Sport e bambini

A quale età cominciare a fare sport? Quale sport scegliere? Quale è il club sportivo giusto? Consigli per i genitori del bambino che fa sport

1 - Lo sport per i bambini

sport-bambini-trekkingI bambini hanno davvero bisogno di fare sport? A partire da quando? Praticando quale disciplina? In quale organizzazione? I genitori come devono seguirlo?

Domande che ricorrono nei genitori che hanno figli in età prescolastica e non solo.
Sono le domande che condurranno ad una scelta.
Proviamo a condividere qualche considerazione utile alle loro riflessioni e scelte, in più tappe:

1. Lo sport per i bambini
2. A quale età cominciare a fare sport?
3. Quale sport scegliere?
4. Questo club è ok!
5. I genitori del bambino che fa sport


Lo sport per i bambini. Lo sport è emozionante, divertente e come tale coinvolge facilmente i ragazzi.
Ha una funzione ludica e salutistica, ma anche sociale, e riproducendo molte delle situazioni della vita, risulta uno straordinario mezzo educativo: insegna il rispetto di sé e degli altri, delle regole, il valore dell’impegno, la convivenza civile, la cooperazione, l’accettazione della sconfitta, accresce la fiducia in sé stesso aumentando l’autostima; permette di scaricare le ansie, le frustrazioni e l’aggressività; favorisce l’incontro e facilita l’integrazione, contribuisce a prevenire malattie.
Il reale senso dello sport dei bambini non è la ricerca della vittoria ma realizzare una condizione formativa capace di accrescere le potenzialità psicofisiche e di relazione con gli altri.
Bisognerebbe quindi avere una ambizione chiara, quando ci occupiamo di sport: divulgare innanzitutto la ‘cultura dello sport’ tra i ragazzi, sportivi di oggi e di domani; aiutarli cioè ad acquisire una corretta coscienza sportiva ed etica perché attraverso essa crescano e siano uomini migliori.

Cos'è lo sport? Lo sport è definito dalla Carta Europea dello Sport redatta dal Consiglio d'Europa nel 1992:

"Qualsiasi forma di attività fisica che, attraverso una partecipazione organizzata o non, abbia per obiettivo l’espressione o il miglioramento della condizione fisica e psichica, lo sviluppo delle relazioni sociali o l’ottenimento di risultati in competizioni di tutti i livelli”.

Una definizione ampia. Tre sono le componenti essenziali dello sport:
•    componente ludica (gioco)
•    la componente psicomotoria
•    la componente agonistica

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2 - A quale età incominciare a fare sport?

sport-bambini-arrampicataCamminare, correre, saltare, arrampicarsi, lanciare… sono gli automatismi primari che il bambino consegue entro l’età di 4-5 anni.
A questa età il grado di sviluppo e di coordinazione utili per imparare le tecniche sportive consente l’avvio allo sport: anche se il gesto motorio (nuotare, calciare…) può essere acquisito prima, quindi, per l’inizio di una attività più strutturata, come quella proposta dai club, è preferibile attendere.
Tra i 6 e gli 11 anni, poi, le diverse abilità motorie si svilupperanno divenendo il patrimonio motorio del ragazzo.
Naturalmente all’inizio al bambino potrà essere proposto lo sport come gioco organizzato, mentre quello fatto a livello agonistico arriverà più tardi. Quando? in generale l'età ideale per iniziare l’attività agonistica dipende dalla specifica  attività sportiva.

Il CONI – sentite le Federazioni, i tecnici e la Federazione Medico Sportiva Italiana - ha indicato l'età di inizio dell'attività agonistica e le modalità con cui calcolarla (approvazione del Consiglio Superiore di Sanità in data 09/04/2008).

Sport: età minima di accesso all'attività agonistica

8 anni:   Pattinaggio, Nuoto, Pallamano, Tennis, Equitazione, Ginnastica
9 anni:   Baseball e softball, Pallanuoto

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3 - Quale sport scegliere?

