5 - I genitori del bambino che fa sport

minirugby.it-genitori-supporterAbbiamo visto nei precedenti articoli diverse riflessioni sullo sport per i bambini. Certamente i genitori hanno una grande responsabilità nell’avviare i figli allo sport.
Non meno responsabilità serve, poi, nel seguirli come piccoli sportivi praticanti.
La regola generale, in sintesi, potrebbe essere questa: non fate pressione perché facciano sport e incoraggiateli quando lo fanno.
Lo sport è fatto di movimento fisico e tecnica, ma anche di emozioni, quelle eccitanti della vittoria, e quelle deprimenti della sconfitta: potrebbe essere la prima occasione per il bambino di provare emozioni così intense. Entrambe danno un insegnamento, il ruolo del genitore è condividere e dare supporto.
Capiterà che il bambino si senta inadeguato rispetto ad altri, che non reputi le sue performance del giusto livello, o forse qualche adulto poco attento gli creerà questa frustrazione: è il momento del vostro sostegno, aiutatelo a focalizzarsi sui propri miglioramenti, dategli dei piccoli obiettivi. Non siate ossessivi con domande come “allora, avete vinto? E quante mete hai fatto tu? Hai placcato?”, potrebbe cadere nella frustrazione di chi si sente inadeguato. Lasciate queste domande ai nonni o ai vicini di casa. Entrate in confidenza e chiedete se gli è piaciuta la partita e soprattutto se si è divertito.

Se invece si trovasse in un momento di esaltazione (ha fatto 100 mete, ha vinto 100 partite, un pazzo a fine torneo gli ha dato la coppa del migliore giocatore del torneo), aiutatelo a rasserenarsi, nessun eccesso lo migliora.
Un altro aiuto che potete offrirgli è facilitare la conoscenza dei suoi compagni, soprattutto all’inizio ma anche quando si creassero tensioni.
Anche il rapporto con l’allenatore può essere facilitato. Si sente dire talvolta che l’ideale sarebbe allenare una “squadra di orfani”, è una formula un po’ provocatoria per esorcizzare la presenza invasiva di taluni genitori, che trascendono il proprio ruolo, interferendo con l’educatore/allenatore. Però i bambini apprezzano la vostra presenza alle gare, è un momento di condivisione importante, suggeriamo di non essere invadenti, adulatori, né eccessivamente “appassionati” nelle manifestazioni a bordo campo (vergognatevi profondamente se vi ritrovate in atteggiamento da ultrà). Non criticate le scelte dell’allenatore in presenza del bambino.
Evitate questi atteggiamenti, otterreste l’effetto indesiderato di rendervi insopportabili e poco amati nel club. E di imbarazzare vostro figlio.
Però siateci.
Mantenetevi informati il più possibile sui programmi e sulla attività che coinvolgerà vostro figlio.
Valutate anche di supportare il vostro club con il volontariato, i club di norma sono associazioni e ne hanno bisogno. Non usate tuttavia la vostra presenza come accompagnatori, allenatori, segretari, cambusieri etc solo per avere l’opportunità di seguire più da vicino vostro figlio: se avete un ruolo organizzativo, l’avete per tutti allo stesso modo.
In ultimo, siete stati un campione di baseball o di rugby o di nuoto, o forse un campione mancato, chissà. Ma a vostro figlio, che pure avrà provato il vostro sport con curiosità e impegno, magari anche per accontentarvi e vedervi sorridente ed orgoglioso, ad un certo punto potrebbero mancare gli stimoli. Ascoltatelo e non abbiate paura di proporgli una pausa o anche di provare una diversa disciplina sportiva. È un modo per garantirgli la libertà di esprimersi, sperimentarsi e crescere nello sport divertendosi. E chissà, potrebbe diventare il campione del mondo di salto triplo!