Il mio Topolino... sulla "linea telefonica di meta" Roma-Treviso

minirugby.it-lettere Io non c'ero - lo premetto - e scrivo per questo...
Elena, Fabio, Doriana... e tutti gli alti genitori che erano invece presenti a Treviso hanno tutta la mia ammirazione, gratitudine (per il supporto fornito) e anche la mia "sana invidia" per essere stati presenti ad un evento il cui epilogo difficilmente le nostre famiglie dimenticheranno negli anni a venire.
Ci sone sensazioni che non sai spiegare a chi non è di questo ambiente, a chi pensa sia una partitella come un'altra tra bambini - ed in fondo ha ragione magari - ma invece per te è una emozione che vibra, cresciuta incontro dopo incontro, incrociando le dita ad ogni squillo di un weekend lunghissimo ed intenso.
Ad ogni "pronto" cercare dalla prima sillaba di intuire un risultato, socchiudendo gli occhi per immaginare una meta.
Primi nel girone sabato mattina, squillo dopo squillo, e dopo la "disfida anagrafica" col Rovigo sono alla scrivania del mio studio a sfogliare carte che non guardo mentre fantastico sul girone a venire. Siamo tra i primi 16.
Ancora primi il sabato pomeriggio e questa volta 3 vittorie su 3 mi rassicurano e mi consegnano ad una pizza serale intrisa di una solitaria atmosfera di vigilia.
Siamo tra le prime quattro Under 9 nazionali. Me lo ripeto mentre la Lazio perde su Sky, in un incontro che scivola su altri pensieri.
Immagino i ragazzi (piccoli ma per me indomiti pretoriani) a letto e prego Gesu' bambino li faccia riposare a dovere per affrontare al meglio la decisiva semifinale dell'indomani.
Sole su Roma domenica mattina. Nebbia su Treviso recita un sms di Elena. Rivedo la sequenza del Gladiatore, i barbari fuori dalla selva nella bruma del mattino, i Romani che li attendono e li respingono. Sorrido e penso a quanto sono stupido sorseggiando il caffelatte. Porto fuori il cane e aspetto che siano le 9, ora della disfida.
Lei annusa per terra, io cerco di annusare il futuro. Il futuro e' in uno squillo. Quello che arriva... Elena mi dice che si gioca
contro il Verona.
Quanti minuti passino tra uno squillo ed un altro non lo ricordo. Appeso alla mia personale Linea telefonica di Meta immagino una partita che non vedo, placcaggi duri, urla, magliette tese, odore d'erba, tacchetti interrati, sudore, abbracci
si colorano tra il cane, la panchina, ed il ciuffo d'erba che calpesto.
Quanto sia lunga la linea di meta quando corre su quella di un telefono è difficile dirlo. Alla fine arriva la chiamata...
1...2... 3... rispondo con il cuore in gola. La voce non e' buona... abbiamo perso? Dura un attimo il pensiero e getta ombra sulla mattina, ma è solo un attimo: 2-2! Devono fare i calcoli, le eta' - ancora quelle - faranno la differenza. Si combatte ai margini della foresta, i "miei" piccoli pretoriani ce la faranno penso. La bruma si dissolverà. E mentre rincaso, i nervi tesi come il collare che si protende verso il cane, arriva lo squillo. Mamma mia... 41 anni e non si cresce mai, ancora prendo coraggio prima di rispondere, Elena piange ma è felice: siamo in finale. Grido da solo per casa, il gatto si spaventa, forse qualche vicino pure.
Mi rivedo... stessa reazione all' sms che mi annunciava la meta della vittoria con la Capitolina, ero in Ciad, e qualcuno pensò fossi uscito di testa vedendomi uscire dalla tenda ululante... mimetica e maglia bianconera addosso.
Ora non resta che attendere le 15 e l'ingresso dei nostri nel Tempio dello stadio di Treviso per la finale.
Le telefonate successive, la voce sentita in sottofondo del megafono che annunciava i nomi degli intrepidi baby pretoriani, l'attesa trepidante e fiduciosa (Perugia l'abbiamo già battuta) e poi la voce di Elena alla fine, alta e fiera come un vessillo di vittoria: tutto si mischia, nel ricordo, nel brivido che si fa pelle d'oca anche ora mentre scrivo.
Vedere il pulman parcheggiare davanti al Tre Fontane nella notte... eccoli scendere, la coppa, i ragazzi. Grido qualcosa... e vorrei abbracciarli tutti.
Come spiegare a chi passa in macchina per caso, al paninaro poco accanto, alla coppia che sale in auto mentre io li accolgo? Come spiegare cosa provano quel manipolo di attempati ragazzi ed entusiasti genitori.
Spiegare non serve.. Basta aver vissuto tutto questo. Ricordare...
Grazie a tutti: ragazzi, allenatori, dirigenti, fans e societa' per questa gioia che non avrei mai saputo immaginare.

Maurizio

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