Zacchè perdonali!
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- Creato Mercoledì, 18 Novembre 2009 00:18
Carissimo Zacchè
gli amici campagnoli dello sport minore italiano che sabato scorso, con i loro scarponi da montanari e i sorrisi sgranati da paesani in festa, erano in gita nel sacro Tempio del Calcio, mi hanno segnalato il suo sottile ed irriverente trafiletto di commento al Test Match Italia – Nuova Zelanda ("Quello 'sfregio' alla Scala del Calcio - Il Giornale 15-nov-2009); e siccome non l’han capito proprio e siccome si sono offesi…
Sì, insomma, ho dovuto perderci del tempo per spiegare loro che, finita la festa, è tempo che santi e dottori ricevano – e con l’inchino anche - quanto tolto loro per una domenica.
Non è stato facile, sa? Pensi, qualcuno di questi bifolchi – tra una birra e un pane e porchetta - argomentava anche… chi diceva che oltre alle targhe che ricordano le belle imprese delle due squadre meneghine e i ricordi di quei bei nomi che ha snocciolato, dagli spalti di S. Siro sono piovuti “buuuu” per i neri e motorini per tutti, che poco fuori a un ragazzo capitolino anni fa gli scoppiò il cuore perché s’ostinava a fuggire da certi filosofi della curva, che più in là nel tempo nel Tempio ci entrarono i gendarmi per accompagnare in Questura onorabili sportivi scudettati che s’aggiustavano le partite per farsi la mancia, e che questa cosa è ricapitata e poi ricapitata e poi…
Invidiosi, dico io.
Invidiosi morti di fame, invidiosi di veline e di licenze di parlare senza troppi congiuntivi, di cotonature e conti in banca come il PIL del Ghana, di arbitri rinchiusi negli spogliatoi, di plusvalenze e scudetti assegnati in tribunale, di filo spinato e celerini dappertutto, ritornelli sull’Heysel e di tornelli, di biscardiane trasmissioni tivvù! Invidiosi, loro e il loro rugby: se non sei uno Sport davvero mica te le danno queste cose!
Pensa invece ‘sti bifolchi del rugby (e come si dice poi? “ragbi”, “regbi”, “rebli”, “rubbi”…) che giocano la domenica per passione e poco più, che non contenti mandano i loro bimbetti a giocare anche se piove e c’è fango.
Questi bifolchi perdigiorno che ai due tempi ci hanno aggiunto pure un terzo, e ci mangiano e bevono, tra loro, mischiandosi, con l’arbitro cornuto pure… che conigli. E che cantano l’inno e lo sanno anche (no, non Po-poròppo-po-pooooo… no, quell’altro, quello dei Fratelli… e anche quell’altro, quello della terra di mio padre, e anche dei fiori di Scozia…).
Che rozzi e che invadenti: si sono presi tutto lo stadio e l’han restituito senza divellere nemmeno un seggiolino, senza manco dare della mignotta alla moglie dell’arbitro, senza neanche mandare a Niguarda con la testa spaccata qualche supporter avversario. Nel Tempio sono entrati, senza sapere come ci si sta: proprio come entrare alla Scala fischiettando El purtava i scarp del tenis invece che una sinfonia di Mendelssohn.
Ma voglio dirle l’ultima, inter nos. Oggi ero dal barbiere, una spuntatina ce la diamo anche qui sebbene tra i bifolchi. E il barbiere e l’avvocato che attendeva, mi hanno spiegato tutto del calcio, ma non di quello della serie B, quello lo conosco (non so se ne ha mai sentito parlare), la mia squadra non ce l’ha il tempio e sta sempre lì, anche quando sta per vincere c’è sempre una squadra con la maglia a strisce che tira un rigore che a molti non sembrava esserci, no, non di questo sport.. ma di quello di cui parlava lei, quello del Tempio, e sa che ho saputo che quelli piemontesi sono decenni che vincono scudetti strani all’ultima giornata…
Sono uscito che erano solo a metà del discorso, e mi sa che sono ancora là… a parlare di Sport. Mica quello minore, no, quello che dice lei… di Sporc… pardon, Sport.
Ecco, tutto qui. Zacchè sia gentile e magnanimo, i bifolchi del rugby… li perdoni.
PS… pssst, in confidenza e sottovoce: pensi che ho trovato pure uno che dice che l’articolo era scherzoso e che si capiva, c’era anche la premessa: “provocazione”. Che stolto!
Max Fini



