3 - Quale sport scegliere?
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- Creato Venerdì, 26 Agosto 2011 16:57
Prima di porsi la domanda “quale sport per mio figlio” dovremmo provare a porcene un’altra: “Mio figlio vuole fare sport?”
Dobbiamo comprendere cioè se ha davvero le motivazioni per farlo.
Come genitori siamo animati dalla migliore delle intenzioni, fare ciò che è utile per i nostri figli, prendendo sempre le decisioni più appropriate.
Siamo adulti e sappiamo cosa è bene per loro. In buona fede però ci scordiamo che i bambini elaborano i propri pensieri ed hanno propri stati d‘animo.
Ogni volta che scegliamo per loro corriamo il rischio di rallentare la loro progressiva acquisizione di autonomia, che significa crescita: riduciamo la possibilità di assumere le loro prime decisioni “autonome”. Naturalmente l’autonomia di tali decisioni è limitata alla competenza ed alla responsabilità dell’età ed il nostro aiuto sarà sempre fondamentale.
E’ necessario il dialogo, quindi: cerchiamo di ascoltare e di capire cosa desidera il bambino, quali sono le sue motivazioni reali (senza motivazioni potrà mantenere l’impegno che lo sport richiede?), e spieghiamogli che l’attività sportiva potrà essere utile alla sua salute, alla quale teniamo moltissimo. Alcuni bambini, infatti, sono refrattari all’idea di doversi cimentare in un qualsiasi sport, o almeno in quelli che conoscono.
Fatto questo, possiamo passare alla seconda domanda: “Quale sport?”.
Per compiere la scelta (mai irreversibile naturalmente) possiamo fare più considerazioni.
Innanzitutto spesso i bambini manifestano una chiara attrazione verso una disciplina, perché la praticano altri amichetti, perché era lo sport del papà, perché la vedono spesso in tv, perché abitano davanti allo stadio… se non ci sono controindicazioni del medico, possiamo assecondare la sua richiesta. E’ la passione che gli farà amare lo sport.
Facciamo anche un'altra considerazione, relativa ai desideri degli adulti. Un esercizio che faciliterà le scelte è la “prova dello specchio”: mettetevi davanti allo specchio e domandatevi: “Quanto desidero io che mio figlio faccia proprio questo sport?”.
Una delle principali cause di abbandono dello sport è proprio l’eccessiva pressione ricevuta dai genitori. I bambini sono collaborativi, vogliono assecondarci e sono disposti a farlo. Finché ce la fanno. I nostri figli non sono la nostra occasione di rivincita per quanto non siamo stati, o la continuazione di quanto abbiamo fatto. La loro vita è un progetto singolare e speciale, fatto dalle loro scelte.
Altra considerazione. Ricordiamoci che per i bambini di 4-5 anni la specializzazione sportiva non è vantaggiosa, perché non provare a suggerire anche altri sport facilmente accessibili? Spesso le associazioni sportive portano i propri allenatori nelle scuole per fare proselitismo, questa è una delle occasioni che ha il bambino per sperimentare “nuovi giochi” e scoprire che alcuni lo entusiasmano o, al contrario, che non gli piacciono affatto. Il genitore attento inoltre cercherà altre occasioni per fare conoscere altre discipline ai suoi figli.
C’è un altro aspetto da considerare. Lo sport educa. E siccome piace al bambino, perché lo diverte, ha talvolta più chances di educare della famiglia e della scuola.
Ogni sport ha in sé la potenzialità di concorrere alla educazione dei bambini. Ecco che nella scelta della disciplina sportiva sarà opportuno verificare se, laddove sarà praticata, esistono le condizioni (persone competenti e organizzazione) perché l’esperienza dei nostri figli sia davvero educativa: cioè che motivi all’impegno, prepari all’autonomia, alla responsabilità, al coraggio, al rispetto delle regole, alla libertà e alla iniziativa dentro il perimetro di quelle regole, alla condivisione, al fare assieme, alla socializzazione, al rispetto, alla partecipazione attiva, creativa e collaborativa. E soprattutto che l’attività sia sempre offerta dall’educatore - e dai genitori - come una attività divertente, piacevole. L’adulto si allena per il risultato, il bambino no. A parte il valore etico di questa considerazione, il bambino deve crescere equilibrato e pieno di esperienze motorie se in futuro vorrà essere un buon atleta specializzato in uno sport.
Quindi come individuare lo sport più adatto per i propri figli?
La scelta dovrà considerare le caratteristiche fisiche e psicologiche del singolo sport e le specificità del bambino.