sport-bambini-baseballPrima di porsi la domanda “quale sport per mio figlio” dovremmo provare a porcene un’altra: “Mio figlio vuole fare sport?”
Dobbiamo comprendere cioè se ha davvero le motivazioni per farlo.
Come genitori siamo animati dalla migliore delle intenzioni, fare ciò che è utile per i nostri figli, prendendo sempre le decisioni più appropriate.
Siamo adulti e sappiamo cosa è bene per loro. In buona fede però ci scordiamo che i bambini elaborano i propri pensieri ed hanno propri stati d‘animo.
Ogni volta che scegliamo per loro corriamo il rischio di rallentare la loro progressiva acquisizione di autonomia, che significa crescita: riduciamo la possibilità di assumere le loro prime decisioni “autonome”. Naturalmente l’autonomia di tali decisioni è limitata alla competenza ed alla responsabilità dell’età ed il nostro aiuto sarà sempre fondamentale.
E’ necessario il dialogo, quindi: cerchiamo di ascoltare e di capire cosa desidera il bambino, quali sono le sue motivazioni reali (senza motivazioni potrà mantenere l’impegno che lo sport richiede?), e spieghiamogli che l’attività sportiva potrà essere utile alla sua salute, alla quale teniamo moltissimo. Alcuni bambini, infatti, sono refrattari all’idea di doversi cimentare in un qualsiasi sport, o almeno in quelli che conoscono.

Fatto questo, possiamo passare alla seconda domanda: “Quale sport?”.
Per compiere la scelta (mai irreversibile naturalmente) possiamo fare più considerazioni.
Innanzitutto spesso i bambini manifestano una chiara attrazione verso una disciplina, perché la praticano altri amichetti, perché era lo sport del papà, perché la vedono spesso in tv, perché abitano davanti allo stadio… se non ci sono controindicazioni del medico, possiamo assecondare la sua richiesta. E’ la passione che gli farà amare lo sport.

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4 - Questo club è ok!

minirugby.it-clubScelto lo sport va scelto il contesto in cui lo sport sarà praticato dal bambino. Nel momento in cui si sceglie il club è bene che i genitori osservino e pongano qualche domanda.
Un club ben organizzato, con saldi valori e trasparente nei metodi, non vedrà di cattivo occhio la vostra (legittima) curiosità. Se viceversa, alle prime domande, sarete bollati come rompiscatole… avrete già un buon indizio di dove siete capitati.
Valutate lo stato delle strutture, la formazione degli allenatori e come vengono selezionati, chi sono i volontari e che profilo hanno, lo stesso dicasi dei dirigenti, l’esistenza di facilitazioni (esiste un servizio di bus? C’è una club house? C’è un referente organizzativo? ), i costi a cui andrete incontro per partecipare alle diverse attività, se esiste un codice di condotta e un programma per applicarlo, se la sicurezza in campo e nell’impianto è assicurata, che obiettivi sportivi ed educativi ha nel concreto il club, se viene curata, oltre l’insegnamento della tecnica, anche l’attività motoria di base.
Lo sport in Italia è organizzato, a livello  amatoriale, prevalentemente attorno alle associazioni sportive, e questo anche nel rugby. Le associazioni vivono prevalentemente di volontariato e sono più o meno strutturate, a seconda delle risorse, della esperienza, della cultura e del know how di cui dispongono. In un ambiente marcatamente amatoriale come quello della palla ovale, troverete sempre grandissima passione.

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5 - I genitori del bambino che fa sport

minirugby.it-genitori-supporterAbbiamo visto nei precedenti articoli diverse riflessioni sullo sport per i bambini. Certamente i genitori hanno una grande responsabilità nell’avviare i figli allo sport.
Non meno responsabilità serve, poi, nel seguirli come piccoli sportivi praticanti.
La regola generale, in sintesi, potrebbe essere questa: non fate pressione perché facciano sport e incoraggiateli quando lo fanno.
Lo sport è fatto di movimento fisico e tecnica, ma anche di emozioni, quelle eccitanti della vittoria, e quelle deprimenti della sconfitta: potrebbe essere la prima occasione per il bambino di provare emozioni così intense. Entrambe danno un insegnamento, il ruolo del genitore è condividere e dare supporto.
Capiterà che il bambino si senta inadeguato rispetto ad altri, che non reputi le sue performance del giusto livello, o forse qualche adulto poco attento gli creerà questa frustrazione: è il momento del vostro sostegno, aiutatelo a focalizzarsi sui propri miglioramenti, dategli dei piccoli obiettivi. Non siate ossessivi con domande come “allora, avete vinto? E quante mete hai fatto tu? Hai placcato?”, potrebbe cadere nella frustrazione di chi si sente inadeguato. Lasciate queste domande ai nonni o ai vicini di casa. Entrate in confidenza e chiedete se gli è piaciuta la partita e soprattutto se si è divertito.

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