Me la sono fatta subito per levarmela dattorno appena messo il naso in strada, e amen.
Bardato come un alpinista, sospinto da un impegno preso, un caffè e basta nello stomaco, eccomi là, sono le sette e qualcosa e sono là. Non sono nemmeno il primo, e lo sapevo. Qualche voce assorbita dalla neve e un ronzio, sono le pale meccaniche che vanno avanti e indietro, sul prato bianco, intonso, che è un peccato non rotolarcisi dentro e farci pupazzi… ma non è il giardino pubblico questo, né quello di casa.
No, è un rettangolone immenso, dal quale spuntano pali alti come il cielo. E’ il prato del Battaglini. Ricoperto di neve non si capisce nemmeno dove finisce. E va ripulito, tutto.
Insomma, mica come spazzare la rampa del garage, che già è una rottura di scatole.
La tribuna è là, le effigi di Maci e Doro rincuorano, dopo che le hai viste non torni a casa finchè non hai finito. E poi ricorda, c’è Jonny oggi, e chissà quando più, e hai fatto una promessa al tuo minirugbista di casa…

Pala e via andare.
Partono anche i pensieri. Qui abbiamo una storia che chi la conosce tutta ogni tanto te ne racconta un pezzo, quell’altro ci fa i libri, anche una enciclopedia. Quell’altro ancora ha le maglie storiche nella vetrina del suo negozietto. Gli scudetti sono tanti, le partite vinte una per abitante, lo spirito è stato pari a quello che si respira dalle parti di Cardiff e ce l’ha portato un certo Carwyn James (chiedilo a Caio cosa significa, pronuncia la parola Galles che lui parte e non si ferma più). Poi di campioni hai voglia, ad ogni piazzato sbagliato ancora qualcuno fa il nome di Botha… vado avanti?
No, tutto vero ma qui mancano i quattrini signori, i teli per coprire il campo a neve preannunciata da giorni non ci sono, si fa leva sul cuore, sulla voglia.

Alle 7.30 siamo in venti - non mancano nè la Presidentessa, nè il coach… a spalare – ma poi arrivano gli altri. Ecco forse la forza è questa. Denari no, organizzazione ni, cuore tanto. Per questa neve possono bastare, per il resto, chissà…
Ce la facciamo, forse non ce la facciamo, giocherà Wilkinson? Salame e pan biscotto.
Passano i ragazzi della prima squadra, hanno un saluto per tutti, qualcuno imbraccia anche la pala.
Alle 9.30 arriva anche il mio minirugbista, con lo stemma della sua squadra addosso, “dammi una pala papà” e via anche lui con gli altri due o tre amici biancoazzurri. “Gioca Wilkinson?”

Il Rugby Club Toulonnais, o Tolone come si dice senza troppe storie, arriva, et voilà… il campo è lustro. Si può giocare.
Freddo cane, in mediana Wilko non c’è, ma quelli hanno anche Contepomi, apertura con… i fiocchi, gli facciamo anche una meta ma tanto sappiamo che dura poco. E infatti. I rossoblù lottano ma la superiorità di questa corazzata si vede. Chissenefrega, il vin brulé è ottimo e scalda, e poi la questione è un’altra: “Ma entra Wilkinson?”
Il mio minirugbista è a bordo campo, con i suo compagni, come sempre… raccatta. Esce una palla, una corsa, un passaggio: “Ma quando la passo a Wilkinson mannaggia?!”.
Noi facciamo 7 punti all’inizio e quelli restano. Loro 30 e il vin brulé finisce, guardo il cronometro, anche il tempo è finito.
OK, vabbè, insomma… via tutti agli spogliatoi. Bisogna "placcare" Jonny, e poi Umaga e poi Contepomi e poi…
I francesi sono così, fanno fatica a riuscirci simpatici, anzi, non ci riescono mai, c’è calca davanti allo spogliatoio allora ecco un diversivo, mandano fuori un paio di giocatori e il resto esce dal retro.
Il mio minirugbista ha l’espressione del caso: “Mi sa che Wilkinson lo vedo in Tv!”.
Ma va là, tutti fuori… la sorte ci aiuta, il pullman è bloccato nella neve e non parte. Jonny e compagni che fanno? Spingono… che quadretto! Ma niente: c’è tempo, vai con autografi e foto.
Jonny Wilkinson ha vinto una coppa del mondo, è il giocatore di rugby probabilmente più famoso del mondo, Baronetto anche… eppure, un sorriso per tutti, una foto per chi gliela chiede, un autografo con dedica. Un Sir. Il mio minirugbista gli porge la foto, legge e quasi non ci crede. “Play well my friend” firmato Jonny Wilkinson.

Mentre i supporter fanno a palle di neve con i giocatori transalpini, noi con i piedi congelati ce ne andiamo a casa.
Cielo plumbeo, luce calante. Con questo freddo si stava bene a letto.
Ma siamo stati meglio qui. Come sempre.

mf

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