Il Rugby sta crescendo, cresci con il Rugby!

minirugby.it-lettere Anni e anni di lunghe battaglie e combattimenti sui campi da rugby, partite vinte, perse, terzi tempi con canti, sorrisi e pacche sulle spalle.
Avventure in giro per l’Italia in lungo e in largo, in Europa, cercando di tenere alti i colori rossoneri e quelli azzurri.
Le avventure con le Zebre (club internazionale ad invito), dove un giorno che nemmeno ti aspetti, ti ritrovi insieme ai tuoi idoli di sempre, provenienti da tutto il mondo, e con loro vesti la stessa maglia a righe bianconere (orizzontali !), portando con orgoglio i colori del tuo club di provenienza, indossandone i calzettoni come una sorta di squadra di arlecchini.
Tantissimi i compagni di squadra, altrettanti i campioni, alcuni nomi su tutti, il primo, David Campese, mentre giocava nella Mediolanum con me è diventato campione del mondo con l’Australia e miglior giocatore del Campionato del Mondo, Massimo Giovannelli, Massimo Cuttitta, due capitani azzurri, e ancora Franco Berni, Pierpaolo Pedroni, Mark Ella il miglior numero 10 australiano di sempre, Jason Little, Diego Dominguez e l’elenco potrebbe diventare interminabile, la Mediolanum e il Milan rugby ne erano ricettacolo.
E poi gli avversari, ho avuto la fortuna di poter giocare in diversi incontri con Green e Kirwan le due ali titolari neozelandesi, prima dell’arrivo di Lomu, Rori e Toni Underwood, ali della nazionale inglese, Naas Botha stella sudafricana, Bettarello, Lo Cicero e tanti altri da scriverne un libro.
Mi piace dire aver giocato con e non contro, perché nel rugby funziona così, il gioco del rugby è fatto per incontrarsi e legarsi, tra compagni di squadra e avversari, e il placcaggio non è altro che un abbraccio un po’ più vigoroso rispetto a quello che fai alla morosa…

 E dopo tante corse, placcaggi, palle prese al volo, il tricolore sul petto, con tutte le soddisfazioni, arriva poi anche il momento di togliersi la maglia di dosso. A quel punto ti senti perduto, gli allenamenti, la partita , il confronto, la competizione, che sono pane quotidiano, in un attimo non ci sono più.
Rimane la passione, la voglia di continuare ad esserci, la voglia di trasmettere agli altri tutto quello che hai vissuto, per poter far vivere i “tuoi” momenti di gloria anche a qualcun altro.
Poter trasmettere agli altri la passione, il desiderio di lottare in mezzo a un campo di gioco, con un obiettivo unico, forte e leale, per poter raggiungere sempre la “meta”, questo è il motivo per cui mi trovo qui al Don Bosco a promuovere questa disciplina sportiva, che una mezza bugia sostiene che possa essere uno sport per tutti.
Per tutti sì, ma alla base di tutto c’è una caratteristica che è imprescindibile: il coraggio. Poi forza e velocità e di certo lealtà e rispetto, rispetto per la maglia che indossi, per l’avversario e per l’arbitro.
Riuscire a coinvolgere anche i bambini più timorosi e insicuri e vederli poi correre decisi e determinati per il campo sarà uno degli obiettivi primari di questa proposta educativa che faremo a tutti, maschi e femmine indistintamente, con un unico obiettivo educativo comune, fargli raggiungere la meta sul campo e nella vita.
Gli obiettivi saranno tanti e tutti per puntare, come il rugby vuole al “massimo livello”, mai porci dei limiti, saremmo battuti in partenza, dobbiamo puntare in alto, la nostra federazione ha fatto e sta facendo grossi sacrifici e i risultati sono palpabili, nel giro di pochi anni siamo entrati nel 6 Nazioni, la competizione più importante dell’emisfero nord, siamo passati da 30.000 a 75.000 tesserati, e siamo nelle prime 10 squadre al mondo, siamo ufficialmente candidati per poter ospitare la Coppa del Mondo del 2015 o 2019 e il nostro obiettivo sarà quello di dare il nostro contributo per esserne protagonisti, noi Orsi tra gli azzurri.

Paolo Ricchebono

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