Per aiutarvi riprendiamo uno schema – pubblicato tempo addietro su Gazzetta.it, a firma di Mabel Bocchi – che classifica gli sport in base alle differenze di tipo fisiologico (criterio che consente di valutare in modo opportuno le specifiche caratteristiche dello sviluppo fisico del bambino).
• Sport di resistenza - Le specialità di corsa dell’atletica leggera dagli 800 metri alla maratona, marcia, nuoto, pattinaggio di velocità su ghiaccio e a rotelle, canottaggio, canoa, ciclismo su strada e fuoristrada, sci di fondo. Sono sia gli sport caratterizzati da sforzi di breve durata e di alta intensità (per esempio gli 800 metri), sia tutte quelle attività che richiedono sforzi di minore intensità ma di maggiore durata. Tratto comune degli sport di questo gruppo è la ripetizione del movimento: pedalare, correre, marciare, nuotare, remare.
Praticare sport di resistenza di media e lunga durata è molto utile sia per migliorare l’efficienza di cuore e polmoni, sia per favorire lo sviluppo armonico del tono muscolare. Tuttavia, nel praticare questi sport, l’intensità non deve mai essere eccessiva, in quanto nei bambini dai 5 agli 11 anni la capacità di produrre energia in modo rapido e abbondante (produzione anaerobica) non è ancora abbastanza sviluppata. Per questo motivo, non è consigliata la pratica delle attività di resistenza caratterizzate da sforzi brevi ma di alta intensità, come gli 800 metri. Sono, viceversa, consigliati gli sport di media e lunga durata, sempre prevedendo pause molto frequenti
• Sport alternati - Calcio, pallacanestro, pallavolo, rugby, pallamano, hockey su prato, a rotelle e su ghiaccio, pallanuoto, tennis.
La caratteristica principale è l’alternanza di fasi di gioco e pause di recupero, cosa che offre la possibilità di protrarre a lungo l’impegno fisico.
Praticare sport alternati, che siano di squadra o individuali, significa per il bambino potere essere attivo per molte ore al giorno. Dal punto di vista specificatamente motorio, le attività alternate sono, inoltre, contraddistinte da una infinita e casuale varietà di movimenti che contribuisce ad aumentare l’interesse del nostro piccolo atleta.
• Sport di destrezza - Sci alpino, ginnastica artistica, tuffi, scherma, pattinaggio artistico, arti marziali. Sono essenzialmente attività individuali, che prevedono elevate abilità di coordinazione motoria. Alcuni di questi sport, come la ginnastica e i tuffi, richiedono un impegno muscolare rilevante, ma un contenuto dispendio energetico. In altri, come lo sci alpino, la potenza muscolare impiegata e l’energia consumata sono entrambe considerevoli. In altri ancora, come scherma e arti marziali, l’impegno muscolare e il dispendio energetico variano in base alle differenti fasi di gioco.
Per riuscire in queste attività è indispensabile sapere eseguire varie sequenze di movimenti. In alcuni casi, si tratta di imparare e perfezionare movimenti molto difficili (tuffi, ginnastica artistica); in altri casi si tratta di compiere gesti complessi in modo sempre vario e imprevedibile (scherma, arti marziali).
Si tratta di discipline tecnicamente difficili e fisicamente impegnative, che però si adattano molto bene alle caratteristiche fisiche dei bambini di questa età. Sono sport, prescindendo dal grado di energia e di potenza richiesti, molto tecnici che esigono una grande coordinazione motoria, una capacità che raggiunge il suo massimo sviluppo proprio nel periodo tra i 5 e 11 anni, mentre in seguito è migliorabile solo parzialmente. E’ quindi consigliabile che la pratica degli sport di destrezza sia avviata proprio in questo periodo, nel momento in cui è più semplice apprendere tecniche sportive particolarmente complesse.
• Sport di potenza - Alcune specialità dell’atletica leggera, come i lanci (disco, peso, martello, giavellotto), i salti (in alto, in lungo, triplo, con l’asta), la corsa su breve distanza (100 metri), sollevamento pesi.
Sono tutte quelle attività, per la gran parte individuali, dove sono predominanti l’intervento della forza e della potenza (ovvero forza x velocità) e dove, pertanto, è necessario avere sviluppato un adeguato tono delle masse muscolari.
Per lo sviluppo ancora ridotto della sua piccola muscolatura, è preferibile che il bambino non pratichi queste attività in modo continuo e sistematico, magari con l’obiettivo di ottenere risultati di tipo agonistico. Il bambino può avvicinarsi a questi sport per confrontarsi in maniera giocosa con alcune capacità individuali rispetto alle quali, spesso, si mettono spontaneamente in gara tra loro: quanto in alto o in lungo si salta, quanto lontano si lancia la palla, quanto veloce si corre...

